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La pandemia e il nuovo fondamentalismo cattolico, di Gennaro Capriati

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 24/05/2021 17:06
Sinteticamente, il "fondamentalismo cattolico" consiste in una visione teologica forte secondo cui i testi sacri, interpretati in modo letterale, forniscono la soluzione ad ogni problema e non lasciano ombra di dubbio su alcunché…

In un periodo in cui un virus invisibile sta producendo una pandemia dai molteplici effetti decisamente visibili, un "virus" non di tipo biologico, ma ugualmente invisibile, produce già da tempo effetti visibili nell'universo cattolico: un fenomeno preoccupante al quale si potrebbe dare il nome di "fondamentalismo cattolico". 

Sinteticamente, esso consiste in una visione teologica forte secondo cui i testi sacri, interpretati in modo letterale, forniscono la soluzione ad ogni problema e non lasciano ombra di dubbio su alcunché; tutto obbedisce ad una logica binaria per cui ogni aspetto della realtà è espressione del Bene o del Male in modo esclusivo. Com'è noto, visioni di questo tipo, religiose e non, hanno spesso prodotto "guerre sante"; oggi, per esempio, i vari gruppi di fondamentalisti cattolici vengono strumentalmente foraggiati da sovranisti di ogni specie.

Purtroppo, ho l'impressione che la causa della diffusione di dottrine che sembrano riproporre quel dualismo gnostico che la Chiesa da tempo ha lasciato fuori dalla sua visione teologica della realtà sia da ricercare anche nel modo di evangelizzare della Chiesa stessa, più precisamente in un'attenzione poco adeguata che la prassi pastorale dedica proprio ai testi sacri. 

Infatti, quei cattolici che ritengono che l'origine di certe regole di comportamento (dal prendere la Comunione direttamente in bocca ed in ginocchio, fino ad arrivare al divieto dell'ordine sacro, o solo dei ministeri istituiti, per le donne) stia in un qualche dettato divino sembrano non mostrare alcuna consapevolezza della complessa questione della interpretazione dei testi biblici (mentre invece, addirittura nel mondo islamico, alcuni iniziano ad applicare al Corano i metodi esegetici che nel cristianesimo si iniziarono a mettere a punto un paio di secoli fa, e che avevano fatto la loro prima comparsa già durante l'Umanesimo).

È noto che in epoca premoderna la visione del mondo era teocentrica e la Parola di Dio era tale in senso letterale, ma l'Umanesimo prima e la rivoluzione scientifica dopo hanno messo profondamente in crisi questo modo di concepire la Parola. É comprensibile che i pionieri di questo cambio paradigmatico non abbiano avuto vita facile; ma il permanere, dopo mezzo millennio, di un atteggiamento timoroso nei confronti di una adeguata diffusione dei metodi di comprensione della Parola nella attuale società secolarizzata (anche in sede di formazione dei futuri preti i quali spesso sanno tutto di teologia biblica, ma molto poco di esegesi biblica e di storia dell'ermeneutica biblica) crea solo danni, come le convinzioni teologiche dei fondamentalisti cattolici (strumentalizzati, come già sottolineato, dai sovranisti), come i turbamenti prodotti dal "Codice Da Vinci" (romanzo e versione cinematografica) o da youtuber che si inventano biblisti (solo perché conoscono l'ebraico, o gli apocrifi dei libri biblici) e iniziano a raccontare ai quattro venti la "vera verità che la Chiesa tiene nascosta", come tanti altri danni ancora, anche sul piano etico (per esempio, il ritenere volontà divina il proprio successo sociale, conquistato forse sgomitando).

La Parola di Dio è ben altro che un dettato, come chiaramente spiegato nella costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, la "Dei Verbum", emanata sessant'anni fa dal Concilio Vaticano II, o come ben rappresentato da Caravaggio in un suo celebre dipinto (conservato nella chiesa di San Luigi dei Francesi - cappella Contarelli), e questo dovrebbe essere consapevolezza fondamentale di ogni cristiano, soprattutto in un'epoca in cui certe ricerche d'avanguardia nel settore della cosmologia, in quello delle neuroscienze, eccetera hanno completamente mutato il contesto culturale nel quale i testi biblici sono nati. Ritengo che il processo della Rivelazione imponga il rispetto della distanza storica che ci separa da testi scritti dai tremila ai duemila anni fa.

É auspicabile dunque che almeno in sede catechetica si parta sempre da qualche cenno all'analisi storico-critica dei testi, per poi passare alla interpretazione che la Chiesa ha dato degli stessi e, quindi, alle possibili applicazioni alle esistenze personali e comunitarie. La conoscenza scientifica dei testi sicuramente non ci apre con certezza le porte del cielo, ma tiene ben sigillate quelle che conducono a cristianesimi distorti che a mio parere possono configurarsi come pericolose "pandemie culturali".

 

[docente di scuola superiore, catechista, Bari]

 

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