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La corruzione: fenomeno globale

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 15/02/2018 11:00
Alcuni interventi su casi di corruzione in Cina, Sudafrica, Israele...

 

Corruzione. Cina, strapieno il carcere dei pezzi grossi


Luca Miele su Avvenire di mercoledì 14 febbraio 2018
Il penitenziario di Qincheng ospita gli alti funzionari caduti sotto la scure della campagna anti corruzione voluta dal presidente cinese se Xi Jinping
Le sue mura sono un pezzo di storia della Cina. Un pezzo della storia segreta del Dragone, quella recente, scandita dalle “onde” cicliche delle epurazioni. Oggi il carcere di Qincheng, periferia nord di Pechino, è sovraffollato. A renderlo saturo non sono però prigionieri “qualsiasi”: la struttura ospita i pezzi grossi del Partito comunista, travolti dall’impietosa compagna anti corruzione, bandiera del presidente cinese Xi Jinping. I numeri della campagna sono da capogiro: da quando si è insediato al potere nel 2012, sotto la scure del “nuovo Mao”, sono finiti qualcosa come 1,3 milioni di funzionari, dalle “tigri” alle “mosche”, vale a dire sia i pezzi grossi, sia quelli che occupano i gradini più bassi. 

Tra i primi, e tutti detenuti a Qincheng, ci sono l’ex “zar” dei servizi di sicurezza e membro del Politburo Zhou Yongkang e dell’ex astro nascente del Partito comunista e sindaco di Chongqing, Bo Xi Lai. Ebbene, come ha raccontato il quotidiano South China Morning Post, la struttura non ha potuto ospitare i familiari dei carcerati per un pasto come vuole la tradizione. «La prigione di solito consente ai detenuti di più di 60 anni di avere un pasto in cella con un limitato numero di familiari più stretti in vista del Capodanno lunare – ha raccontato una fonte al quotidiano –. Ma quest’anno la prigione ha cancellato la celebrazione con le famiglie, e non solo quello: ha vietato ai visitatori di tutti i detenuti le visite per il Capodanno». 

Costruito nel 1958 con l’aiuto dell’Unione Sovietica, il penitenziario di Qincheng è stato da sempre avvolto nella segretezza. Durante la Rivoluzione culturale, arrivano i primi problemi di sovraffollamento. Causa: le purghe. Un leader del movimento pro-democrazia di Tienanmen del 1989, che vi ha “sostato” per dieci anni, ha raccontato «che ogni detenuto era tenuto in isolamento in celle di circa 16-20 metri quadrati». La situazione “ambientale” è migliorata, e di molto, quando sono arrivati i pezzi grossi. «L’edificio a forma di U è stato rinnovato e le dieci celle, su ciascun lato, sono state trasformate in cinque più grandi. Se una delle cinque celle era occupata da un membro del Politburo caduto in disgrazia, le altre quattro della fila rimanevano vuote». Cosa che a Qincheng ora non possono più permettersi.

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Sudafrica. Zuma si arrende e lascia la presidenza. Sarà sostituito dal vice


Paolo M. Alfieri su Avvenire di mercoledì 14 febbraio 2018
Il capo di Stato è stato travolto dalle accuse di corruzione. In manette un esponente della potente famiglia Gupta, legata ad alcuni scandali relativi allo stesso capo dello Stato...

Da giovedì 15 febbraio il Sudafrica avrà un nuovo presidente. Alla vigilia del voto di sfiducia in Parlamento nei suoi confronti, il presidente Jacob Zuma ha deciso di dare le dimissioni. 

«Non ho paura di affrontare il parere dell’Assemblea. Ma non dev’essere sparso sangue in mio nome. Per questo, ho deciso di lasciare», ha detto il leader accusato di corruzione nella tarda serata di ieri, in diretta televisiva. Del resto, i segnali apparivano tutt’altro che favorevoli. A presentare la mozione era stato lo stesso partito del presidente, l’African national congress (Anc). Paul Mashatile, alto dirigente dell’Anc, aveva spiegato che lo scopo del voto è rimuovere Zuma per consentire al vicepresidente Cyril Ramaphosa, da dicembre capo della formazione che fu di Nelson Mandela, di prendere il suo posto. 

La decisione di Zuma è arrivata a sorpresa. Nelle ore precedenti, il leader aveva provato a restare in sella e difendersi. Ieri, rompendo il silenzio osservato negli ultimi giorni, il presidente sudafricano aveva sostenuto che il suo partito gli stava riservando un trattamento «ingiusto».

Il mandato del 75enne Zuma sarebbe finito tra 14 mesi e le prossime elezioni sono in agenda per aprile 2019. Il capo dello Stato, a quanto era emerso, aveva chiesto di restare in sella almeno altri tre-sei mesi. Ma il suo destino politico era segnato.

La giornata di oggi, in Sudafrica, è stata convulsa. Il partito di governo sudafricano, l'African national congress (Anc), si è preparato a un voto di sfiducia in Parlamento nei confronti del presidente Jacob Zuma proprio per questo giovedì. Paul Mashatile, alto dirigente dell'Anc, ha detto che l'obiettivo è rimuovere Zuma per consentire al vicepresidente Cyril Ramaphosa, da dicembre leader del partito che fu di Nelson Mandela, di prendere il suo posto.

Mashatile ha affermato che Zuma ha una scadenza per rispondere entro oggi alla richiesta di dimissioni avanzata dall'Anc: "Non possiamo far aspettare più a lungo il Sudafrica", ha detto il dirigente riferendosi all'uscita di scena del presidente sotto accusa per corruzione e abusi. Il mandato del 75enne Zuma finisce tra 14 mesi e le prossime elezioni sono in agenda per aprile 2019. Zuma non appariva propenso a ritirarsi immediatamente dalla presidenza e pensava di chiedere una scadenza da tre a sei mesi. Ma poi ha deciso di dimettersi.


Stamane, peraltro, con una tempistica che non appare casuale l'unità criminale della polizia sudafricana ha annunciato l'arresto di un esponente della controversa famiglia Gupta, oltre a perquisizioni in diverse proprietà dei potenti imprenditori indiani strettamente legati ad alcuni dei maggiori scandali relativi allo stesso Zuma. Un comunicato a firma della Hawks (Unità criminale d'urgenza del Sudafrica) riferisce che "i raid in corso da questa mattina sono collegati all'inchiesta sulla fattoria Vrede". Si tratta di un progetto di costruzione di una vasta proprietà agricola a Estina, nei pressi di Vrede, nel Free State, che sulla carta avrebbe dovuto aiutare agricoltori neri in difficoltà.

In realtà dall'inchiesta è emerso che i Gupta avrebbero intascato milioni di dollari dallo Stato per realizzare l'infrastruttura. Agenti di polizia hanno perquisito in particolare il mega complesso blindato dei Gupta, nel quartiere dello zoo di Johannesburg. Uno dei tre fratelli è finito in manette assieme ad altre due persone.

Secondo gli inquirenti, i Gupta - che negano ogni addebito - avrebbero sfruttato la loro vicinanza a Zuma per aggiudicarsi contratti governativi multimilionari, accedere a informazioni riservate e perfino influenzare nomine ministeriali. I presunti rapporti tra i Gupta e Zuma hanno contribuito ad aumentare la pressione sul presidente affinché rassegni le dimissioni.

Con Zuma al potere (ma anche prima con Mbeki), l’Anc non è riuscito a fare del "black empowerment", il trasferimento dei poteri ai neri, una vera politica di emancipazione per milioni di diseredati. A beneficiarne sono stati in pochi, e le nuove generazioni di neri ricchi vivono fianco a fianco ai ricchi bianchi, blindati nei loro residence controllati da guardie armate. La sera frequentano gli stessi locali, vanno in vacanza negli stessi posti. I poveri sono invece confinati negli insediamenti informali, le township, prive di accesso a servizi di base: la fa da padrone la violenza, e scuole e sanità continuano ad avere standard minimi. Zuma pagherà anche per questo.

 

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Israele. La polizia: incriminate Netanyahu. Lui: «Sono innocente»


Barbara Uglietti smercoledì 14 febbraio 2018
Indagini per corruzione: è sospettato di aver accettato regali di lusso da ricchi benefattori per favorire i loro interessi e per l'accordo con un quotidiano. «Niente elezioni anticipate»

La polizia israeliana ha raccomandato l’incriminazione del premier Benjamin Netanyahu per corruzione in relazione a due inchieste nelle quali è indagato: il “Case 1000”, in cui è sospettato di aver accettato regali di lusso da ricchi benefattori per favorire i loro interessi; e il “Case 2000”, secondo il quale avrebbe tentato di stringere un accordo con il quotidiano Yedioth Ahronoth per assicurarsi una copertura favorevole, promettendo in cambio di danneggiare il giornale rivale, Israel Hayom . «Ci sono evidenze sufficienti contro il premier», ha spiegato un portavoce della polizia. Netanyahu ha sempre smentito tutto. Nei giorni scorsi, ha apertamente messo in dubbio la correttezza del commissario di polizia e degli altri alti ufficiali incaricati dell’inchiesta.

E ieri si è rivolto alla Nazione con un discorso in diretta, proclamando la sua innocenza. «Siccome io so la verità – ha detto in Tv –, tutto si concluderà con un nulla di fatto. Queste raccomandazioni non hanno alcun valore giuridico in un Paese democratico. Non è la polizia che decide, ma la magistratura». «Continuerò a guidare Israele in modo responsabile e leale – ha concluso –. Ho lavorato tutta la vita per Israele, non per i sigari degli amici né per una migliore copertura mediatica». La decisione di accusare formalmente Netanyahu dipende ora solo dal procuratore generale Avishaï Mandelblit. La ministra della Giustizia, Ayelet Shaked, ha già detto che un capo del governo sotto accusa non è obbligato a dimettersi. Netanyahu, 68 anni, è primo ministro dal 2009.

"Voglio rassicurare i cittadini che il governo di coalizione è stabile. Nessuno, né io né altri, progetta di andare ad elezioni anticipate - ha spiegato stamani il premier -. Continueremo a lavorare fino alla fine del mandato". Netanyahu ha anche aggiunto che "l'indagine della polizia" nei suoi confronti "è piena di buchi, come una groviera".

Intanto, i giudici israeliani del tribunale militare nella base di Ofer, in Cisgiordania, hanno disposto un processo a porte chiuse per Ahed Tamimi, l’adolescente palestinese in carcere da fine dicembre per aver schiaffeggiato due militari israeliani. Secondo il legale della famiglia, «vogliono che tutto si svolga lontano dai riflettori».

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