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L’ANTROPOLOGIA ECUMENICA-SPIRITUALE DEL CARD. TOMAS SPIDLIK

creato da d.daiuto@alice.it — ultima modifica 03/03/2017 13:47

L’opera del Card. Tomas Spidlik è presentata in un’epoca segnata dalla “frammentarietà” e da una cultura di ideologie umane astratte, e da questa caratteristica non sfugge neanche la vita della Chiesa. Oggi infatti si percepisce sempre più la necessità e l’urgenza di un pensiero che tenga conto “dell’insieme”, di un “cuore” che vivifichi, capace di legare realtà, culture e tradizioni diverse. Questo bisogno crescente mette sempre più in rilievo l’urgenza nell’aprirsi alla ricerca per un attuale pensiero e riflessione teologico-spirituale. L’antropologia di Spidlik, si inserisce nel contesto particolare dell’innovazione del Concilio Vaticano II. Špidlík percepisce, fin dall’inizio, l’interesse e l’atteggiamento del Concilio all’interno della Chiesa. In questa circostanza si comincia a parlare della Chiesa come “popolo di Dio”, come l’unione di persone libere e di come ogni persona sia assolutamente irrepetibile. Questa nuova dimensione antropologica, evidenziata dal Concilio, in particolare nel decreto Unitatis Redintegratio, è sentita molto forte e attuale da Spidlik, che, nel metterne a fuoco la prospettiva spirituale, ha guardato con interesse e con coraggio alla teologia sul personalismo del mondo slavo e russo. È stato per questo, uno dei primi ad aprire la strada in questo orizzonte ecumenico, percependo oggi la necessità di una “cultura” di vere relazioni: il “cuore” in questo senso, sulle orme del monaco russo, Teofane il Recluso, diventa per Špidlík il simbolo per indicare l’integrità e l’unità di tutto l’uomo.

La teologia del “cuore” di Tomas Spidlik, cerca infatti di formulare un pensiero spirituale, capace di ripresentare e di evidenziare i fondamenti principali del valore della persona e delle relazioni sul fondamento del Personalismo Trinitario, che trova nel “cuore” il simbolo e l’espressione più adatto per indicare la totalità e l’integrità della persona umana, vero punto d’incontro tra Dio e l’uomo. In questo senso il cuore è il “luogo” dove avviene la conversione e la divinizzazione dell’uomo intero; luogo dove agisce lo Spirito di Dio, che conduce l’uomo a “diventare persona” capace di vere relazioni. In questo orizzonte la novità di Špidlík è di aver intuito l’importanza per i nostri tempi e per tutta la Chiesa, di una vera “cultura del cuore”, legata ai contenuti della teologia della Rivelazione. Il cuore diviene così l’organo più autentico della contemplazione spirituale e delle ispirazioni interiori. Da questo presupposto appare fondamentale per il teologo gesuita, l’importanza della “preghiera del cuore” presentata come un ideale valido per la mistica dell’Oriente e dell’Occidente Cristiano. Nel definire il cuore come “l’organo” della conoscenza e delle relazioni, Spidlik, esprime l’urgenza di aprirsi a una epistemologia, intesa quale reale conoscenza della verità di fede e dell’esperienza di Dio, che aiuti l’uomo a una autentica e viva relazione con gli altri uomini. Questa concezione ha fatto emergere nel teologo gesuita, il tratto peculiare dell’essere persona: ovvero la capacità di relazioni favorisce “l’uomo spirituale” al dialogo tra le Chiese e le Religioni, e alla capacità di “cogliere” i significati spirituali all’interno delle diverse manifestazioni culturali, e quindi di intuire, in ogni tempo, i “segni” che la Divina Provvidenza ci ha lasciato, a favore del dialogo fecondo tra tutte le culture e le religioni. Si tratta, dunque, di una spiritualità efficace per l’antropologia e per la vita della Chiesa, e di un vero “metodo spirituale” di fare teologia (elaborato da Spidlik durante i suoi lunghi anni di studio sui tesori dell’Oriente Cristiano), che assume responsabilmente la propria visione organica, che passa dalla Bibbia alla liturgia, al dogma, alla vita spirituale, nel tentativo di cogliere il miracolo dello Spirito Santo presente e attivo nella vita della Chiesa.

Si tratta di una ricerca che “respira a due polmoni” in particolare nell’l’incontro tra la teologia orientale-russa e la spiritualità di S. Ignazio, che esprime l’urgenza e la necessità di accompagnare l’uomo a una autentica vita interiore spirituale. La “vita nello Spirito” come la definisce il gesuita Rupnik, necessaria per tutti i fedeli e i religiosi, chiamati oggi alla “sapienza del cuore”, a un “pensiero che tenga conto dell’insieme” in un’epoca segnata dalla “frammentarietà” e dalla dispersione della vita. L’arte del discernimento spirituale e pastorale, ovvero del saper “cogliere la presenza dello Spirito”, e di “ascoltare la voce di Dio” nella sobrietà e l’essenzialità della vita di tutti i giorni.

In questo orizzonte il “cuore” diviene l’autentico organo della contemplazione e delle “ispirazioni interiori”, in un mondo seminato dall’avanzare precoce del “razionalismo e dalla secolarizzazione”. Inoltre la ricchezza e la profondità del pensiero di Spidlik, fanno riaffiorare l’importanza dei grandi temi del discernimento, della preghiera del cuore, della contemplazione spirituale, e quindi della necessità oggi di ricuperare il valore della paternità spirituale e dell’accompagnamento spirituale nella vita sacerdotale e religiosa e nella vita dei fedeli.. In una prospettiva sicuramente ecumenica, Tomas Spidlik, evidenzia cosi l’urgenza di aprirsi a una “gnoseologia” intesa quale reale “conoscenza della verità di fede” e dell’esperienza di Dio, vissuta nell’amore delle relazioni tra le persone nel fondamento del Mistero del Personalismo trinitario.

Per raggiungere questo traguardo la proposta di Spidlik si avvia verso la necessità di evidenziare il contributo che le varie “Chiese” hanno seminato all’interno delle loro “tradizioni”, e che possono dare al fine di focalizzare un principio unitario di riflessione teologica. In tale prospettiva appare fondamentale per Spidlik, ritrovare una sintesi teologico-spirituale tra le tradizioni e aprirsi così alle prospettive evidenziate dal Concilio Vaticano II.

Spidlik è stato un teologo molto importante e autorevole, stimato dalla Chiesa Cattolica e Ortodossa, con molti riconoscimenti. Infatti, oltre alle varie onorificenze, nella quaresima del 1995 è stato chiamato a predicare gli esercizi spirituali al Santo Padre Giovanni Paolo II. È stato creato cardinale nell’ottobre 2003 per i suoi meriti di studio e di servizio all’ecumenismo. Il 26 novembre 2003 ha ricevuto la medaglia d’oro per il contributo alla “cultura”, dal ministero dei beni e le attività culturali. Crediamo per questo, che l’opera di Spidlik, frutto di anni di diligente ricerca e di riflessione, che lo ha portato alla pubblicazione di 145 libri e più di 600 articoli, rende quanto mai manifesto, sul piano teologico e spirituale, un pensiero attuale e di grande respiro ecumenico, dove al centro c’è l’esigenza di una “nuova visione dell’uomo” sullo sfondo del Personalismo Trinitario.

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