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La sete di Libertà, di Nelson Mandela

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 18:51
Solo quando ho scoperto che la libertà della mia infanzia era un’illusione, che la vera libertà mi era stata rubata, ho cominciato a sentirne la sete.
Non sono nato con la sete di libertà. Sono nato libero, libero in ogni senso che potessi conoscere. Libero di correre nei campi vicino alla capanna di mia madre, di nuotare nel limpido torrente che scorreva attraverso il mio villaggio, e arrostire pannocchie sotto le stelle, di montare sulla groppa capace di lenti buoi. Finché ubbidivo a mio padre
e rispettavo le tradizioni della mia tribù, non ero ostacolato da leggi divine né umane.
Solo quando ho scoperto che la libertà della mia infanzia era un’illusione, che la vera libertà mi era stata rubata, ho cominciato a sentirne la sete. Dapprima, quando ero studente, desideravo la libertà per me solo, l’effimera libertà di stare fuori la notte, di leggere ciò che mi piaceva, di andare dove volevo. Più tardi, a Johannesburg, quand’ero un giovane che cominciava a camminare sulle gambe, desideravo le fondamentali onorevoli libertà di realizzare il mio potenziale, di guadagnarmi di vivere, di sposarmi e avere una famiglia, la libertà di non essere ostacolato dalle mie legittime attività.
Ma poi lentamente ho capito che non solo non ero libero, ma non lo erano nemmeno i miei fratelli e sorelle; ho capito che non solo la mia libertà era frustata, ma anche quella di tutti coloro che condividevano la mia origine. E’ stato allora che sono entrato nell’African National Congress, e la mia sete di libertà personale si è trasformata nella sete più grande di libertà per la mia gente. E il desiderio di riscatto della mia gente – perché potesse vivere la propria vita con dignità e rispetto di séha sempre animato la mia vita, ha trasformato un ragazzo impaurito in un uomo coraggioso, un avvocato rispettoso delle leggi in un ricercato, un marito devoto alla famiglia in un uomo senza casa, una persona amante della vita in un eremita. Non sono più virtuoso ed altruista di molti, ma ho scoperto che non riuscivo a godere nemmeno delle piccole limitate libertà che mi erano concesse sapendo che la mia gente non era libera. La libertà è una sola: le catene imposte ad uno di noi pesano sulle spalle di tutti, e le catene del mio popolo erano anche le mie.
E’ stato in quei lunghi anni di solitudine che la sete di libertà per la mia gente è diventata sete di libertà per tutto il popolo, bianco o nero che sia. Sapevo che l’oppressore era schiavo quanto l’oppresso, perché chi priva gli altri delle libertà è prigioniero dell’odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L’oppressore e l’oppresso sono entrambe derubati della loro umanità.
Da quando sono uscito dal carcere è stata questa la mia missione: affrancare gli oppressi e gli oppressori. Alcuni dicono che il mio obiettivo è stato raggiunto, ma so che non è vero. La verità è che noi non siamo ancora liberi: abbiamo conquistato soltanto la facoltà di essere liberi, il diritto di non essere oppressi. Non abbiamo compiuto l’ultimo passo del nostro cammino, ma solo il primo di una strada che sarà ancora più lunga e più difficile; perché la libertà non è soltanto spezzare le proprie catene, ma anche vivere in modo da rispettare e accrescere la libertà degli altri. La nostra fede nella libertà dev’essere ancora provata.
Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare. Adesso mi sono fermato un istante per riposarmi, per volgere lo sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la strada che ho percorso. Ma posso riposare solo qualche attimo, perché assieme alla libertà vengono le responsabilità, e io non oso trattenermi ancora:il mio lungo cammino non è ancora alla fine.

 

da Lungo cammino verso la libertàFeltrinelli

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