Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / L’infanzia, il tempo dei più poveri. Non siamo un Paese per bambini, di Nadia Ferrigo

L’infanzia, il tempo dei più poveri. Non siamo un Paese per bambini, di Nadia Ferrigo

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 19/06/2019 14:02
Un minore su 5 non ha mezzi economici sufficienti. Prima della crisi i più disagiati erano gli over 65, ora sono gli under 17. Borgomeo, presidente “Con i bambini”: «I figli dei poveri resteranno poveri. È venuto meno il ruolo della comunità che educa»…

In Italia un milione e ottocentomila bambini vivono in povertà assoluta. Uno su otto. Nel 2005 la classe di età con il maggior disagio erano gli over 65, ora sono gli under 17. Secondo la definizione dell’Istat, povertà assoluta significa «non potersi permettere le spese minime per condurre una vita accettabile». 

Nel 2005 l’incidenza tra gli under 17 era del 3,9%, del 4,5 % tra gli over 65. La percentuale più alta tra le diverse fasce d’età. Dodici anni dopo, mentre la situazione si è stabilizzata per gli over 65 - i dati registrano un incremento dello 0,1% - è drasticamente peggiorata per tutti gli altri. Tra i minori la percentuale è triplicata, ora segna il 12,1%.

Il flop dei percorsi di studio

La povertà relativa, cioè «non poter spendere quanto in media le famiglie in Italia spendono», è la quotidianità per un bambino su cinque. Sono 2 milioni e 156 mila minori, poco più del 14% tra Nord e Centro e 34% al Sud. L’atlante della povertà non risparmia né le piccole né le grandi città. Tra le aeree più problematiche, i quartieri di Triulza-Expo, Selinunte e Ponte Lambro a Milano. Scampia, Piscinola e Miano a Napoli. Tor Cervara, Casetta Mistica, Santa Palomba a Roma. 

«Punto primo, la grande crisi economica ha aumentato il numero dei poveri», ragiona Carlo Borgomeo, presidente dell’impresa sociale «Con i Bambini». Vero. La povertà assoluta oggi riguarda 5 milioni e 58 mila persone, il doppio rispetto al 2008. «Punto secondo, che ancora fatica a essere universalmente riconosciuto, è che le opportunità per i minori sono sempre meno. Mancano musica, teatro, sport, relazioni» continua Borgomeo. 

Le condizioni economiche della famiglia condizionano i percorsi di studio, gli esiti e i destini dei giovani. «Con i bambini» è l’ente che gestisce il Fondo sperimentale nato contro la povertà educativa: dal 2016 ha già erogato 202 milioni di euro su 272 progetti. Rinnovati con 165 milioni per il prossimo triennio. 

Lo scorso anno Istat e Save the Children hanno elaborato l’Educational Poverty Index, compito affidato dalla legge di stabilità. Calcola le opportunità negate ai bambini, che invece andrebbero loro riconosciute. Sono quelli che vivono in luoghi ad alta intensità criminale, con due alternative: andarsene o essere reclutati. Le vittime di abusi, i figli delle donne vittime. Le famiglie numerose, chi vive con madri single e padri assenti. I figli dei detenuti. Povertà educativa vuol dire non avere un libro da leggere, nemmeno quelli di scuola, un parco in cui giocare. Si accompagna alla deprivazione materiale, e l’una alimenta l’altra. Le disuguaglianze sociali si accentuano, la povertà è un «abito mentale». Privazione e stigma che si trasmette dai genitori ai figli. La scuola dovrebbe avere il compito di riequilibrare, ma non sempre è possibile.

 

L’ascensore sociale si è rotto

Il tasso di abbandono precoce italiano è al 14%. Anche se in calo, resta più alto della media europea. Con una forbice sempre più preoccupante tra Nord e Sud. In Sicilia un ragazzo su quattro non va oltre le medie. Va a scuola solo il 78% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni con cittadinanza straniera. Detto brutalmente, l’ascensore sociale si è rotto. Se nasci povero, resterai povero. «La comunità deve convincersi che è una questione che riguarda tutti. Una società che disinveste sui minori si sta costruendo un futuro pessimo

In tutti i nostri progetti coinvolgiamo il terzo settore, cercando di costruire comunità educanti dentro i territori. Un’infrastruttura, almeno sociale, che potrà poi rappresentare un’alternativa». La sperimentazione dovrebbe porre le basi per le politiche per l’infanzia dei prossimi anni. «Tra i metodi di valutazione dei nostri progetti c’è chiedere ai bambini cosa immaginano per il loro futuro - conclude con un filo di speranza Borgomeo -. Partiamo da risposte inesistenti. Ma lavorando con e per loro, qualche cosa di buono alla fine viene fuori. Sempre».

 

https://www.lastampa.it/2019/03/04/italia/linfanzia-il-tempo-dei-pi-poveri-non-siamo-un-paese-per-bambini-rHvhYn6HKgjflCV2Z2YV0M/pagina.html

Azioni sul documento
  • Stampa
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine_115_Pagina_01.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: Ambiente

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa ci fa diventare razzisti? C'è il razzismo nella Chiesa?), in preparazione.

 listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? I Pro e i Contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 15 dicembre 2019.

 listing Il 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  (Quanto abbiamo paura delle altre religioni? Le religioni dialogano tra di loro? Qual'è la finalità del dialogo? Cos'è il fondamentalismo religioso?)  testi da inviare entro il 31 gennaio 2020.

 listing Il 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  testi da inviare entro il 15 marzo 2020.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.