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Il ritorno dall'Aventino, di Marcello Sorgi

creato da D. — ultima modifica 21/09/2015 12:27
Alla fine Mattarella, da candidato di sfida del centrosinistra, è diventato il Presidente in pectore che oggi, nello spirito della Costituzione, sarà eletto da un ampio arco di forze politiche e da deputati e senatori di centrodestra che sceglieranno di disubbidire agli ordini dei loro partiti.

La giornata del 30 gennaio, vigilia della quarta votazione e dell’elezione, che tutti danno ormai per scontata, di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica, verrà ricordata per l’imprevista insurrezione del centrodestra a favore del candidato del Pd. Un mormorio, sfociato in aperta rivolta, contro la decisione annunciata dai capigruppo di Forza Italia Brunetta e Romani, di impedire ai loro Grandi Elettori di ritirare le schede e partecipare alla quarta e decisiva votazione, per far ricadere tutto l’onere dell’elezione sul centrosinistra e fargli scontare un maggior rischio di non raggiungere il quorum a causa dei franchi tiratori.

 

Se tutto ciò è potuto rientrare, è stato grazie all’iniziativa, assunta formalmente da Renzi, di chiedere pubblicamente un largo appoggio al nome di Mattarella. E a sorpresa, a spingere per un accordo tra il premier e il ministro dell’Interno è stato l’ex-Presidente Giorgio Napolitano, che da senatore a vita ha fatto nuovamente sentire il peso della sua esperienza e della sua moral suasion.

 

Così l’Aventino è stato rinnegato, dapprima, in aperta rottura del patto di consultazione, dal Ncd. E successivamente smentito da Berlusconi, che ha confermato la scelta della scheda bianca. Quanti dei suoi decideranno lo stesso di votare per Mattarella, è difficile dire, prima dello scrutinio.

 

Ma la sensazione è che nel segreto dell’urna si sommeranno i consensi di chi non accetta il «no» pregiudiziale al candidato con quelli di chi lo voterà solo per ribellarsi a Berlusconi e al modo in cui ha condotto la trattativa per il Quirinale. Accettando di pagare la pesante cambiale della legge elettorale, per poi motivare il proprio ritiro con il «tradimento» di Renzi e la violazione del metodo sancito dal patto del Nazareno.

 

Il gran rifiuto dell’ex-Cavaliere sarebbe stato più comprensibile se dalle consultazioni fosse uscito un candidato post-comunista o un ex-segretario del Pd. In fondo, nel 2006, Berlusconi si oppose alla candidatura di D’Alema e a Napolitano diede scheda bianca, senza stare a contare i franchi tiratori della sua parte che alla fine si schierarono per Re Giorgio. La non partecipazione al voto, invece, era stata usata due anni fa per isolare il centrosinistra nella tragica votazione in cui contro Prodi spuntarono i 101.

 

Ma di fronte a un moderato come Mattarella, ieri, molti dei parlamentari di Forza Italia e Ncd hanno fatto sentire la loro voce, costringendo l’ex-Cavaliere a ripiegare e a garantire che i Grandi Elettori sarebbero entrati in aula e avrebbero ritirato le schede, sia pure per depositarle bianche nell’urna. Era questa la libera uscita che senatori, deputati e rappresentanti delle regioni aspettavano per votare come gli pare.

 

Dopo la svolta e la contro-svolta di Forza Italia, anche Alfano ha capito che era indispensabile riaprire la trattativa. È stato Napolitano in persona, visibilmente presente nella lunga giornata di votazioni, ad adoperarsi per convincerlo dell’inaccettabilità della mancata partecipazione del ministro dell’Interno all’elezione del Presidente della Repubblica, o anche della semplice astensione: con la conseguenza, politicamente perniciosa, della spaccatura della maggioranza di governo, proprio nel momento in cui la sinistra radicale si riavvicinava al Pd. Conseguentemente, e sempre su consiglio di Napolitano, Renzi ha rivolto ad Alfano un appello formale, diramato dopo un lungo incontro tra i due, per la massima convergenza possibile sul nome del futuro Capo dello Stato: una corsia di salvataggio che il ministro e leader di Ncd non ha tardato a imboccare. La decisione di passare dalla scheda bianca al voto a favore di Mattarella, formalmente affidata nella notte all’assemblea dei parlamentari, in pratica era già presa da ore.

 

Alla fine Mattarella, da candidato di sfida del centrosinistra, è diventato il Presidente in pectore che oggi, nello spirito della Costituzione, sarà eletto da un ampio arco di forze politiche e da deputati e senatori di centrodestra che sceglieranno di disubbidire agli ordini dei loro partiti. Qualcuno si spinge a dire che anche Berlusconi, nella notte, potrebbe averci ripensato. Non è detto: ma non sarebbe neppure la più clamorosa delle giravolte a cui l’ex-Cavaliere ci ha abituato negli ultimi tempi.

fonte: www.lastampa.it, 31.01.2015

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