Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il riavvio delle attività. Primo: meno disuguaglianze, di Marco Girardo

Il riavvio delle attività. Primo: meno disuguaglianze, di Marco Girardo

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 17/04/2020 17:57
Prendiamo il fenomeno delle disuguaglianze: in numerose e diverse società – e a diversi gradi di sviluppo – la stabilità ha avuto paradossalmente l’effetto di aumentarle…

Dalle sfere d’influenza geopolitica alle abitudini di consumo, lo stiamo oramai metabolizzando, terminata anche la “fase due” nulla sarà come prima. Per certi aspetti, tuttavia, potrebbe essere meglio di prima. La pandemia è una rivoluzione per i sistemi economici e sociali perché cambia i paradigmi. Quel semplice e gesto di alzare la mascherina sul volto ci accompagnerà a lungo e avrà un impatto radicale ridefinendo aspettative, dinamiche relazionali e meccanismi di produzione. 

In tal senso può rappresentare un’occasione per costruire un modello di crescita meno sbilanciato. Prendiamo il fenomeno delle disuguaglianze: in numerose e diverse società – e a diversi gradi di sviluppo – la stabilità ha avuto paradossalmente l’effetto di aumentarle. Così è stato anche nelle democrazie contemporanee alimentate dal capitalismo finanziarizzato dell’ultima fase di globalizzazione. 

A ridurre le distanze tra ricchi e poveri, nel corso della storia, ci hanno pensato invece gli choc violenti. E dei quattro cavalieri del livellamento, così li ha chiamati lo storico Walter Scheidel, le epidemie si sono rivelati i più letali.

Il loro effetto di distruzione della ricchezza, a lungo termine, è stato più potente di quello di guerre, rivoluzioni trasformative e crolli dello Stato (gli altri apocalittici livellatori). Ma hanno ricacciato tutti, i primi e gli ultimi, in condizioni peggiori rispetto a prima. All’inizio, certo, anche il Covid–19 alimenta diseguaglianza: lo fa direttamente, per il diverso impatto fra blocchi sociali, e di sponda, attraverso le misure di contenimento che discriminano fra soggetti economici. 

Le conseguenze in prospettiva, però, sono un dato di cultura, non di natura: se riusciremo cioè a ricostruire una società più inclusiva e meno diseguale dipenderà dalla risposta politica – la reazione della polis – al trilemma lavoro–ambiente–salute che questa epidemia impone con toni apodittici su scala globale. E la cui soluzione richiede di cambiare in profondità il nostro modello di sviluppo. Gli antivirus già ci sono, la terapia l’ha indicata da tempo papa Francesco nella Laudato si’.

Per l’Italia, senza scelte adeguate, si potrebbero allargare purtroppo in tempi brevi almeno tre forbici. 

La prima è la distanza con gli altri Paesi d’Europa. Negli ultimi vent’anni anni si è già paurosamente allungata: ci piazzavamo a un livello di reddito pro capite superiore alla media, ci ritroviamo oggi ben sotto quella soglia. Perché la nostra crescita non è sostenibile anzitutto in rapporto a quanto e come spendiamo. Non è certo colpa della moneta comune, ma di eredità pesanti del passato recente, a partire dal debito e dall’enorme evasione fiscale. È il frutto avvelenato di scelte sbagliate o mancate nella destinazione della spesa pubblica, soprattutto di quella in conto capitale e cioè per investimenti. La bulimia legislativa che ha portato all’eccesso regolatorio, l’inefficienza della Pubblica amministrazione e il crollo della produttività per troppe imprese, fatte salve quelle competitive anche sui mercati internazionali, hanno fatto il resto.

Dall’Europa, checché se ne dica, non mancheranno le risorse per noi. Centinaia di miliardi di euro, direttamente o indirettamente grazie agli interventi della Bce. I prestiti del Mes, al quale non intenderemmo accedere preferendo ulteriore deficit, altro non sono che Coronabond. E l’unica condizionalità (se resisterà, e i francesi già dicono di no) è – pensate un po’ – quella di spendere i soldi contro il virus: in ospedali, ricerca, dispositivi di protezione. Spetterebbe a noi spenderle con intelligenza e non, come abbiamo spesso fatto, in ottica clientelare e in chiave elettorale, aumentando così ulteriormente l’indebitamento e pretendendo che a pagare siano altri.

Dovrebbero essere proprio queste le risorse da destinare a una resilienza trasformativa in grado di cambiare il modello mirando alla coesione. Ci sono poi le disuguaglianze tra i tanti Nord e Sud che attraversano lo Stivale, non solo longitudinalmente: i divari tra le grandi aree urbane e le periferie della globalizzazione, quelle tra i nuovi distretti industriali inseriti nelle catene globali del valore e le aree depresse. E quelle tra i protetti per salario o rendite e in non protetti da alcunché: sarà difficile non immaginare strumenti complementari al debito dello Stato per far confluire l’enorme ricchezza finanziaria privata in forme di investimento pubbliche o per il trasferimento di reddito tra categorie altrimenti destinate a subire ulteriore distanziamento. 

E in tal senso non è da escludere nemmeno qualche forma di patrimoniale progressiva (e auspicabilmente orientata a obiettivi ben verificabili, tipo l’abbattimento del debito), altrimenti le finanze pubbliche, con o senza Mes, in breve tempo salteranno.

C’è infine il serio rischio che aumenti il divario digitale, separando irrimediabilmente connessi e italiani offline. Lo abbiamo visto in questi giorni quanto destabilizzi tale distanziamento tecnologico con milioni di studenti che non riescono a essere integrati nel diritto fondamentale allo studio e, per i più piccoli, all’esercizio primario della socialità. Nonostante lo sforzo e i successi di molte scuole, infatti, ci sono ancora troppe strutture e non pochi insegnanti che non ce la fanno a gestire una didattica virtuale. Per non parlare di quei cinque milioni di micro–imprese su sei che non sono ancora in grado di aprire il cassetto digitale da tempo messo loro a disposizione. La fase della ricostruzione, pertanto dovrà contemplare la necessità che molti soldi vadano spesi – leggi investiti – nelle infrastrutture digitali e in formazione.

Le tessere da comporre nel nuovo puzzle sono tante e in molti casi sempre le stesse. Gli anticorpi per ciascuna delle menzionate diseguaglianze virali pure. Perché questa volta la pandemia non le accentui invece di attenuarle, è soprattutto necessario combinare le tante forme di ricchezza di cui disponiamo nella dimensione vitale del territorio. Proprio dove pubblico e privato – se n’è avuta prova nelle ultime settimane con le centinaia di iniziative congiunte – interagiscono di fatto favorendo la coesione. Ma bisogna anche saper coinvolgere il capitale sociale e relazionale del Non profit, in questa prima fase dell’emergenza colpevolmente sottoutilizzato: la comunità può essere davvero il terzo pilastro tra Stato e mercato per dare maggior equilibrio alla ricostruzione.

 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/primo-meno-disuguaglianze

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.