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Le due Italie e i 25 anni di briciole, di Roberto Gressi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 30/01/2019 09:16
C’è un’Italia stanca: di demagogia, di volgarità, di luoghi comuni. E un’Italia furiosa, pronta a farsi male purché si facciano male anche altri. La politica per 25 anni ha nutrito la seconda Italia con briciole senza progetto, in cambio di consenso elettorale...

C’è un’Italia stanca e un’Italia furiosa. La prima è sotterranea, silenziosa, probabilmente più grande di quanto si possa credere. È stufa di demagogia, di volgarità, di luoghi comuni, di un Paese incapace di fare sistema che ignora energie e saperi.

La seconda è incattivita, delusa, privata di un ascensore sociale che non sia fatto di sotterfugi, furbizie, sottomissioni e ricerca di favori. È pronta anche a farsi male, purché si facciano male anche altri. Altri che, non senza qualche ragione, si ritiene colpevoli di avere accaparrato per sé ricchezze piccole o grandi, privilegi, un futuro migliore.

La politica nell’ultimo quarto di secolo ha sostanzialmente ignorato l’Italia stanca e nutrito l’Italia furiosa. L’ha nutrita con una continua distribuzione di briciole senza progetto in cambio di consenso elettorale. Briciole costose, fatte a spese del debito pubblico, messe in conto alle nuove generazioni. Ma comunque briciole, che dopo il primo boccone lasciano insoddisfatti, fanno sentire ingannati e ancora più furiosi.

È successo con il sogno dell’Italia senza tasse di Silvio Berlusconi, con l’illusione della ridistribuzione del reddito fatta a suon di mance da ottanta euro di Matteo Renzi e il rischio che stia per succedere di nuovo con il reddito di cittadinanza e con quota cento di Luigi Di Maio e Matteo Salvini sembra molto concreto. I leader poi non hanno resistito a riproporre, a distanza di anni, incredibilmente, la stessa promessa: un milione di posti di lavoro. E nessuno di loro ha mancato di additare alla folla un nemico: da esorcizzare, da rottamare, da chiudere fuori.

Il reddito di cittadinanza e le pensioni a quota cento, per quando costosi e padri di una spesa ben più grande dovuta alla crescita dei tassi d’interesse del debito, sono insufficienti ed effimeri. Bastano appena, forse, a vincere le elezioni europee di maggio. L’Italia furiosa si accorgerà presto che altro non arriverà che un po’ di assistenza, che l’idea onirica di Beppe Grillo di un reddito per tutti perché saranno le macchine e non le persone a lavorare resterà onirica, appunto. Che i lavori che verranno offerti saranno dequalificati e a basso stipendio, che magari avrà la meglio chi è più abile a fare arditi cambi di residenza o finti divorzi per aggirare le regole.

Quota cento per le pensioni risponde di più alle zone di ingiustizia create dalla riforma Fornero: esodati, persone troppo avanti con gli anni per continuare a fare lavori troppo pesanti. Ma anche qui ci sarà una riduzione importante dell’assegno, dovuta ai minori contributi. Una soluzione appunto per un’area significativa di casi limite mentre chi è stato portato a pensare che d’ora in poi potremo smettere tutti di lavorare a 62 anni dovrà svegliarsi dall’ennesima illusione. Ognuno sa, il premier Giuseppe Conte per primo, che una spesa pensionistica fuori controllo non è possibile.

L’Italia stanca e l’Italia furiosa sono fortemente intrecciate, condividono lo stesso Paese, le stesse città, vivono nelle stesse famiglie. La politica può continuare a dare loro risposte con un gioco continuo di rilanci, alcuni leader possono essere più abili di altri, oppure possono essere sostituiti via via da affabulatori di maggior successo. Oppure ancora si può provare a cambiare schema.

 

https://www.corriere.it/19_gennaio_28/due-italie-25-anni-briciole-roberto-gressi-a993f532-2337-11e9-9543-1916afeb08d9.shtml

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