Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / La distorsione della Shoah e le nuove sfide poste dall'antisemitismo, di Milena Santerini

La distorsione della Shoah e le nuove sfide poste dall'antisemitismo, di Milena Santerini

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 27/01/2022 10:06
La distanza dagli eventi storici aumenta, la memoria si indebolisce, i testimoni scompaiono, le nuove generazioni proiettano l’ostilità su Israele utilizzando spesso schemi antisemiti “terzomondisti”…

L’esibizione della svastica posta su una bara sul sagrato fuori da una Chiesa romana, dopo il funerale di una donna militante di un’organizzazione neo-fascista, la martellante propaganda antiebraica online, le manifestazioni di no-vax e no-pass che esibiscono la stella gialla o le casacche dei deportati dei campi di sterminio per protestare contro la «dittatura sanitaria» sono solo alcuni tra i segnali inquietanti di antisemitismo che attraversano le società europee. Questi esempi ci inducono a riflettere – specie nel periodo intorno al 27 gennaio – sui cambiamenti della memoria e di come il suo buon uso abbia a che fare con la tenuta della nostra democrazia. 

Paragonare, ad esempio, una misura di protezione della salute dei cittadini al deliberato progetto di discriminazione ed eliminazione degli ebrei d’Europa può sembrare folle, o ridicolo. Tra coloro che si ribellano al vaccino, o alle misure anti-Covid, possiamo certamente trovare diversi profili (paura, ideologia di difesa della “natura”, anarchia), ma purtroppo è forte anche l’intenzione di distorcere la Shoah. Un documento dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), organismo intergovernativo che unisce 34 paesi, identifica varie forme di distorsione, tra cui lo sforzo intenzionale di giustificare o minimizzare l’impatto della Shoah o il numero delle vittime; il tentativo di incolpare gli ebrei per aver causato il proprio genocidio; minimizzare le responsabilità della Germania nazista, ma anche banalizzare oppure onorare l’eredità storica di organizzazioni o persone complici di crimini della Shoah. 

La messinscena di gruppi no-vax ha dunque due facce. Da un lato si afferma che “stiamo vivendo lo stesso dramma”: il tentativo è quello di relativizzare la Shoah, renderla innocua, un evento come un altro, paragonabile alla regola di mettersi una mascherina. Dall’altro, si fa emergere un odio accusatorio contro i potenti o presunti tali. Si tratta di un anti-qualcunismo – l’espressione è dell’indimenticato Amos Luzzatto – che si riversa contro lo Stato, il governo, i politici, il mondo... 

La mentalità complottista la fa da padrona: una lobby ristretta di potenti domina il mondo e vuole di volta in volta diffondere il virus, oppure inventarlo per motivi occulti, o ancora produrre e guadagnare fraudolentemente sui vaccini. Non c’è coerenza, ovviamente, in ipotesi contraddittorie per cui ogni spiegazione nega l’altra, ma questo schema di pensiero illogico, non a caso, è tipico dell’antisemitismo. Il punto è proprio che quel “qualcunonemico, subdolo, potente con cui prendersela, prima o poi assume un volto e saranno, come è sempre accaduto, “loro”, gli ebrei. Sono “loro” quei “pochi” che ordiscono un complotto planetario, una macchinazione oscura: un modo per semplificare la complessità e scaricare rabbia e frustrazione. 

Ambedue gli aspetti, minimizzare e accusare, concorrono a una distorsione degli eventi storici che deve farci riflettere, tanto più che dietro questa tragica commedia i protagonisti non sono solo singoli cittadini, ma anche gruppi bene organizzati come quelli di estrema destra che esibiscono simboli nazisti e saluto romano. La distanza dagli eventi storici aumenta, la memoria si indebolisce, i testimoni scompaiono, le nuove generazioni proiettano l’ostilità su Israele utilizzando spesso schemi antisemiti “terzomondisti”. 

Abbiamo da tempo compreso il rischio della negazione dell’Olocausto operata da abili falsificatori con stratagemmi retorici, ma non avevamo previsto la sua banalizzazione e la relativizzazione, facilitate dalla comunicazione via social media sui web. Un esempio di questo tentativo, ad esempio, riguarda l’equiparazione della Shoah ai massacri delle foibe (proposta di legge di Fratelli d’Italia in discussione al Senato). 

Tutti coloro che sono stati colpiti dai terribili crimini perpetrati sul confine orientale italiano dal 1943 sono degni di rispetto, onore e pietà e la memoria non deve dimenticarli o fare differenze, creando una concorrenza tra le vittime. Risulta però inutile e pretestuoso sul piano politico voler equiparare stragi e crimini di guerra, per quanto feroci, alla Shoah, evento senza precedenti, singolare non tanto per l’enorme numero di vittime, ma soprattutto per il progetto intenzionale e sistematico di eliminare un intero popolo basandosi su una presunta identificazione razziale. Ci chiediamo perché minimizzare una colpa così grande, una sofferenza profonda che ha distrutto intere comunità e segnato le generazioni seguenti. Alla negazione esplicita non si arriva, se non in rari casi, anche perché la società ha eretto una diga contro di essa. Il nostro Codice penale prevede un’aggravante dei delitti di propaganda razzista, istigazione e incitamento, ma soprattutto l’edificio europeo dei diritti è costruito sul rifiuto della guerra e sull’impegno a non ripetere quelle immani tragedie. 

Oggi, perciò, le forze sociali e politiche che vogliono minare e indebolire la difesa della tolleranza e della democrazia in Europa devono cominciare proprio da questa base. Si assiste a quello che in Germania e Francia viene chiamato «antisemitismo secondario» per cui si respinge la responsabilità collettiva di ciò che è accaduto (ad esempio in Polonia, Ungheria e altrove). Non si può, non si ha neanche il coraggio di negarlo apertamente, ma si può minimizzare, relativizzare, banalizzare, deridere i simboli della Shoah e i sopravvissuti, come Liliana Segre. 

La “Strategia nazionale contro l’antisemitismo”, è ora pubblica e online sulla pagina Noantisemitismo. governo.it della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Essa intende affrontare questi crescenti allarmi che offendono e preoccupano, dando indicazioni e raccomandazioni a tutte le istituzioni e alle componenti della società. Sul piano normativo non si possono sottovalutare le continue manifestazioni di apologia del fascismo, che costituiscono un reato. Si chiede responsabilità ai media, e in particolare sul web, nel prevenire e rimuovere i discorsi d’odio: il cosiddetto hate speech. 

La scuola ha appena diffuso, per decisione del ministro Patrizio Bianchi, le “Linee guida contro l’antisemitismo” per insegnanti e studenti. Con le forze di polizia e la magistratura si progetta una formazione sulle nuove forme di antisemitismo, spesso non riconosciute. Allo sport, e in particolare al calcio, chiediamo di impegnarsi seriamente contro il razzismo modificando gli statuti e le regole della giustizia sportiva. Ai Comuni di non riabilitare l’eredità storica di organizzazioni o persone complici di crimini della Shoah. Sono nuove sfide, da affrontare in modo integrato e con la collaborazione di tutti. 

* Coordinatrice Nazionale per la lotta contro l’antisemitismo Presidenza del Consiglio dei ministri 

 https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/le-parole-per-dire-basta-allodio

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

La fatica di essere nel mondo. Lettera sul discernimento

Un po’ imitando don Milani e la sua lettera a una prof.ssa, con amici di Vicenza abbiamo scritto insieme una lettera sul discernimento e il nostro essere nel mondo. Per disponibilità copie info al 333 8465594, 0444 226530, 080 5014906 


 

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 127
(2022- Anno XVIII)

quadratino rosso Tema: La vita quotidiana

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). In preparazione.

 

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 settembre 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.