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La povertà colpisce 10 milioni di italiani

creato da gianfrancoparadiso@alice.it — ultima modifica 25/09/2015 11:39
Di loro, quasi 5 milioni, risultano poveri assoluti. Non sono in grado di garantirsi beni e servizi essenziali. Non hanno una vita dignitosa...

La povertà in Italia sta dilagando. Nel 2012 risultavano poveri circa nove milioni e 600 mila.

Di loro, quasi 5 milioni, risultano poveri assoluti. Non sono in grado di garantirsi beni e servizi essenziali. Non hanno una vita dignitosa. I dati sono stati diffusi dall’Istat. E’ il livello più alto registrato dal 2005. La congiuntura economica che ha colpito il Paese ha fortemente inciso sul peggioramento del risultato.

Metà dei poveri assoluti, risiede nel Mezzogiorno. Nel 2011 erano quasi due milioni. Oltre un milione risultano i minori in condizioni di povertà assoluta. In Sicilia, Puglia e Calabria si registra la povertà relativa più diffusa. L’Istat, esaminando il fenomeno sul territorio, evidenzia che la provincia di Trento (4,4%), l’Emilia Romagna (5,1%) e il Veneto (5,8%) presentano i valori più bassi dell’incidenza di povertà. Si collocano su valori dell’incidenza di povertà pari al 6% la Lombardia e Il Trentino Alto Adige. Fatta eccezione per l’Abruzzo (16,5%), dove il valore dell’incidenza di povertà è sulla media nazionale, in tutte le altre regioni del Mezzogiorno la povertà è più diffusa rispetto al resto del Paese. Le situazioni più gravi si osservano tra le famiglie residenti in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia dove oltre un quarto delle famiglie sono povere.

Per quanto attiene le famiglie, quelle in povertà assoluta sono circa 1 milione e 800mila.

La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 990,88 euro, circa 20 euro in meno del dato del 2011.

Dal 2011 al 2012 l’incidenza aumenta tra le famiglie con tre e più componenti. Infatti, tra le famiglie composte da coppie con tre e più figli, quelle in povertà assoluta passano dal 10,4% al 16,2%. Aumenti della povertà assoluta si registrano anche nelle famiglie di monogenitori.

Nel 2012 la povertà assoluta aumenta non solo tra le famiglie di operai e di lavoratori in proprio, ma anche tra i quadri ( impiegati e i dirigenti).

La crescita dell'incidenza di povertà assoluta è tuttavia più marcata per le famiglie con a capo una persona non occupata: dall'8,4% è salita all'11,3% se in condizione non professionale, dal 15,5% al 23,6% se in cerca di occupazione.

Le dinamiche della povertà relativa, osserva l'istat, confermano molti dei peggioramenti osservati per la povertà assoluta: cresce nelle famiglie con uno o due figli, soprattutto se minori.

Per quanto riguarda la povertà relativa, l’unico segnale di miglioramento si osserva per le persone anziane sole (l’incidenza passa dal 10,1% all’8,6%), probabilmente anche perché hanno un reddito da pensione, per gli importi più bassi adeguato all’inflazione. La povertà relativa per gli anziani soli rimane invece stabile.

Un quadro scoraggiante, imputabile alla congiuntura che affligge l’economia italiana ormai da qualche anno ma, non solo. Le scelte politiche a sostegno della ripresa tardano a venire. Il coinvolgimento di pezzi dello Stato in controverse faccende internazionali hanno deteriorato ancor più l’immagine del Paese. La crisi occupazionale dei giovani e di quanti hanno perso il lavoro, sono temi scottanti che attendono risposte urgenti. E in un clima arroventato che mina la stabilità di governo a pagare il prezzo più alto sono proprio le fasce più deboli. Lo spauracchio di una crisi e la minaccia di ritornare alle urne rendono alimentano lo sconforto.

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