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Il ruolo sociale degli insegnanti, di Simonetta Fiori

creato da Denj — ultima modifica 18/09/2015 14:01
Chissà se il premier finlandese si sognerebbe mai di dire che i professori sono degli scansafatiche, o più educatamente "conservatori" e "corporativi". O se il presidente sudcoreano potrebbe mai accusare i suoi docenti di "indisponibilità". A leggere i risultati di un rapporto mondiale del gruppo Pearson, marchio leader nel campo dell'education, verrebbe da pensare che no, in quei paesi chi guida l' esecutivo mai si permetterebbe di apostrofare così la classe degli insegnanti. E per una ragione molto semplice. Sia Finlandia che Sud Corea sono le due "superpotenze" dell' istruzione nel mondo. E l'Italia?

 

Chissà se il premier finlandese si sognerebbe mai di dire che i professori sono degli scansafatiche, o più educatamente "conservatori" e "corporativi". O se il presidente sudcoreano potrebbe mai accusare i suoi docenti di "indisponibilità".

A leggere i risultati di un rapporto mondiale del gruppo Pearson, marchio leader nel campo dell'education, verrebbe da pensare che no, in quei paesi chi guida l' esecutivo mai si permetterebbe di apostrofare così la classe degli insegnanti. E per una ragione molto semplice. Sia Finlandia che Sud Corea sono le due "superpotenze" dell' istruzione nel mondo. E occupano i primi due posti dell' eccellenza internazionale proprio perché tengono in grande considerazione i loro docenti. Che sono giudicati persone importanti, professionisti riveriti al pari di medici e avvocati, figure insostituibili per la formazione delle giovani generazioni, e dunque colonne portanti dell' organizzazione sociale e della crescita economica. No, è difficile che gli venga chiesto ex abrupto di aumentare di un terzo le ore frontali in aula (il che significa ore di lavoro in più anche a casa), sempre con la stessa retribuzione. Ed è impossibile che - se protestano - il primo ministro li liquidi con una battuta in televisione.

Il riconoscimento sociale del professore è uno dei punti-chiave su cui insiste la grande ricerca di Pearson realizzata con l' Economist (sarà presentata oggi a Londra). S' intitola The Learning Curve e definisce un nuovo Indice Globale sulle capacità cognitive e sui livelli d' istruzione di circa quaranta paesi, intrecciando i dati Ocse-Pisa con cifre nazionali riguardanti il numero di diplomi e lauree, oltre una serie di fattori come la spesa pubblica nell' istruzione, i salari dei docenti e il tasso di disoccupazione. Corea del Sud e Finlandia primeggiano incontrastate, seguite da un altro bel pezzo di Asia - Hong Kong-China, Giappone e Singapore - e con uno stacco da United Kingdom, Netherlands e Nuova Zelanda. In fondo alla graduatoria, pur essendo in rapida via di sviluppo, arrancano Messico, Brasile e Indonesia. A metà classifica l' Italia, appena più in basso, dopo Russia e Stati Uniti ma prima della Francia.

Soffermiamoci ora sul perché l'eccellenza sia rappresentata da due paesi così distanti, anche nell'organizzazione scolastica: quasi militarizzata quella sudcoreana; assai più flessibile la nordeuropea. Secondo gli esperti dell''Economist Intelligence Unit - una sezione speciale del settimanale inglese che ha realizzato il rapporto - la chiave del successo è da rintracciare nel corpo docente, che appare come un ingranaggio fondamentale e non comprimibile nella complessa macchina dell'Istruzione. Un bravo docente influisce non solo sul risultato scolastico, e questo appare un' ovvietà, ma condiziona anche fattori sociali apparentemente lontani, come livelli più bassi di gravidanze tra teenagers e una maggiore tendenza a risparmiare in vista del pensionamento. E un bravo professore è spronato a far meglio anche attraverso una progressione di carriera. Questo è un altro dei fattori che accomuna Sud Corea e Finlandia: la professione non è paralizzata ma progredisce in autonomia, produttività e conseguentemente in busta-paga. Anche se le tabelle al riguardo sono sorprendenti e mostrano che quello dello stipendio non è l' elemento più influente: se i professori sudcoreani sono molto ben pagati, i loro colleghi finlandesi dispongono di minori entrate, ma non per questo lavorano con poco entusiasmo. Intervengono però altre gratificazioni, non ultima una cura generosa da parte dello Stato nella formazione dei suoi docenti.

Quel che evidenzia Learning Curve è che, più del danaro investito, è fondamentale la considerazione di cui gode la scuola nella comunità. La convinzione con cui Statoe famiglie investono nell' istruzione dei figli. E la profondità di un progetto educativo a lungo termine. E l' Italia? Occupa la seconda metà della graduatoria mondiale (24esima su 40), con alcuni meriti e molti demeriti. Chissà cosa penseranno i nostri professori nel vedersi al quinto posto delle classifiche sotto la voce "retribuzione", dopo Spagna e Germania ma prima della Francia (il rapporto è con il Pil pro capite). Però bisognerebbe sapere quali sono i benefit per l'aggiornamento di cui godono i loro colleghi europei.

La penisola primeggia nel tabellino delle "Scelte". Considerando alcune voci come libertà d' iscrizione, la disponibilità di "buoni scuola" e l' informazione sui diversi curricula, occupiamo il quarto posto nel mondo dopo Singapore, Nuova Zelanda e Tailandia. «Nel nostro paese», spiega Roberto Gulli, amministratore delegato di Pearson Italia, «il diritto allo studio, previsto dalla Costituzione, è molto sostenuto dallo Stato. La scuola primaria è gratuita, mentre per la secondaria in sostegno delle famiglie meno abbienti sono stanziati 103 milioni di euro». L' accesso a scuola in sostanza è garantito a tutti. Però poi non è garantito a tutti il successo scolastico, visto che stiamo al 24esimo posto come livelli di istruzione e competenze cognitive. «Questo ci dice che vengono assicurate alcune cose fondamentali, ma non bastano. Occorre far di più». Come intervenire sulla cultura complessiva del paese. Un altro punto dell' indagine riguarda le competenze per il futuro.

Lo Stato dovrebbe investire non per l' oggi, ma per i requisiti che verranno chiesti domani. Tra questi figura la capacità di lavorare in gruppo. E sarà Pearson - nelle rilevazioni Ocse-Pisa del 2015 - a misurare le nuove competenze dei ragazzi. Il mondo cambia con la velocità della luce, e bisogna adeguarsi. Ma senza strapazzare i professori, strategia ovunque perdente.

fonte: www.repubblica.it, 27 novembre 2012

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