Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / I tre volti della solitudine, di Lucio Coco

I tre volti della solitudine, di Lucio Coco

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 19/08/2020 17:02
La riflessione di Hanna Arendt alla luce del recente lockdown…

Le ultime pagine del libro Le origini dei totalitarismi (“The Origins of Totalitarianism” edizione in inglese, da cui cito, 1951) di Hannah Arendt sono dedicate all’analisi di tre termini: isolation, loneliness e solitude — che rappresentano altrettanti modi dello stare soli che la filosofa tedesca naturalizzata statunitense analizza con una alta precisione linguistica che induce a fare chiarezza sul concetto di solitudine e aiuta ad orientarsi dentro questo sentimento che si è manifestato con grande evidenza nel recente lockdown e che tuttavia rappresenta una condizione con cui l'uomo deve da sempre fare i conti.

Nella sequenza che imposta l’autrice, che assume il carattere di un vero e proprio «klimax ascendente», prima viene l’isolation, l’isolamento. Esso equivale a una condizione di solitudine nella quale «tutti i contatti fra gli individui sono spezzati» e «le capacità di azione frustrate». L’isolamento va ad incidere sulla funzione relazionale e politica dell’uomo di organizzarsi, di fare team, di creare gruppo. L’uomo isolato sconta in primo luogo l’impossibilità della socializzazione. Di solito, dice Arendt, di questa situazione si sono sempre avvantaggiati i regimi totalitari, dove l’uno prevale sui molti (pollói), su cui è invece costruita la democrazia della polis che deve la sua etimologia proprio all’aggettivo polýs [molto]». 

Dal punto di vista psicologico l’isolamento interrompe le maglie della relazionalità dentro cui l’uomo è inserito, fa di lui un’isola, però niente impedisce che su quest’isola ci possa essere vita. Infatti, per quanto isolato, l’uomo conserva intatte le sue facoltà creative. Anzi l’isolamento corrisponde a una loro esigenza perché egli possa affermarsi come homo faber. Nell’isolamento egli può continuare a lavorare, a progettare. Il mondo, da cui è isolato, rimane sempre nel suo orizzonte, proprio attraverso il suo fare e realizzare. Scrive infatti Arendt che «nell’isolamento l’uomo rimane in contatto con il mondo come artificio umano», e ciò nella misura in cui egli riesce a preservare «la capacità di aggiungere qualcosa di proprio al mondo comune».

Diversamente stanno le cose con la seconda forma di solitudine, la loneliness, presa in considerazione dalla filosofa tedesca. Nella loneliness l’orizzonte mondano che l’uomo presuppone nel suo isolamento viene completamente annullato. A prevalere in questa seconda condizione è il dato esistenziale del «senso di non appartenenza al mondo [not belonging to the world at all]», che per la scrittrice tedesca «è una fra le più radicali e disperate esperienze umane [which is among the most radical and desperate experiences of a man]». La loneliness,  aggiunge, «è strettamente connessa allo sradicamento e alla superfluità [uprootedness und superfluousness]; lo sradicamento di non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri; la superfluità di non sentirsi del mondo». 

La solitudine della loneliness corrisponde perciò a una forma di alienazione che è «contraria alle esigenze fondamentali della condizione umana». Tuttavia, come capita a Dante che nello smarrimento della «selva» scorge anche del «bene», anche questo oscuro passaggio esistenziale che coincide con l’estraniazione di sé, dal punto di vista psicologico rappresenta «una delle esperienze basilari della vita di ognuno [one of fundamental experiences of every human life]», nel senso che ogni vita per formarsi e rafforzarsi deve fare necessariamente i conti con una tale condizione di abbandono. 

La loneliness, precisa tuttavia la filosofa in un passaggio molto significativo della sua argomentazione, non è la solitude. Nella loneliness, infatti, «io sono effettivamente uno, abbandonato da tutti [deserted by all others]», mentre nella solitude io sono «con me stesso e perciò due-in-uno [two-in-one]». Nella solitude io mantengo un «dialogo pensante [thinking dialoguecon me stesso nel quale non perdo mai di vista i miei simili e il mondo, che rimangono sempre presenti nell’io con il quale conduco il dialogo.

Nella loneliness questo riferimento al mondo si è perso e l’uomo si trova nell'incapacità di farsi compagnia nell’intimo colloquio che intrattiene tra sé e sé. È proprio questo tipo di solitudine buona, la «solitudine bianca», che fa dire a Catone nel De re publica di Cicerone (la citazione è sempre della Arendt) che «mai era meno solo di quando era solo [numquam minus solum esse quam cum solus esse]». Viceversa è la solitudine cattiva, «la solitudine nera» della loneliness, che «perde il contatto con il mondo dei propri simili» e consegna l’uomo alla condizione di sentirsi «abbandonato dal consorzio umano [I as a person feed myself deserted by all human companionship]».

C’è tuttavia una via d’uscita per questa situazione. Ciò avviene quando il lonely man riesce a ritrovare se stesso e a ricominciare «il dialogo della solitudine [the dialogue of solitude]». Quando cioè riprende a parlare con sé così che il mondo e i suoi simili tornano a popolare il suo io come riferimenti possibili anche se non presenti. È evidente che qui l’autrice de La banalità del male fa riferimento alla sorte dei tanti internati nei lager nazisti, che riuscirono a salvarsi dalla disperazione e dalla follia, quando non caddero nelle mani dei loro aguzzini, proprio ritrovando spazi di solitudine vera. 

Tuttavia in questo modo la scrittrice di origini ebraiche sta mostrando a tutti noi la strada per risalire la china della «perdita dell’io» che si verifica nella loneliness attraverso la riconquista «della fede in se stessi come partner dei propri pensieri [the trust in himself as partner of his thoughts]», che rappresenta il presupposto per trasformare una condizione di chiusura in un vissuto positivo di apertura alla vita che è alla base di ogni «solitudine buona» in cui ciascuno non sente di aver perduto ma di aver ritrovato se stesso.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2020-08/i-tre-volti-della-solitudine.html

Azioni sul documento
  • Stampa
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 121
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Resistere

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? -  è in spedizione.

 

 listing Il n. 123 è sulla RINASCITA (1. Cosa vuol dire “rinascita” dopo la crisi sanitaria? 2. Positività e negatività della crisi sanitaria nel lavoro, scuola, famiglia, politica, sanità, economia, ambiente? 3. Cosa vuol dire sperare in un futuro migliore?): in preparazione.

 listing Il n. 124 è su Il Pianeta che vogliamo (1. Che rapporto c'è tra la pandemia e la situazione ambientale? 2. Nuove politiche industriali e del lavoro e impatto sull'ambiente? 3. Cosa cambiare negli stili di vita? 4. Quale il contributo delle religioni?) Testi da inviare da entro 31 maggio 2021.

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse" (1. Come la pandemia ha cambiato i processi politici? 2. Chi e Come stiamo utilizzando le risorse comunitarie? 3. Quale visione politica ispira il tutto?) Testi da inviare da entro 31 luglio 2021.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.