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Le citta globali e la sfida dell’integrazione, di Matteo Villa

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 22/06/2018 11:19
Nella grande sfida per l'integrazione, le città europee sono in prima fila. La popolazione straniera nelle città è in costante aumento e già oggi supera il 30% a Berlino, Vienna e Londra…

Tra il 2013 e il 2017 il forte aumento degli sbarchi sulle coste italiane e greche ha riportato il tema delle migrazioni sulle prime pagine di tutti i giornali. È ancora vivo il ricordo di Angela Merkel che apre inaspettatamente le porte ai siriani, e le tante reazioni di solidarietà, ma anche di chiusura di molti altri paesi europei, chiamati a gestire il più grande afflusso di richiedenti asilo in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Oggi, in un periodo di sbarchi in calo, si corre il rischio di considerare superato il problema e di passare ad altro. Invece, a prescindere dagli sbarchi, le società europee sono in continuo mutamento: il numero di stranieri che vive in Europa occidentale è in crescita, e l’Italia non fa eccezione. Se nel 1998 gli stranieri residenti sul territorio italiano superavano di poco il 3% della popolazione, oggi, dopo soli vent’anni, ci avviciniamo all’8,5% – e sfioriamo il 10% se prendiamo in considerazione anche chi, nato all’estero, ha acquisito la cittadinanza italiana. In questo contesto, le città giocano un ruolo fondamentale. È lì che spesso si concentra il più grande numero di stranieri e di persone con un passato recente di migrazione. Circa il 18% di chi risiede a Milano è straniero, e questa percentuale raggiunge il 30% a Berlino, il 37% a Londra e sfiora il 40% a Vienna. Ma oltre ai numeri, le città sono anche dei grandi laboratori di politiche, sia per una tendenza a delegare alcune scelte a livello locale più accentuata che in passato, sia perché sono le amministrazioni locali ad avere il polso di ciò che accade sul loro territorio. Nel seguire l’emergenza, ISPI ha spesso puntato i riflettori sui tanti migranti che tentano di raggiungere l’Europa in maniera irregolare, analizzando le conseguenze (prima di tutto quelle politiche) che questo flusso di persone in marcia può avere per i paesi di origine, di transito e di destinazione, sottolineando criticità e avanzando proposte per evitare di subire i flussi migratori e puntare invece a una loro gestione. Ma l’ingresso in un paese terzo è solo il primo passo in un lungo e complesso processo d’integrazione. Per governare le migrazioni non basta dunque gestire i flussi: bisogna anche fare in modo che il migrante non finisca nel circolo vizioso di marginalità ed esclusione, che potrebbero condurre sulla strada del crimine e della violenza. I dati ci dicono che è proprio chi raggiunge le coste via mare a rischiare di più sul fronte dell’integrazione. Al contempo, però, l’aumento degli arrivi irregolari ha talvolta impresso all’azione degli stati europei un’impronta securitaria che antepone le misure di controllo alle politiche attive sul territorio. È proprio qui che le città tornano a essere importanti – anzi, cruciali –, in particolare quando decidono di sopperire alle carenze dell’azione nazionale con iniziative autonome. L’idea di questo volume, prodotto con il contributo del Comune di Milano, è nata osservando quanto la città di Milano ha già fatto negli ultimi anni sul fronte dell’integrazione. Sin da subito, il proposito è stato quello di mappare le iniziative messe in campo da altre metropoli europee allo scopo di fornire idee e spunti su come migliorare ulteriormente, laddove possibile, le iniziative cittadine. Concentrandosi su chi più ha bisogno, come minori, donne e lavoratori poco qualificati, e considerando le città non solo come i luoghi in cui le politiche nazionali prendono corpo, ma anche come laboratori di sperimentazione, raccolta e condivisione di buone pratiche. Perché quella dell’integrazione in Europa è una sfida per tutti. E comincia dal basso.

Paolo Magri Vice-Presidente Esecutivo e Direttore dell’ISPI

 

https://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/cittaglobali_def_web_2.pdf

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