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La bussola che mi orienta, di Nichi Vendola

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 18:57
La questione delle “radici”, del rapporto della sinistra con una storia, con una tradizione insieme nobile e difficile. Una storia intessuta da donne e uomini che hanno lasciato, ognuno di essi nelle condizioni date del proprio tempo...

 

Sono grato a Barbara Spinelli perché, nel commentare il dibattito tra i candidati alle primarie del centrosinistra, solleva con il consueto rigore analitico una questione per me fondamentale. Che ha a che vedere con l’idea stessa di politica, quella che precede ogni programma e ogni tornata elettorale, e che dà alla politica stessa un senso reale, oggi in gran parte smarrito. La questione delle “radici”, del rapporto della sinistra con una storia, con una tradizione insieme nobile e difficile. Una storia intessuta da donne e uomini che hanno lasciato, ognuno di essi nelle condizioni date del proprio tempo, quel segno di arricchimento che ci ha fatto compiere passi in avanti sul campo di battaglia del lavoro e dei diritti, dell’ambiente e delle libertà. E che fungono per me come una bussola, appunto, capace di un orientamento, culturale e morale più ancora che politico.

 

Ho sentito il bisogno l’altra sera, rispondendo a una di quelle domande lampo che esigono risposte lampo secondo i canoni televisivi vigenti, di indicare il nome di Carlo Maria Martini. Come ho imparato da Pasolini la critica corrosiva e anticipatrice della società consumistica volta ad un effimero benessere, da Altiero Spinelli l’idea fondativa di un’Europa come terreno di democrazia dei popoli, da Alex Langer la ricerca di una conversione di un intero modello di sviluppo sociale e da Enrico Berlinguer l’idea di sobrietà e moralità dell’agire politico, così sento di aver appreso dal magistero del Cardinal Martini qualcosa che può rendere più saldo il mio orientamento nel procedere dinanzi ai chiariscuri del tempo presente. Qualcosa di profondamente politico, perché riguarda il senso della vita e della morte, del diritto della persona dinanzi ad esse e del ruolo e dei confini delle istituzioni, della stessa pervasività della tecnica verso l’inalienabile diritto del singolo di decidere del proprio destino umano.

Pronunciando il nome di un uomo della Chiesa e di un maestro di spiritualità non ho certo inteso ascriverlo al catalogo della politica della sinistra, neppure sostituirlo per “imbarazzo e vergogna” alle altre figure della grande famiglia politica europea cui sento in pieno di appartenere. Famiglia che contiene certamente ognuno dei nomi che Barbara Spinelli richiama, da Calamandrei a Ernesto Rossi, da Federico Caffè a Vittorio Foa e potrei aggiungere Franco Basaglia, Lucio Lombardo Radice, Riccardo Lombardi, Pietro Ingrao, padre Ernesto Balducci. Non sono per me nomi di un mosaico indistinto, sono vite e storie, insegnamenti di un cammino contrastato e faticoso verso l’ansia di una emancipazione che parla al tempo presente. Quel presente che oggi sentiamo così eternamente inconcluso e sospeso, ma che contiene in sé – come ci ammoniva Sant’Agostino – i tre tempi dell’umano. La politica a cui tendo è per me quella che ha in sé nel presente la “radice” del passato e la speranza di cambiamento del futuro.

fonte: La Repubblica

 

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