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La bellezza argine contro rancore e nazionalismi, di Jorge Bergoglio

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 21/10/2019 08:16
Il Papa all’inaugurazione in Vaticano del nuovo museo etnologico e di una mostra sull’Amazzonia…

La bellezza come medicina che unisce e «invita a vivere la fratellanza umana, contrastando la cultura del rancore, del razzismo, del nazionalismo». Un’eco della famosa frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” è risuonata nei Musei vaticani venerdì pomeriggio 18 ottobre. L’hanno rievocata le parole usate da Papa Francesco, che cita spesso lo scrittore russo, per rimarcare l’universalità dell’arte come antidoto a quelle «culture selettive, culture di numeri chiusi», che «sono sempre in agguato»; mentre molte «buone iniziative si possono fare grazie all’arte, riuscendo a superare anche le barriere e le distanze».

Il Pontefice si è recato a visitare il nuovo allestimento del Museo etnologico e una mostra dedicata all’Amazzonia, proprio in occasione dell’assemblea speciale del Sinodo, di cui si sta chiudendo la seconda settimana di lavori. E mentre il relatore generale, i segretari e la commissione preparano il progetto del documento finale a partire dalla fusione in un unico testo di tutti i contributi, varie iniziative si svolgono in Vaticano e a Roma con la partecipazione dei rappresentanti dei popoli indigeni convenuti per l’assise sinodale. 

La mattina di sabato 19 una Via crucis si è snodata lungo via della Conciliazione; mentre nel pomeriggio sono in programma nell’atrio dell’Aula Paolo VI un seminario a cura della Fondazione Ratzinger e un concerto di musiche tradizionali boliviane. Perché anche così si rende visibile una ferma convinzione di Francesco, ribadita proprio durante la visita ai Musei vaticani, che «tutti i popoli sono qui, all’ombra della cupola di San Pietro, vicini al cuore della Chiesa e del Papa».

http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-bellezza-argine-contro-rancore-e-nazionalismi

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Venerdì, 18 ottobre 2019 

Cari amici,

saluto cordialmente tutti voi e ringrazio il Cardinale Bertello per le sue parole.

Mi piace pensare che quello che oggi inauguriamo non sia semplicemente un Museo, nella sua concezione tradizionale. Infatti ho trovato opportuno il nome che è stato scelto per questa raccolta, così evocativo: Anima mundi. L’anima del mondo. Penso che i Musei Vaticani siano chiamati a diventare sempre più una “casa” viva, abitata e aperta a tutti, con le porte spalancate ai popoli del mondo intero. Musei Vaticani aperti, a tutti, senza chiusura. Un posto dove tutti possano sentirsi rappresentati; dove percepire concretamente che lo sguardo della Chiesa non conosce preclusioni.

Chi entra qui dovrebbe sentire che in questa casa c’è spazio anche per lui, per il suo popolo, la sua tradizione, la sua cultura: l’europeo come l’indiano, il cinese come il nativo della foresta amazzonica o congolese, dell’Alaska o dei deserti australiani o delle isole del Pacifico. Tutti i popoli sono qui, all’ombra della cupola di San Pietro, vicini al cuore della Chiesa e del Papa. E questo perché l’arte non è una cosa sradicata: l’arte nasce dal cuore dei popoli. È un messaggio: dal cuore dei popoli al cuore dei popoli.

Qui dovrà anche sentire che la “sua” arte ha lo stesso valore ed è curata e custodita con la stessa passione che si riserva ai capolavori del Rinascimento o alle immortali sculture greche e romane, che richiamano ogni anno milioni di persone. Qui troverà uno spazio speciale: lo spazio del dialogo, dell’apertura all’altro, dell’incontro.

Apprezzo che l’allestimento realizzato, e per il quale ringrazio quanti vi hanno lavorato – curatori, architetti, ingegneri e operai, tutti! –, sia nel segno della trasparenza. È un valore importante la trasparenza, soprattutto in una istituzione ecclesiale. Ne abbiamo sempre bisogno! In queste vetrine troveranno spazio, nel corso del tempo, migliaia di opere provenienti da ogni parte del mondo, e questo tipo di allestimento intende metterle quasi in dialogo tra di loro. E siccome le opere d’arte sono l’espressione dello spirito dei popoli, il messaggio che si riceve è che bisogna sempre guardare ad ogni cultura, all’altro, con apertura di animo e con benevolenza.

La bellezza ci unisce. Ci invita a vivere la fratellanza umana, contrastando la cultura del rancore, del razzismo, del nazionalismo, che è sempre in agguato. Queste sono culture selettive, culture di numeri chiusi.

Pochi mesi fa, da questo Museo, sono partite alla volta di Pechino alcune opere di arte cinese. E prima altre avevano raggiunto alcuni Paesi islamici… Quante buone iniziative si possono fare grazie all’arte, riuscendo a superare anche le barriere e le distanze.

Vorrei oggi ringraziare coloro che ogni giorno si prendono cura di queste opere così preziose: il Curatore del Museo Anima Mundi, padre Nicola Mapelli, che è un missionario del PIME – e questo è molto coerente! –; le restauratrici del Laboratorio Polimaterico, e tutti quanti collaborano a questo lavoro. Grazie a tutti!

E grazie anche per aver voluto inaugurare questo nuovo allestimento con una mostra speciale dedicata all’Amazzonia, proprio nei giorni in cui stiamo vivendo il Sinodo dedicato a questa regione. E per questo ringrazio anche i Missionari della Consolata, i Salesiani, i Cappuccini, i Saveriani: diversi carismi che si sono incontrati in nome dell’Amazzonia.

Possa questo Museo Etnologico custodire nel tempo la sua identità specifica e ricordare a tutti il valore dell’armonia e della pace tra i popoli e le nazioni. E possa l’arte qui raccolta far risuonare la voce di Dio in quanti visiteranno questa collezione. Grazie tante.

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