Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / L’Italia  s’è desta e protesta, di Barbara Lucini

L’Italia  s’è desta e protesta, di Barbara Lucini

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 29/10/2020 09:57
Le proteste che da venerdì 23 ottobre stanno interessando varie città e paesi in Italia sono il prodotto costruito dalla gestione dell’emergenza in Italia…

Di emergenza infatti ancora si parla: con uno stato di emergenza prorogato a luglio e che, nonostante i margini di intervento nei mesi estivi, non ha prodotto risultati apprezzabili per quanto concerne la gestione della crisi – quale essa è ora – e non di una emergenza, individuata in una durata temporale circoscritta e supportata dall’ampia letteratura di crisis management.

La pressione comunicativa traspare anche dalla scelta delle parole come per esempio “urgenza”, “interventi immediati”, che se potevano essere la cifra stilistica e comunicativa delle prime settimane di diffusione epidemica, ora diventano una ripetizione alla quale pochi prestano attenzione, essendo quest’ultima sempre più indirizzata alla comprensione delle “nuove misure urgenti da adottare per il superamento dell’emergenza.”

La comunicazione della crisi, la scelta delle parole, tempi, strategie, metodi sono fondamentali per la gestione efficace e resiliente di eventi critici, mentre se attuate in modo inadeguato e inopportuno producono effetti negativi e deleteri sulla società colpita. Il risultato ultimo e più drammatico è quello di aggiungere caos e incertezza, producendo un maggiore senso diffuso di disorientamento e impotenza.

Le proteste che sono iniziate da qualche giorno in Italia, in seguito alla decisione di un lockdown parziale finalizzato alla speranza di non essere costretti ad una decisione ancora più stringente, portano alla luce elementi interessanti, quali:

  1. vi è stata una fase di incubazione piuttosto lunga (dove probabilmente hanno agito forme più strutturate di estremismo come Forza Nuova a Napoli) e proprio perché meno visibile e violenta, non ha portato alla considerazione del potenziale rischio;
  2. la violenza si è manifestata in molte piazze italiane, ma non sempre è stata segno di forme di estremismo organizzato. La rabbia e la frustrazione sociale sono un fattore di innesco importante per chi sa approfittarsene, cogliendo soprattutto le opportunità determinate da vuoti istituzionali, presenti ben prima della pandemia. In riferimento a questo, è utile ricordare che già durante l’estate, giornalisti e ricercatori stranieri parlavano di lobby delle proteste – concetto differente e semanticamente più adeguato rispetto alle definizioni di professionisti delle proteste o degli scontri, categorie queste che verrebbero quindi assunte come legittime e sistematizzate nell’alveo di figure professionali. Questa poca considerazione delle dinamiche citate ha chiarito la scarsa attenzione a processi sociali e comunicativi già presenti da mesi in forme di segnali deboli, poco strutturati ma ben visibili e interpretabili sia online sia offline. In particolare, è mancata la comprensione di fenomeni sociali di polarizzazione, non necessariamente di violenza estremista, che se uniti alle vulnerabilità pregresse dei differenti contesti sociali possono portare alle esplosioni di aggressività di questi giorni;
  3. la generalizzazione degli orientamenti della piazza e l’attribuzione di indirizzi politici estremisti come per esempio il caso di Napoli e di Forza Nuova, può portare ad una scarsa comprensione degli altri aspetti che gravitano intorno alle proteste anti – lockdown. Come ad esempio, il fatto che non tutte le proteste sono caratterizzate da violenza reale, alcune presentano atteggiamenti aggressivi che non raggiungono però il livello di violenza agìta.

 

Da una prospettiva culturale in queste proteste è possibile notare un alto livello di commistione, osservabile dalla partecipazione di appartenenti a gruppi più estremisti (destra, sinistra, ultras), ma anche dalla presenza di cittadini comuni provati da misure on – demand,  da una carente gestione della crisi e da una inefficace comunicazione istituzionale e giornalistica della crisi.

Inoltre, gli studi più recenti sui movimenti sociali e le proteste globali supportano la riflessione che molto spesso, le proteste non presentano coerenze ideologiche identificabili in modo sistematico: la ricerca forzata di questo collegamento è un ulteriore elemento di debolezza interpretativa.

Sottodimensionare la complessità socio – culturale di queste proteste, significa decidere di interpretarle solo da un’unica posizione, probabilmente quella che si considera vincente,  dimenticando gli effetti che tali manifestazioni più o meno violente, possono generare a livello sociale e politico.

In un quadro più ampio, queste proteste sono comprensibili alla luce della mancanza di un piano unitario nazionale nella gestione di questa pandemia: è venuta meno una visione d’insieme che avrebbe permesso di produrre interventi efficaci e duraturi nel tempo, così come è stata assente la conoscenza dei processi collettivi, sociali pregressi e la considerazione degli effetti a cascata e interdipendenti, promossi dalle scelte attuate per gestire una crisi.

Per quanto concerne il chiaro fallimento delle attuali linee di gestione della pandemia, le parole di J. Diamond (2005) chiariscono la questione: “vi propongo, invece, di esaminare insieme una serie di fattori che potrebbero essere alla base del fallimento. Li dividerò in quattro categorie, qui delineate per sommi capi: il gruppo non riesce a prevedere il sopraggiungere del problema; non si accorge che il problema esiste; se ne accorge ma non prova a risolverlo; cerca di risolverlo ma non ci riesce”.

E’ proprio avendo in mente questa prospettiva, che le proteste di questi giorni non stupiscono, perché sono il risultato e l’effetto delle decisioni comunicative e di gestione dell’emergenza, percepite come inadeguate rispetto alla complessità del fenomeno in essere.

Le attuali forme di protesta dovrebbero essere analizzate lungo un continuum, che consideri sia gli elementi estremisti, a volte loro stessi promotori delle proteste, sia coloro i quali partecipano in modo non violento, per dissentire sulle linee intraprese per gestire la pandemia.

Questa identificazione necessita di un ulteriore approfondimento, circa il ruolo che riveste in un contesto di così forte complessità, il delicatissimo rapporto fra cittadini e agenzie di Law Enforcement (forze dell’ordine).

Infine, queste proteste sono indicatori di due situazioni fondamentali da comprendere se si vuole perseguire il fine di governare una crisi: da un lato la necessità di capire perché forme più o meno organizzate della varia compagine di estremismi abbia trovato spazio di azione violenta e/o sia diventata dapprima catalizzatore del malcontento e poi attivatore di proteste violente; dall’altro lato il bisogno, ora urgente, di gestire l’attuale crisi profonda secondo indirizzi comunicativi chiari e metodologie resilienti, che permettano il superamento della criticità nel rispetto delle libertà individuali e dei principi democratici.

https://www.itstime.it/w/litalia-se-desta-e-protesta1-by-barbara-lucini/

Azioni sul documento
  • Stampa
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.