Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Imparare al tempo del Web, di Antonello Guerrera

Imparare al tempo del Web, di Antonello Guerrera

creato da webmaster ultima modifica 21/09/2015 13:36
Correttori nei telefonini versioni già tradotte e motori di ricerca sempre pronti a dare risposte Ora gli esperti lanciano l’allarme: “La Rete rischia di compromettere l’apprendimento per le nuove generazioni”

 

CORRETTORI automatici sui telefonini che minacciano le competenze linguistiche; versioni di latino già tradotte online; calcolatori ultra-performanti che scuotono le fondamenta matematiche dei ragazzi; assoluta dipendenza dai motori di ricerca, dove si schizza da un sito all’altro in maniera orizzontale e superficiale. «I vecchi metodi di studio per approfondire, strutturare e assimilare le informazioni vengono sempre più ignorati », ammette Massimo Ammaniti, professore di Psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma. E poi: ultra-stimolazione dei neuroni da parte di computer, smartphone e tablet; deficit di attenzione e concentrazione sempre più preoccupanti. Le nuove generazioni hanno un problema con l’apprendimento? Per alcuni studiosi, sì. E le conseguenze sarebbero gravissime.
L’ultimo allarme è stato lanciato pochi giorni fa dalla rivista americana Atlantic, che ha parlato addirittura di rischio “stupidità” per gli studenti di oggi. La causa? Google e Internet, come spiega The Glass Cage (“ La gabbia di vetro”). E cioè il nuovo libro di Nicholas Carr, uno dei saggisti più critici del Web, diventato famoso nel 2008 grazie all’articolo Google ci rende stupidi?
Da allora, Carr non ha cambiato idea. In The Glass Cage ( arriverà nel 2015 in Italia per Raffaello Cortina) lo scrittore americano insiste: la Rete e le nuove tecnologie ci facilitano la vita, certo, e offrono una quantità abnorme di informazioni. Ma, secondo Carr, allo stesso tempo queste piattaforme inibiscono o danneggiano alcune fondamentali facoltà cerebrali e cognitive. E ciò sarebbe particolarmente pericoloso in studenti e ragazzi in fase di crescita. «Tanto su Internet c’è tutto» è il comodo refrain dei nostri tempi. Dunque, perché perdere tempo a memorizzare dati e nozioni sempre disponibili?
Per Carr, tuttavia, l’allenamento blando della memoria umana è solo un aspetto della spinosa questione. Perché ormai bambini e ragazzi sfruttano mezzi così efficienti da rinunciare a sviluppare competenze cruciali in vari ambiti, dalla matematica alle lingue, col risultato di potersi ritrovare in grave difficoltà se lo strumento non funziona.
Carr fa l’esempio di un fatale incidente aereo avvenuto nel 2009 a Buffalo (Stati Uniti, 50 morti), causato da un errore umano del comandante «andato in totale confusione» per un inaspettato malfunzionamento del pilota automatico. Una simile “sindrome” potrebbe colpire anche gli studenti. Del resto, «il “consumismo cognitivo” su Internet — commenta Ammaniti —alimenta una facile onnipotenza che rende i giovani più vulnerabili di fronte a problemi complessi. Sorgono così situazioni di ansia e impotenza, tipiche delle personalità e delle società narcisistiche».
Carr, tra gli studi che cita, riporta anche una ricerca dell’università di Utrecht in cui si dimostra che, nella risoluzione di enigmi logici come il celebre “Missionari e cannibali”, i giovani che utilizzano supporti elettronici avanzati mostrano in un primo momento performance migliori. Ma a lungo termine, vengono superati da studenti che, sfruttando i metodi tradizionali, hanno invece sviluppato capacità ed espe- rienza necessarie per affrontare livelli più complicati del problema. Il pericolo di oggi, secondo Carr, «è di non essere mai bravi in niente».
Carr identifica principalmente due patologie dell’apprendimento ultra-informatico: la “compiacenza” e il “pregiudizio” dell’automatizzazione. La prima «si verifica quando un mezzo elettronico ci culla in un falso senso di sicurezza ». Esempio: si revisionano stancamente i propri scritti «perché tanto c’è il correttore automatico ». Il pregiudizio, invece, si manifesta nella «fiducia totale» nel mezzo di supporto «che ci fa escludere », aprioristicamente, «altre fonti di informazione». Due rischi abissali per i più giovani.
«È vero», conferma Michael Rich, psicologo di Harvard che ha studiato per anni il rapporto tra media e bambini. «Uno dei problemi principali dell’istruzione del XXI secolo non è tanto l’impatto di Google sull’apprendimento, quanto l’approccio passivo e scarsamente critico degli adolescenti nel discernere tra informazioni utili e inutili, vere e inesatte. I media sono neutrali, siamo noi a dover scegliere come e quando usarli».
Inoltre, rimarca lo psichiatra e psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet, autore con Marco Aime di La fatica di diventare grandi ( Einaudi), «oggi i metodi di insegnamento sono diventati noiosi per i ragazzi, che vivono nel caos: sanno tutto, ma non sanno niente. È la scuola che deve aiutarli a passare da un uso puramente informativo a un uso conoscitivo delle nozioni». «Se un ragazzino cresce in un contesto ultra- interattivo, da YouTube ai social network, i meccanismi dell’insegnamento odierno sono obsoleti», aggiunge Rich, «anche a causa del digital divide tra professori e studenti. E intanto si accentua il deficit di attenzione degli adolescenti». Che, ricorda Carr, affligge il 10 per cento di sco- lari americani e addirittura il 20 per cento dei liceali.
Su questo, come sull’influenza negativa di computer e tablet sul sonno dei più piccoli, concordano tutti. «Ma attenzione a emettere facili sentenze», avverte lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, esperto di nativi digitali e delle problematiche legate alle nuove tecnologie. «Perché, se è vero che cresce il deficit di attenzione e concentrazione, è altrettanto vero che viviamo in una società del “sempre distanti e mai soli”, invocata anche dai genitori.
Oggi, se un ragazzino si isola, magari per approfondire, desta purtroppo preoccupazione in molte famiglie. Inoltre — continua Lancini — non è affatto detto che non memorizzare alcune cose “perché c’è Google” provochi un’automatica involuzione delle nuove generazioni ».
A tal proposito, il professor Christoph van Nimwegen, che all’università di Utrecht si occupa di “Interaction technology”, dice: «Non c’è alcuna prova di una stupidità permanente causata da Google e da Internet. I nostri cervelli possono deteriorarsi, ma in futuro potrebbero anche sviluppare nuove sinapsi e connessioni cerebrali. Per ora nessuno lo sa». «Anche con l’arrivo della televisione », ricorda Charmet, «dicevano che saremmo diventati più stupidi, ma non mi pare». E se per Ammaniti, «i troppi stimoli tecnologici interferiscono con la creatività e l’immaginazione dei ragazzi», un altro esperto della Rete come Clay Shirkly sostiene che Internet e i social network siano così creativi da sviluppare nei giovani un «surplus cognitivo». Insomma, il dibattito scientifico è apertissimo e imprevedibile.
Una cosa, però, è certa: i bambini e i ragazzi di oggi alle prese con tablet & Co. saranno le cavie di questa nuova epoca touch e iperconnessa. Perché ci vorrà ancora qualche anno, infatti, affinché la scienza possa comprendere più chiaramente l’effetto di Internet e smartphone sulle loro menti. Nel frattempo, il mondo continuerà a dividersi tra chi teme una nuova generazione di “stupidi” e chi, rispolverando Socrate e il Fedro di Platone, ricorderà che molti secoli fa persino la scrittura era considerata da alcuni un’innovazione venefica che avrebbe sbriciolato l’apprendimento e il “vero” sapere.

Fonte: La Repubblica del 13/10/2014 - pag. 28

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
Prossimi eventi
Educare a custodirsi come Missione 19/10/2019 17:00 - 21:30 — Castellana Grotte
Ritiro spirituale sul potere 20/10/2019 10:00 - 18:00 — Massafra (Ta)
III Forum di Etica Civile, Verso un patto tra generazioni: un presente giusto per tutti 16/11/2019 - 17/11/2019 — Firenze
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

e ancora...

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine_115_Pagina_01.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: Ambiente

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) in preparazione.

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa ci fa diventare razzisti? C'è il razzismo nella Chiesa?),  testi da inviare entro il 15 ottobre 2019.

 listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? I Pro e i Contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 15 novembre 2019.

 listing Il 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  (Quanto abbiamo paura delle altre religioni? Le religioni dialogano tra di loro? Qual'è la finalità del dialogo? Cos'è il fondamentalismo religioso?)  testi da inviare entro il 31 gennaio 2020.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.