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La mascherina…oltre, di Rosa Pinto

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 30/09/2020 09:58
Curare le relazioni sociali…

La pandemia si sta accompagnando alla modifica ed alla coartazione dello spazio e del tempo nelle comunicazioni sociali, vicariata dall'utilizzo di internet e dei nuovi media. Tali soluzioni compensative hanno invaso l’esperienza psichica soggettiva, ristrutturando le transazioni inconsce tra gli esseri umani. Cercare di indagare con accortezza ed elasticità i fenomeni attuali senza applicare le categorie mentali delle crisi passate, ma con ingenuità indagatrice (Bion), potrebbe aiutarci a desumere novità creative. 

Attualmente tutti vivono un certo spaesamento e fluttuano tra il bisogno di stabilità ed instabilità, costretti ad abitare l'incertezza e la provvisorietà dei progetti di vita. Vi sono vettori e segnali sociali, che indicano cambiamenti transitori degli stili di vita, tanto intensi quanto caotici e contraddittori. Si naviga a vista, confidando nella reazione creativa del proprio inconscio.

Si è costretti con la mascherina a dover adattarsi a nuovi segnali sociali. La osservazione della mimica del volto, per il riconoscimento delle emozioni e valutarne il rischio e/o facilitarne le interazioni interpersonali, si riduce alla capacità di cogliere i segnali mimici provenienti solo dagli occhi e dalla voce. Eppure lo sguardo viene considerato “lo specchio dell'anima” e la voce con il suo timbro e tono il veicolo dello stato d'animo dell'interlocutore. Purtroppo, modificandosi il cliché interpretativo della comunicazione extra verbale solita, si rettifica il riduzionismo valutativo e giudicante dell'altro. Le griglie precedenti assicuravano il rapido incasellamento ed etichettamento dell' interlocutore, conosciuto o sconosciuto che fosse, con il convincimento di essere nel giusto. 

Lo sperimentare invece la inadeguatezza valutativa rende le persone involontariamente più  caute e circospette, oppure, in alcuni casi, induce agiti violenti.

 

Con il distanziamento e l'uso delle mascherine ci si chiede se vi possa essere una ricaduta nelle interazioni dei gruppi sociali. Ci si compatta, facendo leva sull'altruismo e sull’aiuto globale, cercando di difendersi dal nemico comune Corona virus, oppure ci si distanzia dagli altri come meccanismo di difesa contro i possibili “untori”? Questa ultima reazione “sarebbe quasi un atto contro natura, se si considera l’indole naturalmente sociale dell’uomo”.(Viktor Frankl) 

Non possiamo negare che la società è stata costretta a vivere un forte stress post-traumatico. La paura ha invaso la psiche di tutti, favorendo anche l'emergere di psicopatologie ossessivo-compulsive, per di più, si è stati accompagnati da eventi luttuosi, legati alla perdita di persone care. In tal modo si è disvelato il valore della vita come dono fuggevole da vivere 

profondamente amando i familiari, i vicini, gli amici ed il prossimo. Ci si è resi consapevoli di non essere forti, per cui un atteggiamento più umile di fronte all'imprevedibilità degli accadimenti potrebbe ridurre la supponenza di molti. 

Ma l'ammissione di debolezza in molti è esorcizzata attraverso uno stile spavaldo, incurante del pericoloL’idea è che la virilità è uno status che devi costantemente dimostrare”, ha detto Peter Glick a Vox. Trattasi del fenomeno della cosiddetta “virilità precaria”, espressione coniata da Joseph A. Vandello. 

Questa crisi rimarca la fragilità comune e mondiale di fronte ad un microrganismo pervasivo e dischiude un ventaglio di opportunità per tutti. In questo modo si potrebbero eliminare le differenze etniche, sociali, culturali e finanziarie del neoliberismo postmoderno. Quindi, si potrebbe ipotizzare 

una umanità più unita, che valorizzi la persona a prescindere dalle razze, dal ceto sociale ed economico, dalle culture, dalle religioni, dall'età anagrafica... Con il confinamento si è ridotto l'inquinamento ambientale, conseguentemente non si può negare più di essere chiamati in causa per diventare coprotagonisti di un innovazione epocale: custodire la “casa comune”! 

 

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Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

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 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 15 maggio 2022.

 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.