Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il volontariato non è il limoncello ma il come si sta a tavola, di Luigino Bruni

Il volontariato non è il limoncello ma il come si sta a tavola, di Luigino Bruni

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 25/08/2021 08:35
Proponiamo la trascrizione del bellissimo intervento di Luigino Bruni al Comitato editoriale di Vita. “Mi è piaciuta molto questa vostra proposta di chiamarlo patrimonio, capisco meno perché avete aggiunto immateriale perché non c’è nulla di più materiale di un gesto volontario. Mi piace molto perché innanzitutto il volontariato è un patrimonio. E un patrimonio è un asset che va curato, accudito…

La crisi del Covid ha fatto capire meglio alcune cose sul volontariato. Ha fatto capire soprattutto che cosa è la cura, che cosa è questo bene maltrattato, malpagato, questo bene non stimato in quanto bene relazionale che è la cura. Anche se il volontariato non è solo cura ed è anche altre cose, però ciò che ha in comune la cura con il volontariato è questa insufficiente stima sociale perché tutto ciò che ha a che fare con le mani, con il prendersi cura degli altri, con la gratuità è stato per troppo tempo qualcosa non considerato, non guardato come qualcosa di serio per la vita economica, per la vita politica.

Il volontariato non è il limoncello ma il come si sta a tavola

A volte noi diciamo, usando una metafora che magari aiuta, che il volontariato è un po’ come il limoncello durante la cena, cioè dopo il primo il secondo, il contorno la frutta se c’è viene il limoncello, se non c’è si mangia lo stesso. Insomma, qualcosa di non essenziale, qualcosa per le anime belle, qualcosa che fanno le persone particolarmente motivate, però in fondo è un lusso che ti puoi permettere quando sei in pensione, quando hai tempo ma non è qualcosa di essenziale. Questo è un antico problema, la carità dà il di più, il di più che poi diventa non necessario e finisce con il diventare superfluo.

Quindi il volontariato oggi deve lavorare culturalmente – già lo fate ma bisogna insistere - non rivendicando, ma dicendo, mostrando, facendo vedere che non è il limoncello ma è il pranzo. È il come si sta a tavola. Chi mangia e chi non mangia, come si distribuisce il cibo, come devono essere i rapporti mentre si mangia. Ecco perché l’arte della gratuità non è l’arte delle cose gratis, è l’arte del vivere, è l’arte dell’eccedenza necessaria per poter vivere bene insieme.

Quindi, la disistima per la cura, considerata in passato faccenda di schiavi, di servi e poi di donne per tanti secoli costrette a occuparsi di cura ha accomunato, ha portato con sé anche una disistima per il volontariato che è una cosa che non si addice alle persone serie che hanno da fare. Quindi, se noi non lavoriamo lì, su questo punto, il volontariato come bene primario della vita in comune, come qualcosa che quando manca è come l’aria, finché c’è non te ne accorgi, ma quando ti ammali capisci cosa è. Il volontariato va rivisto e considerato molto dal punto di vista proprio culturale, antropologico, sociale.

Il Volontariato è un asset non un lusso

Secondo punto. Mi è piaciuta molto questa vostra proposta di chiamarlo patrimonio, capisco meno perché avete aggiunto immateriale perché non c’è nulla di più materiale di un gesto volontario. Mi piace molto perché innanzitutto il volontariato è un patrimonio. Patrimonio voi sapete viene da “patres munus” che vuol dire il “dono dei padri”. Il patrimonio tu lo ricevi, lo erediti, noi oggi stiamo consumando virtù civili delle generazioni precedenti essenzialmente. Il volontariato ha bisogno di un patrimonio di virtù civili che noi oggi stiamo consumando e non siamo capaci di generare a nostra volta. Oggi noi siamo in debito di virtù civili, ne stiamo consumando tante che sono state prodotte dalla generazione dei miei genitori, ma ne stiamo generando poche. Quindi è un dono dei padri essenzialmente, uno stock di una collettività che ci precede. È un patrimonio, un asset non è un lusso. È qualcosa che assomiglia molto a un edificio, assomiglia molto a un giacimento di diamanti, di petrolio, cioè ha a che fare con gli asset non ha a che fare con il flusso di reddito annuale, non è il Pil è molto più simile a un edificio, a una chiesa, a una cattedrale. Quindi sono faccende immobili, non nel senso che non si muovono, ma nel senso che sono più grandi dei flussi annuali del Pil e delle corse del nostro tempo. Ecco perché funziona l’analogia con il patrimonio, il patrimonio dell’umanità come un parco di una montagna, o una cattedrale. Come tutti i patrimoni ha radici localizzate in un posto preciso, quindi non è un bene generico, non è un qualcosa di vago. Ha identità precise, ha nomi e cognomi , spesso anche tradizioni culturali precise, questo non gli impedisce di essere un bene comune e universale. Le radici non gli impediscono di essere un bene di tutti, anzi a volte noi tendiamo a contrapporre ciò che ha radici col bene comune che sembra qualcosa che non deve essere legato troppo a un territorio a una storia. No, il volontariato è come una chiesa ben ferma nel territorio, con un’entità locale eppure non c’è niente di più universale. Come Notre Dame e lo abbiamo visto quando si è incendiata, o del Duomo di Milano. Quindi anche qui il volontariato ha radici ma è un bene comune.

Un patrimonio deve essere curato, accudito

Terzo passaggio, il bene comune come tutti noi sappiamo dalla teoria economica che è un bene che ha una sua storia, una sua identità e una sua radice che però produce quelle che in economia si chiamano esternalità. Cioè ha effetti di bene pubblico, cioè il suo beneficio va molto al di là dei suoi utilizzatori. Il primo bene comune che conosciamo tutti è un bambino che sicuramente è dei genitori ma far crescere un figlio va molto oltre come benefici dei benefici della famiglia dove cresce, così ogni bene comune è un bene privato cosiddetto con esternalità pubbliche. 

Cosa vuol dire? Che beneficiano di quel patrimonio molte più persone di quelle che lo creano e di quelle che lo alimentano. Ma, secondo elemento del bene comune è la ben nota tragedia dei beni comuni, cioè che i beni comuni non accuditi si distruggono. E questo ce lo ha raccontato in tanti modi la Ostrom, ce lo hanno raccontato tutti . Cioè il bene comune che non ha un sufficiente accadimento collettivo tende a distruggersi per incuria. Noi oggi dobbiamo saperlo: questo patrimonio, come tutti i patrimoni se lo lasci incustodito viene riassorbito dal bosco e viene mangiato dall’incuria. Oggi c’è un rischio di una tragedia dei beni comuni che il volontariato non visto, non stimato, non valorizzato, non accudito, può distruggersi come tutti i beni comuni. Tutti coloro che hanno a che fare con un bene, un immobile che è un bene comune, una chiesa, un parco sa benissimo che quel bene comune vive nella misura in cui una comunità lo accudisce e se ne prende cura. Senza questa cura i patrimoni non vivono da soli anzi si distruggono, si autodistruggono in un collasso.

Il volontariato è come una trota

Infine, il bene comune secondo me, assomiglia a una fiera, una fiera di quelle che si fanno ancora oggi nei vari settori, del mobile o altro, che si facevano già nel medioevo, che sono grandi eventi popolari, feste per tutti. Perché è una fiera? Perché tu vedi concentrato in un luogo prodotti, beni, merci che sono però presenti nel quotidiano anche quando finisce la fiera. Cosa voglio dire? Il volontariato non è qualcosa che ti dice qui c’è tutta la gratuità della città, l’abbiamo messa qui dentro per toglierla dalle piazze, dalle case e dalle imprese. No. Ciò che tu vedi oggi del volontariato in modo concentrato e forte è una risorsa che serve a tutti, a tutte le imprese non solo al volontariato in sé. Il volontariato non toglie la gratuità dalla normalità della vita per metterla tutta insieme in un luogo ma ti ricorda, ti fa vedere in modo forte ciò che ti serve tutti i giorni nella vita di tutti i giorni nelle imprese e nelle organizzazioni.

Il volontariato ha anche un’ulteriore funzione nella vita che è quella delle trote. Io sono un ex pescatore e le trote indicano che l’acqua è pulita, quando in un fiume ci sono le trote l’acqua è pulita, quando vanno via le trote l’acqua si è sporcata. Finché un’organizzazione, una società, un movimento ha volontari ti dice che l’acqua è pulita cioè che c’è gratuità, che la gente va lì perché sente pulizia di valori, vale la pena andarci, quando i volontari vanno via da un’organizzazione, da una comunità da una realtà è perché l’acqua si è sporcata, quindi l’assenza di volontariato è il primo indicatore che deve far riflettere una comunità che sta perdendo gratuità, che sta perdendo virtù civili e deve lavorare per riattirarli, deve purificare l’acqua perché possano tornare le trote.

http://www.vita.it/it/article/2021/07/28/il-volontariato-non-e-il-limoncello-ma-il-come-si-sta-a-tavola/160131/

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo:

Vico II Spineto,2 (c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)

76013 Minervino Murge (BT)

mail: 

cell:

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 124
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Pianeta che vogliamo

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  è in preparazione. 

 listing Il n. 126 è su "Il rispetto dell'identità sessuale"  (cosa intendiamo per identità sessuale? Come rispettarla nella vita quotidiana? Quali tutele politiche e giuridiche introdurre?). Tc

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). Testi da inviare entro il 28 febbraio 2022.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.