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Le Fondazioni bancarie fanno muro contro il cambiamento, di Luigi dell’Olio

creato da webmaster ultima modifica 14/09/2015 18:02
Nella stagione dei grandi esami per le banche, un ruolo decisivo lo giocano le Fondazioni. [...]

 

 

Nella stagione dei grandi esami per le banche, un ruolo decisivo lo giocano le Fondazioni. Realtà che negli anni si sono trasformati da baluardi delle comunità in centri di un potere che si perpetua nel tempo, rifiutando di accettare la sfida della modernità.

Cosa sono
Le fondazioni bancarie sono state introdotte nel 1990 (ai tempi delle privatizzazioni bancarie), con l'obiettivo di separare l'attività di mercato degli istituti (e per questa strada attrarre capitali, anche
dall'estero) dagli assetti proprietari. Sono così stati istituiti questi soggetti autonomi, incaricati di perseguire l'interesse sociale e fini collettivi. 
Le cedole incassate dalle banche partecipate sono linfa vitale per le fondazioni, che in questo modo dispongono di risorse per promuovere le arti e la cultura, la scienza e le associazioni di volontariato, nonché partecipare a programmi di integrazione sociale. L'ampia disponibilità di risorse attribuisce a questi soggetti grande rilevanza nei territori di riferimento, a maggior ragione in questa fase di scarsa liquidità in circolo nell'economia reale. Così i dirigenti delle fondazioni hanno assunto un potere via via crescente, e non è un caso che spesso i presidenti siano uomini espressi dalla politica, che talvolta guardano all'aspetto del consenso prima ancora che a soddisfare le esigenze statutarie.

L'urgenza del cambiamento
Nei giorni scorsi è stato pubblicato un  paper del Fondo monetario chiede norme più stringenti per controllare il ruolo delle fondazioni, "soggette all'influenza politica", nell'azionariato degli istituti. Un documento che in alcuni passaggi usa toni allarmistici, anche perché molti di questi enti presentano una "posizione finanziaria indebolita" e limiti "nelle responsabilità interne e nella vigilanza esterna". Aspetti che rischiano di minare le banche partecipano, già in bilico alla luce degli esami in corso a livello europeo, tra asset quality review e stress test.
Gli interessati ovviamente spingono le accuse. Il presidente di Fondazione Cariplo e dell'associazione che riunisce fondazioni e Casse di risparmio (Acri),  Giuseppe Guzzetti, 80enne banchiere con un passato in politica, che lo ha portato tra le altre cose a guidare per otto anni la Regione Lombardia, respinge le accuse, sottolineando che se le banche italiane sono messe meglio di altre in Europe il merito "è degli azionisti". In prima linea, ovviamente, le fondazioni di origine bancaria da lui rappresentate.

Il progetto di riforma
Resta da capire se l'azione di lobbying delle fondazioni sortirà i suoi effetti o se, invece, il Governo avrà la forza di seguire le indicazioni del Fmi, secondo cui la vigilanza sulle fondazioni andrebbe rafforzata. Secondo voci di mercato, l'Esecutivo si sta muovendo in direzione di una riforma che riduca i legami con gli istituti di riferimento, prevedendo una partecipazione massima del 25%, il divieto di indebitamento finalizzato all'aumento di capitale e una maggiore trasparenza nella rendicontazione.

Yahoo Finanzamar 30 set 2014
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