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La peggiore siccità degli ultimi 60 anni, la pandemia di domani è il climate change, di Luigi Mastrodonato

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 15/07/2020 17:26
Mancano 23,4 miliardi di metri cubi d’acqua, l'equivalente del lago di Como. Bisogna rivedere la gestione della rete idrica e anche le nostre abitudini per evitare un collasso non solo ambientale…

Il 2020 resterà nella memoria collettiva degli italiani come l’anno di una delle emergenze sanitarie più violente degli ultimi decenni. Il Covid-19 si è affacciato sul Belpaese e ci ha messo pochi giorni per far comprendere tutta la sua carica distruttiva. Le pandemie sono fatte così, i loro effetti sono immediati e da un momento all’altro lo stato di normalità si trasforma in un’eccezionalità drammatica. Non tutte le crisi si mostrano però in modo repentino, ce ne sono altre che lavorano dietro le quinte per decenni, dispiegando i loro effetti nefasti in modo lento e graduale ma, non per questo, classificabili come meno critiche di una pandemia. Tra queste c’è il cambiamento climatico, una trasformazione che sta già mettendo in ginocchio l’Italia senza che molti di noi se ne stiano accorgendo.

Oggi, come rivelato da un rapporto di Fondazione Barilla, stiamo vivendo la peggiore siccità degli ultimi 60 anni. Mancano 23,4 miliardi di metri cubi d’acqua, il corrispettivo di tutto il lago di Como, e a risentirne è la vita di tutti i giorni, tra consumo di acqua potabile da bere e agricoltura. Quest’ultima consuma circa il 70% dell’acqua disponibile a livello nazionale e assieme a silvicoltura e pesca detiene un valore 61,6 miliardi di euro, con l’impiego di 1,3 milioni di italiani. Oggi il settore è in crisi e interi territori sono in ginocchio, anche e soprattutto per l’assenza di acqua. 

Come sottolinea un rapporto dell’Anbi, in Puglia e in Basilicata le scorte idriche nei bacini stanno calando di un milione e mezzo di metri cubi al giorno, un deficit tra i 60 e i 70 milioni rispetto all’anno scorso. In Sicilia, i bacini hanno oggi circa 70 milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto al 2019. Problemi simili riguardano anche i bacini e i corsi d’acqua del centro e del nord, con la portata del fiume Po che è più che dimezzata rispetto alla media storica.

Questo processo di desertificazione non è esclusiva dell’Italia, ma è indubbio che proprio qui esso si stia facendo sentire in modo più netto. Se il climate change sta facendo la sua parte, una politica disattenta a queste trasformazioni che stanno mettendo in crisi uno dei pilastri dell’economia italiana, l’agricoltura appunto, non migliora la situazione. L’Italia detiene uno dei water footprint – la quantità di acqua consumata per unità di prodotto – più alte al mondo. Questo perché manca una gestione sostenibile della risorsa, ma vi è anche uno spreco eccessivo della stessa, con perdite fino al 50% in alcune aree a causa di infrastrutture obsolete. 

La ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova, dopo mesi di stand-by, ha ora annunciato che si impegnerà per lo sblocco di risorse per innovare il sistema di gestione idrica del paese. Ma come ogni volte le mosse appaiono tardive, non per scongiurare il problema ma per risolverlo quando ormai esso è già in essere.

Non c’è più tempo da perdere, perché gli effetti della siccità di oggi si rifletteranno sulla salute del paese di domani. Il cambiamento climatico è un pericolo invisibile e silenzioso, che detiene però una carica distruttiva senza uguali. I suoi effetti a lungo termine fanno sì che una politica a mandati tenda a non occuparsene, perché farlo significherebbe chiedere sacrifici alla popolazione poco convenienti dal punto di vista elettorale. Eppure ormai ogni anno si sommano i primati negativi del nostro paese dal punto di vista ambientale. 

Stiamo vivendo la peggiore siccità degli ultimi 60 anni, veniamo da uno degli anni più caldi dell’ultimo secolo e i mari si alzano ogni anno di qualche millimetro in più rispetto ai precedenti.

Il dramma del Covid-19 non è stato solo quello di aver causato decine di migliaia di vittime e di aver fermato il paese, mandandolo in una profonda recessione i cui effetti sociali si dispiegheranno per lungo tempo. Il Covid-19, con la sua carica distruttiva, ha anche cannibalizzato ogni altro tema, come quel cambiamento climatico che molto lentamente stava iniziando a divenire oggetto di politiche ad hoc e a essere interiorizzato dalle persone. Oggi tutto o quasi è sospeso, tranne la siccità, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e altre trasformazioni di questo tipo. Se non si farà nulla per fermarle, esse avranno un giorno conseguenze sanitarie, sociali ed economiche peggiori di ogni pandemia immaginabile.

 

https://www.wired.it/attualita/politica/2020/07/15/la-peggiore-siccita-degli-ultimi-60-anni-la-pandemia-di-domani-e-il-climate-change/

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