Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / La rivolta dei rifugiati che non c'è, di Luigi Grimaldi

La rivolta dei rifugiati che non c'è, di Luigi Grimaldi

creato da webmaster ultima modifica 18/07/2016 10:26
Basta solleticare la “pancia” razzista e xenofoba del nostro Paese perché sui social si scatenino messaggi d’odio e di violenza inimmaginabili. Ecco cos’è successo realmente a Udine. L’osservatorio sul rispetto della Carta di Roma invita i giornalisti a maggior senso di responsabilità.

 

Centinaia di commenti razzisti e violenti sulla pagina Facebook del quotidiano il Messaggero Veneto di Udine, in cui ben al di là dell'incitamento all'odio, sono stati sostenuti inviti a “gasare”, “bruciare”, “bombardare”, “mitragliare” e “sgozzare” i rifugiati del centro di accoglienza della Croce Rossa nella ex caserma Cavarzerani, continuano a suscitare polemiche e commenti. Il tema, più che la manifestazione di razzismo violento, che purtroppo non è una novità, è l'elemento scatenante di una reazione di massa tanto impressionante. Un titolo del quotidiano locale che, prima sul proprio sito e poi a tutta pagina, la prima, lanciava un allarme sociale molto forte per una presunta “rivolta” dei rifugiati. 

In proposito l'associazione Carta di Roma, che si occupa di dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione (siglato dal Consiglio Nazionale dell'ordine dei Giornalisti e dalla  Federazione Nazionale della Stampa), ha sottolineato ieri la necessità di “abbandonare sensazionalismo e imprecisione, in favore di un racconto che aderisca in tutto e per tutto ai fatti; pesare le parole valutando il contesto in cui l’articolo è diffuso; garantire accuratezza anche nel momento in cui si fa uso dei social per comunicare in diretta gli avvenimenti”. Il tema è dunque l'abusare in generale da parte della stampa di termini come “invasione” e  “emergenza” o, come in questo caso, “rivolta”.

E infatti a Udine quel che è accaduto è che i rifugiati hanno semplicemente protestato. Lo dice il comunicato ufficiale della Croce Rossa emesso nella stessa giornata: “A seguito della protesta messa in scena questa mattina all’interno del Campo di Accoglienza Cavarzerani riteniamo di dover fare chiarezza rispetto ai motivi che hanno scatenato la manifestazione. Tutto pare nascere da una banale discussione accesasi sabato scorso tra alcuni richiedenti asilo pachistani e afgani. Il motivo della lite pare sia dovuto a futili motivi”.

Ma è lo stesso autore dell'articolo allarmistico del Messaggero Veneto, in una nota inviata ieri a Carta di Roma, a precisare i reali termini della vicenda: “ ... io quella mattina c’ero. E ho visto centinaia di persone inveire, urlare, protestare e minacciare. Di fronte a loro, al di qua del portone di ingresso, una cinquantina almeno di poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili urbani, molti dei quali in assetto anti-sommossa”. E ancora “Certo, non ci sono stati feriti, ma mi domando cosa sarebbe successo senza l’intervento delle forze dell’ordine che dopo due ore di “trattative” hanno riportato la calma”. 

Insomma, lo dice lo stesso autore dell'articolo, si è trattato di una protesta, senza scontri con la polizia né atti di violenza, gestita e controllata con prontezza dalla Croce Rossa, responsabile del centro, e dalle forze di polizia, è diventata una “rivolta” usando un metro secondo il quale ogni domenica in tutti gli stadi si potrebbe lanciare un analogo drammatico allarme.

Il che chiarisce meglio il punto di tutta la questione: la protesta di Udine diventa “rivolta” perché a metterla in atto sono dei rifugiati ricoverati in un centro di accoglienza. A questi non è riconosciuto uno dei più elementari diritti umani: quello di lamentarsi (magari rumorosamente, a torto o a ragione). Così nel loro caso, e solo nel loro, il protestare diventa rivolta. Ecco perché i richiami alla responsabilità dei giornalisti e dei giornali da parte di Carta di Roma sono non solo condivisibili, ma dovrebbero trasformare questo incidente in un caso “di scuola” per chi si occupa di informazione.

Fonte: Famiglia Cristiana del 15/07/2016

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo:

Vico II Spineto,2 (c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)

76013 Minervino Murge (BT)

per info:

mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it

cell: 349 6534286

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 124
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Pianeta che vogliamo

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  è in preparazione. 

 listing Il n. 126 è su "Il rispetto dell'identità sessuale"  (cosa intendiamo per identità sessuale? Come rispettarla nella vita quotidiana? Quali tutele politiche e giuridiche introdurre?). Tc

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). Testi da inviare entro il 28 febbraio 2022.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.