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L’Assemblea Generale ONU come non l’avevamo mai vista, di Alessia De Luca

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 23/09/2020 10:07
Un’Assemblea Generale surreale quella che marca il 75esimo anniversario delle Nazioni Unite. Messaggi registrati da casa e zero discussioni. Un’inedita diplomazia digitale a vantaggio delle agende nazionali, in primis quella di Trump…

“Avremmo dovuto celebrare il 75esimo compleanno. Ma le cose si sono evolute diversamente”, commenta il presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, Volkan Bozkir. La pandemia sconvolge anche i piani alti della diplomazia internazionale e segna un primato: è stata l’assemblea generale più partecipata, con ben 170 oratori, ma anche quella in cui non c’è stato alcun confronto. I capi di stato e di governo avevano precedentemente inviato le loro registrazioni su Zoom e queste sono state proiettate una dopo l’altra sul celebre palco di marmo verde. Tutti i rappresentanti dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza hanno tenuto un discorso, incluso Vladimir Putin, che non è solito parlare al Palazzo di Vetro. 

Ma i riflettori – o meglio, gli auricolari – erano concentrati su quello che avrebbe detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che non ha tradito le attese della vigilia: “Ho un forte messaggio sulla Cina”, aveva anticipato lunedì poco dopo aver spedito la propria registrazione. E così è stato: un breve messaggio in cui ha puntato il dito contro Pechino per la diffusione della pandemia, lasciando intendere che lo scontro con la Cina è lontano dal suo epilogo.

Mentre scriviamo, molti leader devono ancora presentare il loro discorso, ma è già chiaro che nel 75° anniversario dalla fondazione delle Nazioni Unite non mancheranno attacchi al multilateralismo, principio cardine delle relazioni internazionali dal dopoguerra ad oggi.

 

Trump show?

Il discorso del presidente degli Stati Uniti è stato il secondo ad essere proiettato. Un intervento breve, in pieno ‘Trump-style’: diretto, perentorio e accusatorio. Quasi propagandistico. I bersagli sono sempre gli stessi: la Cina, accusata di aver infettato il mondo con “il virus cinese”, per il quale “deve essere considerata responsabile”; e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sarebbe controllata da Pechino. E sulla pandemia Trump annuncia che ben tre vaccini sono arrivati in fase finale di sperimentazione. “Distribuiremo un vaccino, sconfiggeremo il virus, e metteremo fine alla pandemia ed entreremo in un'era di prosperità, pace e cooperazione senza precedenti”, ha affermato in chiusura, anche se i toni sono stati tutt’altro che inclini alla cooperazione. Il presidente statunitense ha infine rimarcato il ruolo di paciere internazionale degli Stati Uniti ricordando la firma della settimana scorsa degli accordi tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, così come dell’accordo raggiunto tra Kosovo e Serbia (sebbene non sia un vero accordo). Un ruolo che serve sempre meno alle relazioni internazionali e sempre più alla sua campagna elettorale.

 

Quale audience?

C’era molta attesa circa la natura di questa inedita assemblea generale: il formato digitale ha escluso il momento di confronto e di scambio di vedute sui tanti dossier di politica internazionale, offrendo il destro agli speaker per rivolgersi più al proprio pubblico nazionale, che agli altri capi di stato e di governo. “La diplomazia, per essere efficace, necessita di incontri personali”, afferma il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, che sperava che da questa assemblea potesse uscire rafforzata l’iniziativa sul Covax, il vaccino contro il covid-19 e su cui fino a lunedì avevano aderito 156 paesi promettendo la distribuzione di “qualsiasi vaccino contro il coronavirus” al 3% della popolazione dei paesi partecipanti.

A questa assemblea è mancata la diplomazia da “speed-dating, fatta di strette di mano e rinfreschi che spesso fungono da substrato a incontri e visite ufficiali. “È da dubitare che presidenti e primi ministri siano seduti a casa con i pop corn mentre seguono i discorsi dei loro omologhi”, aveva sottolineato alla vigilia Richard Gowan, direttore del programma ONU dell’International Crisis Group. L’assemblea è stata una serie di interventi che i leader hanno di fatto indirizzato ai relativi audience nazionali, trattando anche temi che poco o nulla c’entrano con le relazioni internazionali. Il riferimento va al presidente brasiliano Jair Bolsonaro, il cui intervento è stato trasmesso per primo, che ha concentrato il suo discorso sugli sforzi compiuti dal suo governo contro la pandemia, e in generale sugli altri temi sociali ed economici del Brasile, tra cui la riforma del sistema pensionistico, per il quale ha annunciato nuove riforme.

 

La fine del multilateralismo?

La sequenza dei primi oratori è stata: Jair Bolsonaro, Donald Trump, Recep Tayyp Erdogan, Xi Jinping. Una carrellata che ha unito, in poco tempo e senza possibilità di replica, i principali esponenti mondiali del populismo e dell’autoritarismo. Una scaletta arricchita da un sessismo protocollare: la prima donna a prendere la parola sarà la presidente della Slovacchia Zuzana Caputova, che parlerà solo dopo 50 uomini.

I pericoli derivanti dal declino del multilateralismo erano stati sottolineati sin dal discorso d’apertura del Segretario Generale Guterres: “Stiamo andando in una direzione pericolosa. Il nostro mondo non può permettersi un futuro in cui le due più grandi economie dividono il globo in due, ognuno con un proprio commercio e le proprie regole finanziarie”. 

A interrogarsi sull’utilità dell’ONU oggi c’è anche Sherine Tadros, a capo dell’ufficio di Amnesty International presso l’ONU, che per trovare una risposta usa un’analogia con la pandemia in corso: “Bisognerà vedere se ci sono troppe patologie pregresse per poter superare questo periodo”.

E le patologie preesistenti della politica internazionale sono diverse e, in molti casi, destinate a diventare croniche: tra queste, l’instabilità in Medio Oriente e Nord Africa, aggravata da accordi in cui la pace è solo sbandierata; l’impossibilità di un accordo globale sulla drastica riduzione delle emissioni di CO2; e le disuguaglianze a livello mondiale, che la pandemia non ha fatto che aggravare.

 

Il commento

“A poche settimane dal voto di novembre, Donald Trump usa il palco dell’Assemblea Generale Onu per ribadire i propri ‘successi’ e realizzare una performance che è anche un grande spot per la sua campagna elettorale. I sette minuti di discorso in cui ha nominato la Cina ben 11 volte suonano come una risposta chiara all’appello del segretario Onu Guterres che poco prima aveva messo in guardia da ‘una nuova guerra fredda tra le due maggiori economie globali’”.

 

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lassemblea-generale-onu-come-non-lavevamo-mai-vista-27553

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