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Investiamo sulle donne per far ripartire il paese, di Chiara Pelizzoni

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 12/02/2021 17:54
Non ha dubbi Valeria Manieri, co-founder delle Contemporanee e coordinatrice di “Donne per la salvezza”. «Siamo la chiave per la rinascita dell'Italia. Questa maratona economica che abbiamo di fronte non può più essere corsa con una gamba sola, quella degli uomini»…

Sono dati allarmanti: 99mila donne a dicembre hanno perso il lavoro. Ed ecco perché domenica 31 gennaio è nato il Manifesto Donne per la salvezza: un movimento trasversale composto da un ricco nucleo parlamentare (Emma Bonino, Mara Carfagna, Maria Edera Spadoni, Isabella Rauti), ma anche manager da Unipol e Nestlè, rappresentati della Commissione europea d'Italia, le confederazioni delle tre principali sigle sindacali ed economiste come Linda Laura Sabbadin, Magda Bianca della Banca d'Italia o Veronica De Romanis. 

«Trasversale perché trova il consenso di una liberale come la De Romanis e della Cigl con Susanna Camusso» commenta Valeria Manieri, 36enne co-founder delle Contemporanee e coordinatrice di Donne per la salvezza; «Le donne sono quelle che pagano il prezzo più salato in termini di fuori uscita dal mondo del lavoro e questa situazione può solo peggiorare con lo sblocco dei licenziamenti. Le donne sono quelle che entrano ed escono più facilmente, entrano per prime perché magari in tempo di crisi cercano un lavoretto e poi sono le prime a uscire con un tornello girevole micidiale».

Un problema enorme quello dell'occupazione femminile che in Italia è 48,5 per cento contro al 62% dell'Europa. «Un gap che va recuperato per arrivare alla media europea; oggi in questa situazione di pandemia che non poteva che aggravare lo scenario siamo a una specie di “anno zero”: con il recovery fund dobbiamo investire sulle donne anche per far ripartire il Paese».

Uno studio della Banca d'Italia ha stimato, infatti, che il Pil crescerebbe di sette punti se aumentasse l'occupazione femminile: «Va liberato il settore di cura e assistenza creando, così, posti di lavoro; va fatto emergere l'occupazione in nero legata ai servizi di cura. Sul lungo periodo, servirebbe re-immaginare uno stato sociale che riparta dalla scuola e dal pubblico impiego con un maggior posto per le donne non tanto quantitativo ma qualitativo. 

Nella sanità, per esempio, abbiamo una maggioranza di donne ma sono poco raccontate e poco rappresentate a livello verticistico; ovvero, dove siamo maggioritarie non siamo al vertice, altrimenti non ci siamo affatto».

Una situazione, quella della disoccupazione femminile, che ha bisogno di risposte diversificate: «Siamo partiti dai servizi di cura e assistenza per arrivare ai lavori del futuro con ruoli di leadership. Un punto originale del manifesto che abbiamo sottoscritto è un ceck sugli organismi di parità: è necessario quindi che il ministero delle Pari opportunità sia dotato di portafoglio e sia separato dal ministero della Famiglia perché il primo non finisca per essere sempre merce di scambio politico, una mancia politica quando, invece, è un ministero centrale. Solo così ci potrà essere una valutazione di impatto di rilancio e riforme trasversale a tutti i settori. E poi bisogna ragionare sull'opportunità di prendere in considerazione l'ipotesi di un organismo di parità indipendente dal potere politico e con capacità sanzionatorie. Molto vicino al garante. Un numero di telefono certo sulle questioni della parità». 

Ecco perché domenica 31 gennaio è nato Donne per la salvezza: «Non solo per salvarci ma per la salvare il Paese. Siamo la chiave per salvare il Paese: non si può più correre su una gamba sola questa maratona e la pandemia ce l'ha detto chiaramente. Continuare così non sarebbe né equo né intelligente».

Un manifesto/movimento che prende spunto dall'intuizione dall'intuizione dell'europarlamentare verde Alexandra Geese: «Lei per prima ha posto il tema di un recovery fund che fosse attento alla questione di genere e non perché non ci interessino green e digitale, ma per non aggravare un gap. Giovani, donne e mezzogiorno sono, infatti, elementi trasversali a tutte le azioni. Ma siccome il diavolo è nei dettagli, se non fai l'impatto di genere è difficile capire come vengono stanziati i soldi».

Un esempio lampante è nei trasporti: «Se tutti i comuni investissero soldi nei monopattini sarebbe certamente un'ottima scelta green. Ma quante donne usano il monopattino quando in genere sono in giro con borse e figli? Tutto può essere orientato in modo più equo e intelligente. L'immagine è quella di donna e uomo in bici: la donna userà la bici normale anche in salita, l'uomo avrà la pedalata assistita. Entrambi saranno green, ma con fatiche decisamente diverse».

Un movimento che ha iniziato a prendere forma con cicli di seminari webinar dal 6 al 27 dicembre ogni domenica, in cui sono state sentite 150 persone e che si è tradotto poi in un evento finale, il 31 gennaio appunto, «Con Paolo Gentiloni e David Sassoli a fare le veci delle istituzioni europee e un manifesto che, appena ci sarà un Governo, presenteremo. Abbiamo preferito per ora non fare manifestazioni di piazza, ma muoverci in modo qualificato». Una rivoluzione, insomma, da tutti i punti di vista.

https://www.famigliacristiana.it/articolo/investiamo-sulle-donne-per-far-ripartire-il-paese.aspx

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