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La morale della telefonatina, di Marco Imperato

creato da webmaster ultima modifica 21/07/2016 17:07
Quanti di noi nella vita quotidiana quando possono approfittano di una posizione di vantaggio per piegare le regole e il merito al loro comodo? Telefonatine, indicazioni, regole raggirate....

 

Anche la magistratura, ovviamente, è specchio della società e, per quanto tendenzialmente debba e possa esprimere professionalità e valori alti, in essa troviamo purtroppo anche la decadenza dei costumi del nostro Paese. Spesso ci concentriamo sui comportamenti illeciti o eticamente scorretti di chi ci governa o amministra: si punta il dito, ci si arrabbia e ci si indigna invocando rinnovamento della classe dirigente e parlando sempre di “quelli” come se fossero altro da noi.
Non sono altro da noi. Qualcuno è peggio, qualcuno è meglio, ma molti sono come noi (lo diceva De Gasperi e sottoscrivo). - Ma noi mica rubiamo in quel modo o ci vendiamo?! – potrebbe ribattere qualcuno offeso dal sentirsi paragonato a questi corrotti e furbetti. Vero, ma quel che abbiamo in comune non sono tanto i comportamenti quanto l’attitudine e l’atteggiamento.

Quanti di noi nella vita quotidiana quando possono approfittano di una posizione di vantaggio per piegare le regole e il merito al loro comodo? Quante volte scegliamo la strada più comoda e furba piuttosto che metterci in fila come tutti? Quanti di noi non approfitterebbero di una conoscenza giusta (il c.d. “santo in paradiso” …povero paradiso…) per fare la telefonatina e la segnalazione così da avere quello che ci serve? Non tutti, ma nemmeno pochi. E comunque credo che tutti potremmo onestamente riconoscere che questo rischio esiste, e solo un’etica vigile e una schiena dritta ci possono preservare.

Questi rischi sono tanto più insidiosi in un momento di crisi economica, lo vedo ogni giorno nel mio lavoro. Chi assume incarichi di potere cade più spesso in tentazione perché gli si offrono pressioni e tentazioni in quantità; purtroppo è vero che a volte è l’occasione a fare l’uomo ladro. Allora il vero problema non sono solo le regole e la trasparenza o le liste pulite (pure cose imprescindibili): la vera sfida sono le nostre teste, sono le nostre prassi quotidiane, è la nostra capacità di indignarci.
Non preoccupiamoci (sol)tanto dei corrotti ma di noi cittadini ordinari che troppo spesso cerchiamo i favori di questi corrotti. L’unica cartina tornasole affidabile della nostra tenuta etica è quando siamo capaci di fare una scelta che non ci conviene pur di rispettare le regole e non compromettere un valore. Ho visto purtroppo anche nella magistratura tante persone riempirsi la bocca di meritocrazia e indipendenza, ma quando in ballo c’era qualcosa di personale allora la telefonatina alla persona giusta si faceva.
Per dirla in un altro modo: per un politico corrotto che si compra (in vari modi) migliaia di voti ci devono necessariamente essere migliaia di elettori in vendita (non solo in senso stretto, ma in generale disposti a mandare giù qualsiasi rospo pur di avere poi il favore dal potente di turno).

Io mi auguro che il Paese sappia guardarsi allo specchio e non soltanto mettere alla gogna chi ha sbagliato e deve pagare (parafrasando Gaber, non dobbiamo avere paura del politico corrotto in sè, ma del politico corrotto in noi….).

C’è un problema culturale ed etico più vasto che solo lavorando sin dalle scuole e nel quotidiano delle persone normali possiamo cominciare a risolvere. Questa è la vera rivoluzione che può aiutare la Costituzione a non restare un pezzo di carta ma a diventare il faro del nostro cammino. E’ il mio augurio per il nuovo anno.

 

Fonte: "Il Fatto Quotidiano", 22 dicembre 2012
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