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La felicità: obiettivo fondamentale della vita umana, di Lorenza Castagneri

creato da Denj — ultima modifica 17/09/2015 16:28
Oggi tutto il Pianeta prova a essere felice: è la prima Giornata internazionale della Felicità, sancita dall’Onu...

Mettetevelo in testa: oggi non si può essere tristi. È vietato. L’imperativo arriva dalle Nazioni Unite. Nel luglio scorso, l’Onu ha fissato per il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità. Che nel 2013 si festeggia per la prima volta.

 

A Palazzo di Vetro l’idea è venuta partendo dalla consapevolezza che i soldi non fanno la felicità. O almeno questo stato d’animo è lungi dal poter essere descritto con numeri e indicatori che danno il Prodotto interno lordo. «Felicità è aiutare gli altri. Quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune, noi stessi ci arricchiamo. È la solidarietà che promuove la felicità», scrive nel suo messaggio il Segretario generale Ban Ki-moon.

 

La questione non è nuova. Uno dei primi ad ammettere che né il fine di una nazione né la soddisfazione di una persona risiedesse nel benessere economico fu Robert Kennedy nel 1968, durante un incontro con gli studenti dell’Università del Kansas. «Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro Paese - disse -. Il Pil misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta». Poi venne l’esempio del Bhutan, fazzoletto di terra di 650 mila abitanti tra le vette dell’Himalaya. Dal 1972 il piccolo Stato asiatico attua un sistema di sviluppo innovativo, un processo che cerca non tanto di favorire la crescita economica ma di puntare all’incremento della felicità degli abitanti. È qui che nasce il concetto di Felicità interna lorda come misura alternativa al Pil. «Un modello che costringe a una crescita infinita, su un pianeta con risorse limitate, non ha senso economico, mentre è la causa di azioni immorali e autodistruttive», aveva dichiarato Jigmi Y. Thinley, primo ministro del Bhutan nel corso della conferenza delle Nazioni Unite.

 

Non basta: a sottolineare il fatto che la felicità possa essere raggiunta indipendentemente dal benessere economico è anche il «World Happiness Report» redatto dagli economisti Jeffrey Sachs, John Helliwell e Richard Layard della Columbia University. I risultati non stupiscono: ai vertici della classifica per livello globale di soddisfazione della popolazione ci sono i Paesi del Nordeuropa, ricchi e molto sviluppati, come Danimarca, Finlandia e Norvegia, mentre agli ultimi posti si piazzano realtà come Togo, Benin e Sierra Leone.

Tuttavia, secondo Sachs, «non è detto che entrate maggiori indichino necessariamente il benessere generale di un Paese». Ne sono un esempio gli Usa dove, nonostante i redditi pro capite siano aumentati dal 1960 a oggi, gli indici di felicità siano rimasti invariati.

 

Alla base del nuovo paradigma economico invocato dall’Onu stabilito durante l’incontro sullo Sviluppo sostenibile Rio+20, ci sono tre pilastri: la crescita economica, il progresso sociale e la maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente. «Solo queste tre componenti messe insieme - ribadisce Ban Ki-moon - definiscono la felicità globale». Da qui l’idea di istituire una Giornata internazionale che riconosca la felicità come «un obiettivo fondamentale della vita umana», non trascurabile dalle politiche pubbliche.

 

fonte: www.lastampa.it, 20.03.2013

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