Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / La chiesa italiana verso il sinodo: un'occasione per liberarsi dal clericalismo e dal fanatismo senza futuro”, di Riccardo Cristiano

La chiesa italiana verso il sinodo: un'occasione per liberarsi dal clericalismo e dal fanatismo senza futuro”, di Riccardo Cristiano

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 03/05/2021 09:25
Sarà certamente un evento ecclesiale su tematiche ecclesiali, ma visto il momento di profonda crisi nazionale, civile e morale, sarà anche un evento culturale e quindi nazionale…

La Chiesa italiana, dopo sei anni di cocciuta resistenza alla richiesta di Francesco, che la ripete dal 2015, ha accettato a denti stretti di imboccare per la prima volta la strada del sinodo nazionale. Il sinodo è l’unico momento in cui i laici sono coinvolti nelle determinazioni della loro Chiesa come i presbiteri, allo stesso identico modo. Una rivoluzione per una Chiesa che solo con il Concilio ha cominciato a scoprire la sinodalità, mentre sin lì è sempre stata gerarchica e clericale. 

Sarà certamente un evento ecclesiale su tematiche ecclesiali, ma visto il momento di profonda crisi nazionale, civile e morale, sarà anche un evento culturale e quindi nazionale. Per capire la portata “culturale” di evento come il sinodo della Chiesa italiana occorre però qualche esempio capace di farci rendere conto di cosa sia la “cultura di un popolo”.

Facciamo l’esempio della Rai, tanto a lungo definita la “principale azienda culturale italiana” e che ha fatto tanti anni fa la nostra lingua comune. Esisteva, certamente, ma che qualcuno la abbia parlata tutti i giorni dentro le nostre case, magari all’ora di cena, l’ha resa davvero “nazionale”. La lingua italiana è diventata quel che è oggi grazie alla Rai, alla televisione.  Sempre nel tempo del monopolio la Rai ha prodotto cultura anche in altro modo: per quanti italiani la Russia  è ancora associabile e associata al volto e alla voce di Demetrio Volcic? E l’America non è forse nel nome, il saluto e la voce di Ruggero Orlando? Qui non è più soltanto il fattore oggettivo del “mezzo”, ma l’uso del mezzo a fare cultura: sono due esempi di come il “servizio pubblico” ha servito e formato il pubblico, la sua conoscenza, la sua cultura. La principale azienda culturale italiana ha fatto la nostra cultura, ci ha accompagnato nella conoscenza formando una conoscenza che è stata valore collettivo.

Passati quei tempi, entrati nell’epoca del pluralismo informativo, l’offerta più ampia non ha corrisposto a maggiore conoscenza. E’ cambiato il modello, per tutti. Più che conoscenza è stato più intrattenimento il modello prevalente. Qui non c’è un giudizio sulle nuove professionalità; il diverso modello non ha ridotto l’impegno, ma l’assenza di una storia umana con la quale ricostruire un percorso culturale, russo, americano o cinese o di altre aree del mondo, ha segmentato, ridotto, minimizzato la nostra conoscenza di massa. La televisione-intrattenimento ha ridotto il valore del racconto, amplificando semmai quello della notizia senza contesto.

L’importanza della televisione nella nostra formazione culturale non può essere staccata da altri fattori, e certamente la religione è uno di questi, ancor più importante.   Anche qui l’Italia è entrata in una fase di autentico pluralismo religioso, che arricchendo l’offerta ha anche arricchito la società. Certamente però l’Italia, più di quanto sia “della Rai” nel campo della cultura televisiva, è culturalmente un Paese a prevalenza cattolica, Anche qui l’offerta religiosa più ampia e variegata ha richiesto al cattolicesimo di rinnovare il suo radicamento “culturale” nel Paese. Impresa che non sembra riuscita. Le sfide e gli snodi sono stati tantissimi, ma non sempre sono stati affrontati in modo convincente. Per restare nel parallelo che abbiamo scelto, siamo partiti dal “Peppone e Don Camillo” come esempio di un Italia tra due culture, per arrivare a “Don Matteo”, rimando a un desiderio che parla poco della realtà ecclesiale.

La sfida culturale è diventata sempre più grande negli ultimi tempi, ma la Chiesa non l’ha interpretata in termini culturali, quanto di “progetto culturale”. Davanti alla sfide della società consumista, affermatasi dagli anni Settanta/Ottanta, la nostra Chiesa ha cercato più nel clericalismo di rinforzare la sua presenza in un rapporto con il potere che dopo la stagione referendaria non rafforzasse la sua percezione di marginalità.

 Le grandi battaglie del tempo ruiniano sono apparse così una riaffermazione della valenza del cattolicesimo in virtù di alcuni “no” a legislazioni che intaccavano spazi: sono state le grandi questioni legate alla bioetica nelle quali fondamentalmente a una visione da “diritti dell’uomo” si contrapponeva una visione da “diritti di Dio”. Se la sinistra non si è accorta che ormai il clerico-fascismo non c’era più e che il nuovo potere consumista richiedeva una diversa contestazione pena diventare conformisti, la Chiesa non ha voluto vedere che se c’era una sfida “scristianizzante” questa non si sconfiggeva aggrappandosi alle istituzioni in nome di “linee rosse” non valicabili, ma tornando nella società. E’ come se avesse perso i suoi Volcic o Orlando, i volti capaci di incarnare storie, per diventare i depositari di un 8permille dato per dovere normativo, come il canone.  

La pandemia ha posto a tutti l’enormità del problema culturale derivante da entrambe le crisi. Dominata dalla “cultura di sinistra” e della “cultura cattolica” parimenti incapaci di fronteggiare e sfidare nella società i disvalori dell’epoca consumista, la società italiana è finita in balia di una crisi valoriale che poi è diventata crisi antropologica.

Il consumismo ha portato alla decrescita mentre la sinistra si ostinava a parlare di diritto alla contraccezione, ormai assodata anche per le nonne, ma incapace di dare una prospettiva di vita a chi non crede più nel futuro, nel nostro futuro. Il rifugiarsi nei diritti civili è stato così per la sinistra un fuggire dall’impossibilità di confrontarsi con i diritti sociali in un’epoca  in cui ha perso contatto con il territorio, ha acquisito una cultura consumista più per necessità conformista (dopo il fallimento sovietico) che per scelta culturale e la crisi oltre che elettorale è diventata anche di identità.

La perdita di contatto con il territorio della sinistra ha riguardato anche la Chiesa che ha risposto alla crisi delle vocazioni con un accentuato clericalismo.  Sempre più rintanata in una autoreferenzialità che ha prodotto burocratizzazione, centralità degli uffici, la Chiesa italiana si è così scelta una sua ridotta, quella dei cosiddetti valori non negoziabili, una teoria che sembra comportare l’esistenza di valori negoziabili. 

Ora il sinodo, che Francesco vuole diffuso sul territorio, costringerà il mondo cattolico a confrontarsi con un Paese in crisi di identità. E’ questa la grande opportunità che viene offerta a tutti, non esistendo un altro riferimento culturale in questo Paese come la “cultura cattolica”. Non sarà possibile non cercare nella solidarietà le ragioni del nostro vivere insieme. Ma questa solidarietà necessaria riscoprirà territori abbandonati, emergenze rimosse, urgenze lasciate alla cura di alcuni. Fronteggiare la pandemia con questa cultura consumista e individualista è impossibile. Ognuno potrà conservare il suo orientamento politico, la sua visione sociale o economica, tutto serve fuorché un partito cattolico, perché solo riscoprendo il valore di essere insieme, di considerasi insieme, si potrà ritrovare un’identità nazionale. Questa prospettiva riportando al centro i territori e la necessaria solidarietà tra di loro darà ai cattolici il modo di riscoprire anche la solidarietà con gli altri: non avremo solidarietà senza esserlo. 

Questo valore che aiuta comporta anche il bisogno di riconoscere gli altri come portatori di un qualcosa che ci arricchisce, sempre. Si coglie qui il valore profetico di quanto disse Francesco nel 2015, chiedendo per la prima volta il sinodo italiano: “L’ho detto più di una volta e lo ripeto ancora oggi a voi: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti.” Non è questo l’unico rimedio possibile per l’Italia ridotta senza partiti, con sindacati a dir poco appassiti in ristretti ambienti di lavoro garantiti, con quartieri senza ritrovi, luoghi di riflessione comune?

Per la Chiesa la prima tentazione da sconfiggere è illudersi di potersi salvare da soli, con le proprie strutture, legalizzando e burocraticizzando la Chiesa. 

La seconda tentazione da sconfiggere è lo spiritualismo intimistico. Dunque la vera sfida, quella che riguarda tutta Italia, è quella indicata anni fa da Bartolomeo Sorge sulla rivista che lo aveva reso uno dei più autorevoli intellettuali italiani, La Civiltà Cattolica: “la difficile sfida – richiamata dal Papa anche a Firenze – meritevole di essere affrontata in un autorevole dibattito sinodale riguarda le implicazioni etiche e comportamentali dei fedeli, all’interno della crisi spirituale e culturale senza precedenti in cui si dibatte l’Italia. La Chiesa – ha detto papa Francesco – sappia anche dare una risposta chiara davanti alle minacce che emergono all’interno del dibattito pubblico: è questa una delle forme del contributo specifico dei credenti alla costruzione della società comune. I credenti sono cittadini”. I credenti sono cittadini.... Vivono con noi! Sorge scriveva prima della pandemia, è chiaro che oggi questa urgenza è ancora più evidente e decisiva per tutti. Che Chiesa servirebbe? 

Un’intervista di padre Antonio Spadaro a Giuseppe De Rita fissa i termini di cosa potrebbe essere domani ricordandoci quello straordinario momento del Primo Convegno, il 1976: “ Quando mi misi al lavoro per la preparazione del Primo Convegno (ecclesiale, unico evento della storia ecclesiale italiana aperto ai laici), dentro l’ambiguità difficile di quella società, vedevo serpeggiare nella Chiesa italiana un’inarrestabile tendenza al masochismo, che assumeva prevalentemente due connotazioni: la prima, quella di una Chiesa che andava al macello, sbagliando più o meno coscientemente tutte le sortite pubbliche con una baldanza di atteggiamento che definivo «fanfaniana» e che contrastava con la problematicità un po’ angosciata che filtrava dalla Santa Sede. La seconda forma di masochismo erano le catacombe minoritarie delle riaffermazioni di principio, delle testimonianze, dei richiami teologici, delle obbedienze, delle comunioni ecclesiali con i superiori, con atteggiamenti di fanatismo di difesa, di quadrato, senza grinta di conquista e di futuro, senza speranza, potrei dire. Ecco, questo mi sembra fosse il punto emotivamente più evidente: la mancanza quasi assoluta del senso del futuro e della speranza: mancanza stravolgente per la Chiesa che, se vive di storia e tradizione, ancor più vive, o dovrebbe vivere, di futuro e di speranza”.

https://www.globalist.it/life/2021/04/29/la-chiesa-italiana-verso-il-sinodo-un-occasione-per-liberarsi-dal-clericalismo-e-dal-fanatismo-senza-futuro-2079430.html

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

La fatica di essere nel mondo. Lettera sul discernimento

Un po’ imitando don Milani e la sua lettera a una prof.ssa, con amici di Vicenza abbiamo scritto insieme una lettera sul discernimento e il nostro essere nel mondo. Per disponibilità copie info al 333 8465594, 0444 226530, 080 5014906 


 

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 127
(2022- Anno XVIII)

quadratino rosso Tema: La vita quotidiana

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). In preparazione.

 

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 settembre 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.