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Italia, boom di poveri: 4 milioni nel 2013

creato da Denj — ultima modifica 15/09/2015 09:18
Dal 2006 al 2011 in Italia la crisi ha creato 615 nuovi poveri al giorno, per un totale di 1,120 milioni di persone. Portando così il numero di persone in stato di indigenza da 2,3 a 3,5 milioni e, secondo le ultime valutazioni, potrebbe ulteriormente lievitare fino a 4 milioni nel 2013...

Dal 2006 al 2011 in Italia la crisi ha creato 615 nuovi poveri al giorno, per un totale di 1,120 milioni di persone. Portando così il numero di persone in stato di indigenza da 2,3 a 3,5 milioni e, secondo le ultime valutazioni, potrebbe ulteriormente lievitare fino a 4 milioni nel 2013. È la stima di Confcommercio, che ha messo a punto un nuovo indicatore, il Mic (“Misery Index Confcommercio), relativo al disagio sociale. Secondo i dati presentati oggi al Forum di Cernobbio, il Mic ha raggiunto il massimo alla fine del 2012; il tasso di disoccupazione è dell'11,7%, pari a 3 milioni di persone, cui si aggiungono 680mila scoraggiati e 200mila cassintegrati.
Ad aggravare queste fosche previsioni, il calo del prodotto interno lordo italiano che sarà peggiore delle ultime recenti previsioni: per il 2013 Confcommercio prevede un taglio dell'1,7% contro un ribasso dello 0,8% indicato cinque mesi fa. Timide speranze per il 2014, anno per il quale la previsione è di un rialzo dell'1% netto.

Una situazione allarmante, come sottolinea il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che chiede alla politica di assumere «superando ogni divisione, la responsabilità di dare al paese un governo in grado di rispondere all'emergenza economica e di preservare la coesione sociale».

Si conferma difficile anche la situazione nel mondo del lavoro. In Italia (come in Spagna) il rapporto di occupati rispetto alla popolazione è 37,9%, con l'Italia che dal 2007 ha perso un punto e mezzo. Ben lontano da quanto avviene in Germania dove l'indice è al 49,3% o in Francia al 41,6%. Con un segnale chiaro: la crisi ai tedeschi ha portato un continuo aumento degli occupati: nel 2007 il rapporto con la popolazione era “solo” del 46,5%, con una crescita in termini reali di due milioni di posti di lavoro.

Sorpresa, gli italiani lavorano più dei tedeschi
C'è poi un altro dato interessante relativo alla “qualità” del lavoro. Gli italiani lavorano di più ma producono di meno. Il dato, per certi aspetti soprendente, sfata il “falso” mito degli italiani come popolo di fannulloni. Le analisi di Confcommercio parlano chiaro: gli italiani, sia nel caso dei lavoratori dipendenti sia in quello professionisti e autonomi, nel 2011 hanno lavorato in media 1.774 ore ciascuno. Vale a dire il 20% in più dei francesi e il 26% in più dei tedeschi. Il punto è che in Italia chi lavora, lavora molto, specie nel caso di imprenditori o lavoratori autonomi.
I dati della Confcomercio dicono che i lavoratori indipendenti, autonomi o professionisti, in Italia lavorano quasi il 50% in più del lavoratore dipendente: in cifre, 2.338 ore contro 1.604. È come dire tre mesi in più, compresi sabati e domeniche. Ma è bene precisare che lo stesso fenomeno si verifica anche negli altri paesi presi in considerazione dalla ricerca di Confcommercio.

Il problema tutto italiano è quello della produttività. In media, ogni lavoratore italiano produce una ricchezza
mediamente pari a 36 euro per ogni ora lavorata. Rispetto a noi, i tedeschi producono il 25% in più e i francesi quasi il 40% in più. E mentre negli altri paesi la produttività oraria è cresciuta nel tempo (tra il 2007 e il 2011, del 20%in Germania, in Francia anche di più, in Spagna dell'11% circa) in Italia questo fenomeno si pè verificato in modo molto marginale (solo il 4% rispetto al 2007).

Bisogna poi considerare la scarsa partecipazione al mercato del lavoro, altra peculiarietà del Belpaese. In Italia, ogni 100 persone ne lavorano 38. Sono oltre 49 in Germania. In altre parole, oggi per ogni occupato in Italia, addirittura considerando all'interno di questo dato anche i cassaintegrati, ci sono 1,6 persone che non lavorano. In Germania lo stesso calcolo porta a una sostanziale parità tra lavoratori e non lavoratori. Ma il fattore «più grave», secondo la Confcommercio, è che gli indici italiani sono in peggioramento, mentra la Germania fa registrare miglioramenti e la Francia è sostanzialmente stabile.

 

fonte: www.avvenire.it, 22.03.2013

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