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Il segnale sbagliato dalla piazza di Roma, di Massimo Franco

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 04/06/2020 08:27
Selfie, mascherine alzate e abbassate a caso: la manifestazione del centrodestra ha finito per sottolineare non la forza dell’opposizione, il suo «assalto» inesorabile al governo, ma la difficoltà crescente di una proposta alternativa credibile…

La compostezza e la serietà della «piazza» di Codogno, stretta intorno a Sergio Mattarella, hanno trasmesso l’impressione di un’Italia unita e consapevole del dramma che stiamo vivendo. Quella «smascherata» e chiassosa di Roma ne ha offerta una diversa, perfino opposta. Ed ha finito per sottolineare non la forza dell’opposizione di destra, il suo «assalto» inesorabile al governo, ma la difficoltà crescente di una proposta alternativa credibile. Gridare «libertà» e invocare elezioni anticipate al più presto sono apparsi slogan sfasati rispetto alla dura realtà post-coronavirus.
E non perché manifestare contro l’esecutivo non sia un diritto sacrosanto, e criticarlo quasi un dovere per chi non ne fa parte. L’ambizione di dare voce all’Italia dimenticata, di incanalare rabbia e paura per le incognite della crisi economica sarebbe, in sé, un obiettivo meritorio. 

Potrebbe servire anche come pungolo per un esecutivo che esita a trovare una visione comune; e che nei contrasti tra grillini e nelle tensioni tra M5S e Pd e Iv rischia di perdere tempo prezioso invece di approvare e distribuire al più presto gli ingenti aiuti europei. Ma la sensazione è che il disagio non sia né incanalato né governato dall’opposizione. Piuttosto, viene fomentato e usato in una polemica sterile, soprattutto quando rifiuta di ammettere che dall’«esterno», e cioè dall’Europa, ci stanno dando una mano sostanziosa.
In particolare Matteo Salvini, ma anche Giorgia Meloni e Antonio Tajani non sono riusciti ad emanciparsi dal loro cliché, pur essendo cambiato completamente lo sfondo in cui si muovono. Non hanno né intercettato né interiorizzato l’appello del capo dello Stato a misurare polemiche e distinzioni. Si sono lasciati scivolare addosso la solennità di un gesto doppiamente simbolico: lanciato da uno dei paesi lombardi che più hanno sofferto per la pandemia, e nel giorno in cui si festeggia la rinascita della Repubblica.
Il rischio di assumere un profilo che sconfina e quasi si confonde con le piazze dei «gilet arancioni» guidati da improbabili Masanielli di ritorno è reale. E non soltanto perché quella nebulosa di negazionisti del coronavirus, dei vaccini, degli insulti al presidente della Repubblica e alla ragionevolezza, ha manifestato quasi in contemporanea con Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. 

Gli ultimi due hanno espresso subito solidarietà a Mattarella, seguiti con un lungo attimo di ritardo da Matteo Salvini: a conferma della tentazione di un pezzo, almeno, della destra di dialogarci e magari in prospettiva annetterli, quasi fossero «sardine nere», o meglio arancioni, simmetriche e opposte a quelle anti-Salvini spuntate a Bologna.
Ma sarebbe un azzardo: spalmerebbe una patina di qualunquismo estremista dalla quale l’opposizione dovrebbe guardarsi, per evitare una regressione minoritaria che non onorerebbe i suoi consensi e il suo peso nel Paese. Accogliere gli inviti fermi, convinti del capo dello Stato all’unità significa anche rispettare quella popolazione del Nord che Mattarella ha voluto onorare con la sua presenza. Ignorarli, invece, anche sul piano politico offre alibi a chi, nella maggioranza che vede protagonisti M5S e Pd, predica il dialogo senza praticarlo.

https://www.corriere.it/cultura/premium/20_giugno_02/segnale-sbagliato-piazza-roma-e21bd6f2-a501-11ea-8ef6-a417ca68eeb2_preview.shtml?reason=unauthenticated&cat=2&cid=98515116&pids=PO&credits=1&origin=https%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Fcultura%2Fpremium%2F20_giugno_02%2Fsegnale-sbagliato-piazza-roma-e21bd6f2-a501-11ea-8ef6-a417ca68eeb2.shtml

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