Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il restyling del ceto medio, di Nadia Urbinati

Il restyling del ceto medio, di Nadia Urbinati

creato da D. — ultima modifica 25/09/2015 11:02
In tutti i Paesi occidentali la classe media ha subito un processo di dimagrimento. In Italia la classe media non è più quel largo e solido cuscino tra i pochi veramente ricchi e i pochi veramente poveri. La classe media comincia a essere per troppi un privilegio...

Le tensioni sociali che crescono nei Paesi europei, e sempre più fortemente in Italia, impongono una responsabile riflessione a politici e governanti sulla qualità e l’impatto delle loro scelte, sull’impossibilità di continuare con la politica delle misure contingenti. Spostare i libri sugli scaffali è un restyling che non basta a dare l’impressione che si cambi l’ordine delle cose. Sul fronte della diagnosi, politici e governanti devono interrogarsi sul peso che le loro scelte hanno e avranno sulla classe media, la cui sofferenza va di pari passo con la sofferenza della democrazia. Esserne consapevoli è la premessa per comprendere l’importanza delle politiche sociali e l’irragionevolezza di procedere senza un progetto che le rilanci, un nuovo New Deal per le democrazie sociali in declino.

C’è abbondanza di analisi quantitative sulla classe media e tuttavia, come ha osservato l’economista Anthony Atldnson, essere classe media è un affare complicato che il reddito da solo non spiega: perché avere aiuto domestico, affittare o possedere una casa decente, avere un lavoro ben retribuito o condurre un’attività lavorativa autonoma, non si traduce sempre e dovunque in una qualità della vita associabile con la condizione della classe media. E inoltre, in alcuni Paesi, come l’Italia, queste condizioni economiche diventano, ogni giorno di più, un privilegio di pochi. La classe media si è impoverita e la democrazia ne paga le conseguenze in termini di stabilità sociale e legittimità politica.

In tutti i Paesi occidentali la classe media ha subito un processo di dimagrimento. In Italia la classe media non è più quel largo e solido cuscino tra i pochi veramente ricchi e i pochi veramente poveri. La classe media comincia a essere per troppi un privilegio. E questo è un paradosso stridente, visto che la sua condizione mediana si è affermata proprio contro i privilegi di classe e per garantire al più gran numero di persone, con il lavoro e la professione, quella solidità di vita materiale e di riconoscimento sociale che nell’antico regime era solo di pochissimi. Essere classe media ha per questo significato fare da spina dorsale alla cittadinanza moderna.

Va da sé che il maggior nemico del governo democratico è una società nella quale la ricchezza è accumulata in una porzione ristretta della popolazione mentre la maggioranza, o quasi, è composta da chi vive nella povertà effettiva o nel timore di diventare povero. La classe media non è solo una categoria economica, dunque, ma una condizione psicologica e politica: basata sulla “tranquillità dell’animo” o l’essere certi che si può non soltanto vivere decentemente oggi, ma programmare un futuro altrettanto sicuro. E questa condizione di progetto che si è negli anni assottigliata e, in alcuni Paesi, come l’Italia, in maniera davvero consistente.

Se si calcola la classe media solo in base al reddito, non si coglie questo malessere effettivo, sociale, morale e psicologico. Che invece viene registrato da tutti i sondaggi sulle aspettative per il futuro e le preoccupazioni associate alla stabilità della condizione lavorativa propria e dei propri figli. Per cui possedere una casa può comportare un rischio di povertà perché i salari e gli stipendi si erodono o scompaiono e, in aggiunta, perché i servizi sociali sono sempre meno sostenuti dalle politiche pubbliche. Quel che resta della classe media è quindi, per molti, il benessere della classe media di ieri. Viviamo sulle spalle dei nostri vecchi o di chi ci ha preceduto. Con le nostre fatiche non costruiamo più ma sopravviviamo, spesso a malapena.

Una classe media in grande sofferenza, dunque. Alla base della quale vi è un fattore che non viene messo in luce dagli economisti neo liberali : il declino dello stato sociale. Larghe fasce di cittadini devono far fronte al dimagrimento (in alcuni Paesi estremo) dei servizi sociali e al trasferimento sul reddito del costo di prestazione di base: la sanità, la scuola, l’assistenza ai bambini e agli anziani. Dalla capacità a far fronte a queste che sono necessità, non opzioni, si misura l’insufficienza di una definizione della classe media che non presta attenzione alla condizione socio-economica generale e che ispira politiche sociali inefficaci quando non distruttive (si veda la riforma Gelmini). Ecco perché la classe media diventa un vero e proprio indicatore del funzionamento delle democrazie e della fiducia dei cittadini verso le politiche dei loro governi.

Quello che i neoliberali non dicono è che la classe media è stata definita presumendo quel che non c’è più, cioè uno Stato che si prendeva cura di molte delle funzioni necessarie che oggi gravano direttamente sul reddito. La classe media presumeva un’economia socialdemocratica. Nulla di che sorprendersi, perché le democrazie sono rinate nel dopoguerra sulla promessa della piena occupazione in cambio del contributo fiscale per finanziare le condizioni sociali della cittadinanza, come la scuola, la sanità e l’assistenza. Su questi pilastri si è consolidata sia la classe media sia la democrazia; sul loro sgretolamento si gioca l’intero ordine delle cose.

Il destino della classe media coincide con quello della democrazia sociale. Per questo, una politica democratica non può non aiutare la solidità della classe media con politiche sociali. E irragionevole non vedere questo problema nella sua magnitudine, non comprendere che il malessere sociale si farà sempre meno sporadico e tollerabile.

fonte: Repubblica, 20.10.2013

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
La Vignetta, di Martina Losito

"La disoccupazione"

La vignetta, di Martina Losito 

*Martina Losito, studentessa di ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano.

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 123
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Rinascita

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 124 è su Il Pianeta che vogliamo (1. Che rapporto c'è tra la pandemia e la situazione ambientale? 2. Nuove politiche industriali e del lavoro e impatto sull'ambiente? 3. Cosa cambiare negli stili di vita? 4. Quale il contributo delle religioni?); in preparazione. 

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  Testi da inviare da entro 31 agosto 2021.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.