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La nuova geopolitica di Papa Francesco, di Diego Panetta

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 07/05/2019 08:33
Il 13 marzo 2019 si è celebrato il sesto anno di pontificato del Papa argentino. Cosa è cambiato nella politica internazionale della Santa Sede?...

Il 13 marzo 2013 viene eletto al soglio pontificio un cardinale argentino sconosciuto ai più sino a quel momento. Il direttore dell’Osservatore Romano, Andrea Monda, spiega che, da quel momento, “niente fu come prima”. Tre verbi secondo lui definiscono il pontificato di Papa Francesco: toccare, sciogliere e curare. Tre chiavi ermeneutiche che enucleano al contempo la geopolitica della Santa Sede.

Nel 1923 un ancor promettente e già noto professore tedesco, dalle “intuizioni folgoranti” e dallo scintillante acume, diede alle stampe un libretto – Cattolicesimo Romano e forma politica che è rimasto marginale nella produzione di Carl Schmitt, ma che porta in dote un “serbatoio d’intuizioni filosofico-politiche” di rilievo.

Il termine chiave del libro è la nozione di rappresentazione. La politica è, nella sua essenza, rappresentazione di un’idea, “dato che non c’è politica senza autorità, né c’è autorità senza ethos della convinzione”.

La capacità di fare astrazione da categorie diverse da quelle legate alla produzione ed al consumo, fa della Santa Sede il difensore in grande stile della “politica”, in quanto “concreta rappresentazione personale di una personalità concreta”.

Schmitt specifica, infatti, che “la Chiesa rappresenta la civitas humana, rappresenta in ogni attimo il rapporto storico con l’incarnazione e con il sacrificio in croce di Cristo, rappresenta il Dio che si è fatto uomo nella realtà storica”.

L’aver scolpito dentro di sé questo dato ineludibile, portò Paolo VI, per la prima volta in visita alle Nazioni Unite, a definire la Chiesa “esperta di umanità”. Il discorso pronunciato dal Papa al corpo diplomatico ad inizio anno, fa ampi cenni proprio all’intervento di Papa Montini, a cui si ricollega idealmente.

Il pontefice argentino individua nella nascita della Società delle Nazioni uno spartiacque storico per il nuovo modo di approcciarsi alla politica ed al diritto internazionale. “[…] essa rappresenta l’inizio della moderna diplomazia multilaterale, mediante la quale gli Stati tentano di sottrarre le relazioni reciproche alla logica della sopraffazione che conduce alla guerra”.

Il multilateralismo, tuttavia, richiede come presupposti indispensabili la “buona volontà” e la “buona fede degli interlocutori”, senza i quali torna a farsi strada la logica della sopraffazione del più forte sul più debole.

Il Papa sottolinea come ci troviamo in una situazione nella quale il sistema multilaterale nel suo complesso si trova ad affrontare un momento di forte difficoltà. Essa ha varie cause, tra le quali: incapacità di risoluzione delle controversie – si pensi al conflitto mediorientale – e l’ascesa di revanscismi di tipo nazionale in molti stati, in parte causati da una politica che mira ad un consenso immediato, in altra dovuti ad una globalizzazione miope che attraverso lobby e gruppi di pressione introduce “nuove forme di colonizzazione ideologica, non di rado irrispettose dell’identità, della dignità e della sensibilità dei popoli”.

I rapporti tra comunità nazionali, così come tra individui si fondano sul principio di “uguaglianza per dignità di natura”. Ne discende che la premessa di tutto è l’affermazione e la difesa della dignità umana, che è alla base di qualsiasi dialogo e rapporto tra nazioni, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Tale Dichiarazione trova un legame sostanziale con il messaggio evangelico che vede in ciascun individuo il volto di una persona “voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza”. In particolare le periferie, per Papa Francesco, rappresentano un luogo teologico proprio, ed allo stesso tempo un’occasione per farsi prossimo. Le periferie intese come esperienze esistenziali liminali, che scorgiamo nei volti dei disperati delle nostre città, ma che osserviamo anche nei luoghi geografici dove la globalizzazione è arrivata nei suoi effetti più deleteri e devastanti, colonizzando i sogni ed i desideri dei giovani, facendoli rimanere privi di risposte profonde, durature sul senso dello stare al mondo.

Occorre, dunque, ripartire da lì per il pontefice argentino. Il primo viaggio compiuto fuori dalla diocesi di Roma fa, infatti, tappa a Lampedusa, dove in ricordo delle migliaia di extracomunitari morti durante le terribili traversate, conia l’espressione “globalizzazione dell’indifferenza”. Sarà poi tempo della Corea del Sud, nazione dove il cattolicesimo è in forte ascesa e dove si protrae una terribile divisione con la parte nord della penisola. L’esortazione a cercare la giustizia e, soprattutto, ad essere pazienti è la torcia che illumina la via. “E la giustizia, come virtù, fa appello alla tenacia della pazienza; essa non ci chiede di dimenticare le ingiustizie del passato, ma di superarle attraverso il perdono, la tolleranza e la cooperazione”.

La visita nelle isole Filippine e nello Sri Lanka, cinque mesi dopo, denotano il fine di confermare nella fede uno degli unici due stati estremo-orientali a maggioranza cristiano-cattolica (Filippine), così come quello di farsi prossimo in situazioni in cui manifestarla pubblicamente è cosa rischiosa (Sri Lanka). Ma nel mezzo c’è tempo anche per l’Albania, Turchia e Bosnia ed Erzegovina, dove il dialogo tra cristiani e musulmani procede seppur con diverse difficoltà.

Tra il 2017 e il 2018 il pontefice farà visita a tutti gli stati sudamericani, con l’eccezione del Venezuela e della sua Argentina, incontrando comunità indigene, preti di frontiera e presidenti controversi come il boliviano Evo Morales. La vicinanza col popolo, il contatto con le periferie martoriate dalla sofferenza, con le baraccopoli che disegnano i confini di vastissime zona sudamericane in mano alla forza del narcotraffico ed alle multinazionali occidentali, che sradicano persone e mercificano anime, focalizzano l’attenzione del Papa. Tra il luglio e l’ottobre del 2016 c’è spazio anche per Georgia, Armenia e Azerbaigian e pochi giorni dopo si reca in Svezia dove partecipa ad una cerimonia congiunta con la Federazione mondiale luterana in occasione del 500 anniversario della riforma luterana.

Tra le visite storiche, realizzate al fine di un continuo consolidamento delle relazioni ecumeniche tra comunità cristiane ed altre confessioni religiose, c’è l’incontro dell’Avana, con il Patriarca ortodosso Kirill di Mosca e di tutta la Russia, il primo nella storia tra un pontefice ed un patriarca ortodosso russo.

Nella dichiarazione congiunta si comprende con un accento tutto particolare del perché l’incontro sia avvenuto proprio sull’isola cubana. “Ci rallegriamo che la fede cristiana stia crescendo qui in modo dinamico. Il potente potenziale religioso dell’America Latina, la sua secolare tradizione cristiana, realizzata nell’esperienza personale di milioni di persone, sono la garanzia di un grande futuro per questa regione”.

Di particolare rilievo, inoltre, si registra la prima visita ad opera di un successore di Pietro in Myanmar e Bangladesh e il ripristino dei contatti con Pechino, con la firma dello storico “Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovi in Cina”.

Ed, infine, l’ultimo viaggio in ordine temporale, è quello fatto negli Emirati Arabi Uniti. Ad Abu Dhabi Papa Francesco e l’Imam di  Al-Azhar, Ahamad al-Tayyib hanno sottoscritto un significativo e solenne  Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune” in cui, tra l’altro si afferma che “La forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni [ci] invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune”.

Si parla di contatti che in futuro potrebbero portare addirittura il Papa in Corea del Nord. Il presidente nord-coreano, infatti, ha ufficialmente invitato il Santo Padre a recarsi a Pyongyang. O anche in Cina, grazie all’Accordo con il governo cinese, di cui si è parlato. Sta di fatto che le coordinate essenziali impresse da Papa Francesco, lungo questi sei anni di pontificato, rivelano molti aspetti del suo essere venutodalla fine del mondo”.

http://www.opiniojuris.it/papa-francesco-geopolitica/

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