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Italia: i cambiamenti costituzionali, di Stefano Ceccanti

creato da Denj — ultima modifica 21/07/2016 17:17
Le leggi di revisione dall'1 gennaio 1948 sono state 15...
Le leggi di revisione dall'1 gennaio 1948 sono state 15. Sono stati modificati 34 dei 139 articoli, alcuni dei quali più di una volta. Dei primi 54 articoli (Principi fondamentali, Diritti e doveri dei cittadini) ne sono stati modificati solo 3: il 27 per proibire la pena di morte, il 48 per consentire il diritto di voto all'estero, il 51 per permettere le quote di genere nelle leggi elettorali. Tutte le altre sono state introdotte dal 1989 e sono state di carattere puntuale, su una singola questione, con le sole eccezioni dei due interventi sul Titolo Quinto della Parte Seconda nel 1999 (elezione diretta dei Presidenti delle Giunte regionali e autonomia statutaria delle Regioni) e nel 2001 (riscrittura pressoché integrale del rapporto tra centro e periferia). Il1989 è il vero anno di svolta verso un uso più intensivo della revisione.Con la legislatura 1994-1996 nasce non una "seconda Repubblica" (espressione giornalistica, ma costituzionalmente errata) ma un secondo sistema dei partiti che pur non è poca cosa, giacché supporta le norme costituzionali, ne condiziona l'applicazione e ne orienta anche le ulteriori riforme. Un sistema "strabico" contraddistinto, anche sulla base di quelle leggi elettorali, da alcuni elementi di novità (un bipolarismo con possibilità effettiva di alternanza) e da altri di continuità (la frammentazione interna alle coalizioni). Il secondo sistema dei partiti si è rivelato una falsa partenza anche a causa della regressione operata con la (contro) riforma elettorale della legge 270/2005.I risultati delle elezioni, con due maggioranze disomogenee tra Camera e Senato, hanno determinato una grave crisi costituzionale, che si era d'altronde già rischiata nel 1994 (risolta tramite alcuni transfughi dell'allora polo di centro che si spostarono subito con Berlusconi) e nel 2006 (il centrodestra, al contrario della Camera aveva vinto in voti al Senato, ma ebbe meno seggi): pesano alcune differenze tra i sistemi elettorali e non solo di formula, ad esempio i 18-25 enni votano solo alla Camera e quando, come in questo caso, il comportamento elettorale è divaricato anche secondo una linea di frattura generazionale ciò amplifica i rischi di risultati divaricanti. In altri termini nel contesto di un elettorato più mobile quale è quello post 1989 l'aver perpetuato l'anomalia di due Camere che danno entrambe la fiducia al Governo costituiva una bomba a tempo che alla fine, con la maggiore frammentazione politica, è esplosa.Non si tratta pertanto solo di allineare le due formule elettorali e, al limite, anche gli elettorati ma di eliminare le cause, rimuovendo il doppio rapporto fiduciario e il carattere rigorosamente paritario dell'approvazione delle leggi ordinarie. Qualora si riuscisse a intervenire compiutamente su queste cause resterebbe comunque aperto il dilemma di come incentivare l'emergere dal voto di un risultato elettorale chiaro in presenza di tre aggregazioni quasi equivalenti. L'adozione di formule più proporzionali produrrebbe la deriva finale del sistema, assecondando passivamente la frammentazione. Il mantenimento dell'attuale formula, al di là dei problemi della scelta dei singoli rappresentanti, pone un problema obiettivo di legittimazione: difficile difendere l'ottenimento per pochi voti in più, peraltro intorno al 30%, del 54% dei seggi.Un sistema a doppio turno che elevi la legittimazione dei vincenti appare doverosa, o nella forma di un intervento con legge ordinaria per prevedere una sorta di spareggio nazionale tra le due coalizioni più votate oppure nel senso dell'adozione integrale del sistema francese. Integrale, comprensiva cioè dell'elezione popolare diretta del Presidente della Repubblica, giacché la sola bipolarizzazione indetta dal collegio uninominale a doppio turno non garantirebbe una nazionalizzazione della competizione.In assenza di queste innovazioni la crisi costituzionale rischia di aggravarsi. Infatti a livello nazionale (a differenza dei Comuni e delle Regioni) la frammentazione non incontra la barriera di istituzioni forti (come il Sindaco e il Presidente della Regione eletti direttamente), e quindi, a differenza della Grecia, anche seconde elezioni a breve potrebbero non produrre un vincitore, e, pertanto, potrebbero incentivare spinte secessioniste nei territori più forti.Il ruolo di Grillo nel far esplodere le contraddizioni di sistema assomiglia molto al successo di Poujade nelle elezioni del 1956 che scombinò il sistema del premio di maggioranza legato al livello dipartimentale della legge elettorale del 1951 (molto simile a quella del nostro Senato) e la vittoria di Maroni assomiglia per le gravi potenzialità alla grave crisi algerina del 1958. Allora la Francia trovò le risorse per superare la crisi costituzionale, speriamo che esistano anche in Italia.

 

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