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La bellezza, la verità e la giustizia: la vaccinazione e la lecita paura, di Massimo Serio

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 29/12/2020 09:05
“Era il 27 dicembre del 2020, lo chiamarono V-Day e segnò l’inizio della fine della pandemia da coronavirus, che aveva mietuto centinaia di migliaia di vittime, milioni di malati ed una catastrofe sociale mai vista dopo la seconda guerra mondiale”…

Immagino così, compendiate in queste parole, il titolo di un capitolo in un libro di storia quando, tra qualche anno, l’epidemia diventerà un ricordo indelebile ed una pagina da leggere nella sezione della contemporaneità. L’allestimento dei preparativi con immagini, video ed interviste aggiorneranno gli almanacchi per indicare un nuovo trionfo dell’umanità. Per questo quanto abbiamo vissuto il 27 dicembre scorso, non è stata un’inutile e banale parata in quanto anche l’aspetto emotivo appartiene alla comunicazione efficace per un “nudge vaccinale”. È giusto far percepire che è giunto il tempo in cui tutti dobbiamo sentirci coinvolti. È arrivato il momento di abbandonare le gradinate e scendere in campo per giocare la nostra partita. È la nostra occasione, in cui da semplici tifosi siamo convocati come giocatori per vincere assieme l’unica battaglia. Per questo è bello sentirsi parte integrante di questa campagna vaccinale. Non è più il tempo di guardare dalle finestre, di applaudire gli altri dai balconi. Ora tocca a noi uscire dalle nostre abitazioni e fare la nostra parte. Fino a ieri con la profilassi non farmacologica, da oggi con un alleato in più: i vaccini.

La verità che i vaccini sono stati sviluppati in tempi record, non deve far passare inosservato il dato oggettivo che non ci sono stati sconti sulla sicurezza. Le varie fasi sono state tutte rispettate, per cui la tossicità è stata già esclusa. L’efficacia in vitro e in vivo in scala ristretta è incoraggiante, in vivo su larga scala sarà da monitorare, così come per i tempi di immunizzazione sarà necessaria l’osservazione periodica dei titoli anticorpali. È un inizio, ma avrà un seguito sicuramente promettente. La verità sui vaccini passa anche dal dover spiegare che alcuni (2) sono stati sviluppati con una metodica nuova (mRna virale da inoculare), gli altri con metodo canonico. 

Entrambe sono risultate sicure e grandemente efficaci su esseri umani in fase di sperimentazione clinica, per cui non ci sono rischi nuovi rispetto a quelli già conosciuti per tutti gli altri farmaci e vaccini. Un caso a parte meriterebbe la spiegazione del vaccino a mRna (Pfizer-BioNTech e Moderna) che sarà inoculato nel primo trimestre del 2021. In questo caso si tratta di materiale genetico che inoculato nella cellula muscolare umana, sarà codificato dai ribosomi cellulari presenti nel citoplasma, senza poter entrare in contatto con il Dna nucleare, e quindi con nessun rischio di poterlo modificare tramite un processo di integrazione. 

Questo perché nelle cellule eucariote umane il processo è unidirezionale (Dna-mRna-proteine) e perché non sono dotate di trascrittasi inversa (come i virus appartenenti alla famiglia dei Retroviridae), un enzima che ritrascrive l’Rna virale in Dna (provirus) che a quel punto può integrarsi al Dna della cellula ospite producendo nuovi virioni. Come è evidente, la verità sui vaccini è difficile da spiegare se non ci sono le basi biologiche e genetiche che solo una facoltà di Medicina può offrire, per cui è necessario spiegare attentamente i singoli passaggi a chi dovrà sottoporsi all’immunoprofilassi per evitare lecite paure.

Proprio la paura è un elemento da non trascurare perché dal punto di vista morale, psicologico e giuridico, quando è grave, può essere considerata un’attenuante perché può inficiare fortemente le scelte libere di una persona. Per questo motivo non servono pericolosi venti di punizione e di vendetta nei confronti di chi vive già nel timore e nel dubbio della vaccinazione. Fidarsi del trattamento farmacologico è sempre difficile, anche quando si è malati, e lo è ancora di più quando si è sani.

Per questo non è corretto affermare che “se non ti vaccini, non ti curo”. Delineare la concreta possibilità di evitare la somministrazione di un trattamento farmacologico e/o di “sostegno ventilatorio” in caso di necessità, significherebbe punirlo con una condanna a morte. Ed è fuori da ogni contesto di giustizia umana. Non fosse altro che con un buon livello di vaccinazione, la risposta sanitaria comincerà a poter soddisfare la domanda, senza andare in affanno. Ma non solo. Come affrontare situazioni di emergenza-urgenza? Come si potrebbe effettuare una verifica immediata dell’avvenuta vaccinazione, in situazioni di estrema urgenza ed emergenza? Già si riscontra un evidente difficoltà nel reperire le Dat di un paziente quando si presentano situazioni decisionali da risolvere in brevissimo tempo, ancora peggio potrebbe verificarsi per ricavare una certificazione dell’avvenuta vaccinazione.

Stessa cosa vale quando si dice “se non ti vaccini, pagati le cure”. Se una persona con un forte e reale timore per un trattamento farmacologico, decide di non vaccinarsi, e magari non ha i mezzi economici, lo condanniamo alla morte? Un SSN fondato su uguaglianza, equità e universalità, sarebbe ancora tale se chiedesse la contribuzione economica per erogare le cure essenziali? Davvero non dovrebbero essere erogati i trattamenti idonei per salvare una vita, se quella persona non avesse la concreta possibilità di pagarsi il surplus che gli spetterebbe come punizione per non aver aderito alla vaccinazione? E non vale nessun paragone con il ticket che già è previsto dal nostro SSN…

Davvero le uniche soluzioni eticamente accettabili risultano essere quelle della punizione e della vendetta? Davvero non ci accorgiamo che sono proposte rancorose, che acuiscono il conflitto sociale e che provocherebbero ulteriori divisioni all’interno di una società così fortemente frammentata? Non consentono di aprire un dialogo fecondo, foriero di prospettive nuove anche per chi “oggi” ha deciso di non vaccinarsi, ma non esclude di poterlo fare “domani”. Alimentare canali di comunicazione, cercando di comprendere seriamente le motivazioni del diniego vaccinale, è la strada maestra. 

L’ermeneutica della paura, anche se rivestita come il giusto pegno per azioni irresponsabili, non è assolutamente risolutiva perché come abbiamo visto, determina delle aporie impossibili da risolvere. Non ci sono altre strade percorribili, nemmeno quella della punizione che diverrebbe reale nella misura in cui “il non vaccinarsi” venisse configurato come reato. Un capitolo che si potrebbe aprire qualora il decisore politico legiferasse per l’obbligatorietà della vaccinazione o emanasse un decreto con indicazioni chiare verso coloro i quali decideranno di non sottoporsi alla profilassi vaccinale.

Allora bisognerebbe esplicitare chiaramente il presupposto implicito da cui si è partiti: questo virus non si può rincorrere, ma solo anticipare.

In tanti lo hanno capito, per questo decideranno di vaccinarsi, convinti di non fare da cavie ma di diventare scudo di immunità anche per quelli che non potranno o non vorranno vaccinarsi. Pochi saranno quelli che alla fine decideranno di non sottoporsi alla vaccinazione, ai quali bisognerebbe dire in modo accorato che stanno perdendo una grande occasione di responsabilità civile per cooperare assieme all’unico obiettivo: ritornare ad una relativa “normalità”. Invece moltissimi sono gli indecisi che sentono il bisogno di essere rassicurati, che si irrigidiscono dinanzi alle continue minacce, che vorrebbero capire di più sulla funzionalità e le modalità della profilassi. Senza incutere paura, molti di questi scioglierebbero i dubbi e si presterebbero alla vaccinazione.

Guardiamo avanti con fiducia. Rimanere nelle proprie ideologie o accusare continuamente non è la strada migliore da percorrere. Anzi il post-pandemia, che speriamo di vivere presto, ci chiede la cortesia di cambiare registro.

[presbitero, Dottorando in Morale presso Accademia Alfonsiana di Roma]

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