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La «dottrina-Francesco» che spiazza destra e sinistra, di Domenico Agasso

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 22/10/2015 18:13
Viaggio nel mondo cattolico al tempo del Papa argentino, tra «progressisti» preoccupati dalle aperture sulla famiglia a «conservatori» entusiasti. Il Pontefice ha «sparigliato i giochi», parola del sociologo Introvigne...

 

Altro che «Papa marxista» o «comunista», amato solo dai «progressisti», cattolici e anche non. Queste sono definizioni ormai prive di senso. Come infondata è la teoria per cui Jorge Mario Bergoglio sia un pontefice osteggiato dai fedeli conservatori. Questo pontificato non è analizzabile con le categorie socio-politiche «destra – sinistra», perché le ha «scardinate». Lo assicura Massimo Introvigne, sociologo e scrittore, fondatore e direttore del Centro Studi sulle nuove Religioni (Cesnur), presidente dei comitati Sì alla Famiglia: un personaggio – di spicco - comunemente considerato «conservatore» nel panorama cattolico italiano ed europeo; dunque, teoricamente, un potenziale «oppositore» di Bergoglio.

Conservatori o progressisti: «Ma in che senso?»

Per capire la situazione ci vuole «una premessa – spiega Introvigne - se noi guardiamo alla questione dei divorziati risposati dovremmo classificare il cardinale Reinhard Marx tra i progressisti e il cardinale Gerhard Ludwig Müller tra i conservatori. Però se andiamo a vedere che cosa succedeva all’epoca del pontificato di Benedetto XVI – e che succede ancora oggi – si nota che Marx nel suo libro spiritosamente intitolato, visto il suo cognome, “Il capitale”, presenta una versione della dottrina socio-economica che è una difesa dei sistemi di mercato occidentali, per cui è stato molto attaccato dai progressisti»; mentre Müller, «in tutti i suoi libri è vicino alla (“rivoluzionaria”, ndr) Teologia della Liberazione, e infatti viene criticato dai conservatori». Questi sono due esempi che dimostrano quanto le classificazioni «partitiche» siano forzate e spesso strumentali, ancora di più al tempo di papa Francesco che ha «completamente sparigliato i giochi».

Destra e sinistra spiazzate

In che modo? Parola a Introvigne: «Con quello che è il cuore del suo magistero: la lotta contro “l’economia che uccide”»; ossia, il «sistema di dominio in cui pochi poteri forti globalizzati cercano di imporre le loro idee a tutti». In altre parole, le «colonizzazioni ideologiche», come le ha definite lo stesso Bergoglio. Il Papa argentino invoca la lotta contro «gli stessi poteri forti - precisa Introvigne - che operano attraverso le colonizzazioni economiche e le colonizzazioni ideologiche, cioè l’attacco a vita e famiglia: sono la stessa lobby». Infatti Francesco negli Stati Uniti «ha criticato l’ala conservatrice, o comunque la parte maggioritaria dei vescovi, perché concentra la sua attenzione solo su aborto e questione omosessuale, non perché consideri queste due battaglie sbagliate, ma perché la lotta contro le colonizzazioni ideologiche se non è anche condotta contro quelle economiche non va al cuore del sistema di dominio globale».

Allo stesso modo quando «ha incontrato, sia a Roma sia a La Paz, i movimenti popolari ha detto: bene la vostra critica alle ingiustizie finanziarie, però attenzione che anche gli attacchi a vita e famiglia vengono dagli stessi ambienti».

Dunque, con la dottrina-Francesco vengono spiazzate sia la destra che vorrebbe occuparsi solo di gender e aborto, sia la sinistra che vorrebbe soffermarsi solo sulle disuguaglianze sociali: «Per il Papa vanno sempre affrontati insieme».

Anche il consenso «di popolo» supera «destra e sinistra»

Il sociologo si sofferma anche sulla popolarità del Papa gesuita: i sondaggi «che ogni tanto faccio anch’io dimostrano che il consenso di popolo di Francesco è trasversale, si riscontra in tutti gli ambienti», fra persone che hanno molto a cuore vita e famiglia come la giustizia sociale.

Certo, non c’è l’unanimità, e anche in questo caso si può notare come le categorie «destra – sinistra» siano state superate. Per esempio, girando tra le parrocchie del torinese, si incontrano persone come Giuseppe Petiti, 46 anni, impiegato, in passato impegnato in politica nei Cristiano sociali, che in un’ipotetica lettera al Pontefice afferma: «C’è chi dice che Bergoglio stia provando a cambiare la dottrina e per fare questo pronunci dichiarazioni avanzate e poi in qualche modo torni indietro per non creare divisioni nella Chiesa. Anche in me le sue parole creano questa impressione. Per favore caro Santo Padre, alla fine di questo Sinodo Lei e i padri sinodali date una parola definitiva sulle domande relative alla famiglia. Poi, Santo Padre, dopo il Sinodo le sue parole non siano più aperte alle ambiguità, che la sua parola sia “sì” o “no”».

Poi c’è Franco Rebola, catechista, padre «che cerca di educare alla fede i propri figli»: questo Papa «mi piace perché prima di esprimere il concetto te lo ritrovi impegnato a soccorrere i poveri. Francesco e il suo messaggio sono il più bel regalo che Dio poteva fare a questo scorcio di umanità confusa e smarrita».

L.A., 62 anni, è impegnato in una parrocchia di provincia da sempre, legatissimo alle tradizioni liturgiche, non particolarmente affezionato alle innovazioni del Concilio Vaticano II, dunque, dal punto di vista ecclesiastico, un conservatore; eppure stima Francesco, «che ha avvicinato le moltitudini alla Chiesa, con la semplicità delle parole e dei gesti. Le sue omelie e discorsi hanno straordinaria efficacia, tanto “facili” quanto ricchi di sapienza antica».

Giulia Marvulli, 26 anni, animatrice in oratorio, sente la parrocchia come una «seconda casa»: «Semplicità, gioia, modello e vero cristiano: queste sono le parole con cui descriverei Francesco.
A prima vista potrebbero sembrare banali, ma è nella loro banalità che descrivono bene come dovrebbe essere un uomo che vive a pieno la sua fede cristiana».

Stesso discorso – «consenso trasversale» - tra i giovani, come conferma un osservatore «privilegiato»: Luigi Corichella, teologo di formazione diventato poi educatore e formatore nel mondo salesiano: «Nella genuinità di chi dice: “Papa Francesco è come si dovrebbe essere”, io trovo che i ragazzi ci dicano un aspetto del pontificato che a lui stesso sta a molto a cuore: il cristiano è colui che si preoccupa di avviare processi, più che di occupare spazi».


http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-44136/

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