Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / La grande fragilità della nostra democrazia, di Mauro Magatti

La grande fragilità della nostra democrazia, di Mauro Magatti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 16/05/2019 09:33
In diversi Paesi come l’Italia il problema legato all’insoddisfazione nasce da una generale inefficienza delle istituzioni e dal malcostume diffuso nel ceto politico...

Siamo in un momento storico in cui la democrazia non gode di buona salute. A dirlo — confermando i dati di altre ricerche — è un recente rapporto pubblicato dall’autorevole istituto americano Pew Research Center, che ha indagato gli orientamenti della popolazione in 27 Paesi di tutto il mondo. Dall’analisi emergono tre questioni che riguardano da vicino anche il nostro Paese.

La prima è che a incidere sul giudizio nei confronti della democrazia è soprattutto la capacità delle istituzioni di ottenere risultati in termini di bene comune. In sostanza, al governo si chiede di organizzare, in modo onesto e trasparente, ciò che è necessario per il buon funzionamento della società. La ricerca dice che, in media, il 52% degli intervistati non è soddisfatto di come vanno le cose nel proprio Paese. Ma questo dato medio nasconde differenze assai rilevanti. 

Opinioni in maggioranza positive si hanno, per esempio, nei Paesi del nord Europa (Svezia e Olanda sono al 65%, la Germania è al 56%), mentre nel sud Europa la Grecia è al 16%, la Spagna al 20% e l’Italia al 29%. Ovunque si è peraltro convinti che ben poco cambia al variare di chi vince le elezioni. Al di là di destra e sinistra, le performance istituzionali risentono di un background culturale che costituisce il vero snodo di ogni democrazia. Nel caso dell’Italia — e degli altri Paesi del sud Europa — il vero terreno su cui occorre misurarsi per rilanciare l’ordine democratico è proprio la cronica e diffusa inefficienza istituzionale.

Il secondo aspetto riguarda il nesso tra insoddisfazione verso la democrazia e condizione economica. A conferma di quanto già sappiamo — e cioè che la democrazia prospera dove c’è sviluppo economico — la ricerca appena pubblicata fornisce alcuni dati preoccupanti. Qui le differenze significative non sono solo tra Paesi, ma anche tra gruppi sociali. In Italia, in particolare, tra coloro che pensano di trovarsi in una situazione economica positiva la soddisfazione verso la democrazia raggiunge il 77%, mentre scende al 33% tra coloro che ritengono di essere svantaggiati. 

Si tratta di un divario molto ampio su cui si dovrebbe riflettere con attenzione. Il rischio è che coloro che si definiscono «democratici» siano, in realtà, i vincenti della fase storica che stiamo vivendo. Mentre sentimenti antidemocratici si vanno diffondendo tra i gruppi che sopportano le conseguenze più pesanti del declino del Paese. Una deriva molto pericolosa: come insegna la storia, quando le differenze di classe non riescono più a trovare espressione e soddisfazione all’interno dei circuiti istituzionali, la democrazia corre pericoli seri. 

Rischio che diventa ancora più alto nel momento in cui è possibile scaricare su bersagli esterni il risentimento crescente. Esattamente quello che sta succedendo in questi anni con l’Unione europea e gli immigrati. Due fenomeni che, come la stessa ricerca in oggetto mostra, sono considerati i due «veri» problemi da risolvere

Il cortocircuito è così evidente: la democrazia non funziona; l’insoddisfazione cresce; la compattezza popolare si riconquista combattendo contro un nemico esterno invece che risolvendo i problemi interni.

La terza questione riguarda la corruzione e la scarsa fiducia nei confronti del ceto politico e più in generale delle istituzioni. I dati per quanto riguarda l’Italia sono anche qui piuttosto negativi: il 70% degli intervistati ritiene che i politici siano tutti corrotti, con livelli paragonabili a quelli registrati nei Paesi africani (in Nigeria siamo al 72%) o asiatici (in Corea del sud al 65%), e doppi rispetto ad altri Paesi europei (la Germania, per esempio, è al 33%). 

Abbiamo dati sconfortanti anche per quanto riguarda la percezione di poter esprimere liberamente il proprio pensiero (43%), l’aspettativa di ricevere un trattamento equo quando si ha a che fare con la giustizia (23%), di disporre di realistiche possibilità di miglioramento della propria condizione di vita (28%). Insomma, una larga fetta di popolazione non solo pensa di doversela cavare da sola, ma anche di essere danneggiata dal fatto di vivere in una democrazia.

Dalla ricerca esce dunque un quadro piuttosto fosco. Lo stato della democrazia oggi è fragile. Un po’ dappertutto. Le difficoltà si sono accentuate negli ultimi anni, dato che l’economia non riesce più a garantire un benessere diffuso. Solo la capacità delle istituzioni di dare risposta ai problemi quotidiani delle persone attenua l’insoddisfazione. Dove questo non succede, la sfiducia raggiunge indici allarmanti. 

In Paesi come l’Italia, più che l’alternanza destra sinistra, il problema nasce da una generale inefficienza delle istituzioni e dal malcostume diffuso nel ceto politico: due elementi che nel corso dei decenni hanno scavato un solco profondo tra cittadini e istituzioni. 

E che 10 anni di crisi hanno reso ancora più profondo. Se si vuole essere realisti, occorre riconoscere che non siamo lontani dal punto di non ritorno. Qui non ci sono maggioranza e opposizione. Tutti coloro che tengono alla democrazia in Italia dovrebbero prendere atto che è dalla sua legittimazione che bisogna, tutti insieme, ricominciare. Prima che sia troppo tardi.

 

https://www.corriere.it/opinioni/19_maggio_15/grande-fragilita-nostra-democrazia-d26b51ba-7730-11e9-8bcc-bbf4d7708d31.shtml

 

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

e ancora...

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Copertina114

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 114
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: L'Europa

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) testi da inviare entro il 30 aprile 2019.

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa di fa diventare razzisti? C' il razzismo nella Chiesa?)  testi da inviare entro il 30 agosto 2019.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.