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Il primo Papa economista tra esigenze reali e vincoli dell’economia, di Antonio Troisi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 05/10/2018 08:59
Papa Francesco sostiene che il Vangelo non è un’utopia ma una speranze reale anche per l’economia che occupa un posto importante nella riflessione della Chiesa...

Papa Francesco sostiene che il Vangelo non è un’utopia ma una speranze reale anche per l’economia che occupa un posto importante nella riflessione della Chiesa, essendo una componente vitale per ogni società. E’ questo il primo Pontefice a dimostrare che la scienza economica non è l’ostacolo più forte alla trasformazione della fede-speranza cristiana nel tempo moderno. In tal modo supera la convinzione, ancora diffusa, che non nega la fede ma, piuttosto, semplicemente la sposta su di un altro livello, quelle delle cose solamente private ed ultraterrene e, pertanto, irrilevante, anzi del tutto inutile per il mondo.

Questa tesi presenta due importanti connotazioni:

1) La crisi dello schema classico mercato /società

Viene sottolineata la necessità di superare lo schema dell’economia classica, ancor oggi parte integrante dell’orizzonte culturale della nostra società, che pone al centro del fenomeno economico/sociale l’individuo, isolato come Robinson Crusoe, inteso solo a soddisfare le proprie esigenze nella migliore delle maniere senza alcuna considerazione degli altri. Del resto, in antitesi a quanto erroneamente imputato, nè Smith né Marshall ritengono di poter prescindere dalla considerazione dell’individuo come membro di un organismo sociale e, conseguentemente, dall’attribuzione allo Stato del ruolo di garante di un mercato che esalti le virtù civili. Aggiungasi, inoltre, la presa d’atto da parte di un numero crescente di economisti dell’incapacità dello schema positivista di far presa sui nuovi problemi che tormentano la nostra società: dalla salvaguardia ambientale. alle ineguaglianze sociali in aumento, e così via.. .

2) Implicazioni nella società moderna

Questa maggiore vicinanza alle reali caratteristiche del sistema economico supera anche l’idea centrale dello schema positivista per il quale la ricerca dell’interesse personale si trasforma automaticamente e magicamente in bene comune.

Se riusciamo a ragionare diversamente da Pinocchio che attende dalla moltiplicazione dello zecchino sotterrato la realizzazione dei propri sogni, è facile riconoscere che gli obiettivi privati si trasformano in finalità dello Stato, uscendo dal chiuso dell’economia del singolo individuo con un complesso processo che esclude ogni automatismo. In altri termini è costituito non dalla somma aritmetica dei bisogni individuali ma dalla somma algebrica di quantità positive e negative, cioè del bisogno positivo che sentono alcuni perché un certo servizio pubblico sia prodotto e del bisogno negativo che sentono altri perchè quel servizio pubblico non sia prodotto oppure lo sia in misura diversa di come lo vorrebbero altri.

Di conseguenza alla classe governante tocca il difficile compito di effettuare questa complessa somma algebrica componendo i contrasti d’interesse con dei coefficienti di ponderazione che le consentano di anteporre certe esigenze ad altre. Se i coefficienti di ponderazione sono sbagliati la minoranza recalcitrante diventa maggioranza.

Una risposta importante a questa esigenza e data dal personalismo comunitario legato alla concezione della persona umana soggetto di diritti ma anche di doveri inalienabili. In altri termini ,proprio questo nesso inscindibile tra diritti e doveri, tra valutazioni positive e negative rappresenta un prezioso coefficiente di ponderazione capace di compiere la difficile operazione algebrica della composizione degli apprezzamenti antagonistici dei vari gruppi ed individui, allargando il respiro di una società che oggi appare divisa ed incapace di interpretare le nuove esigenze ed i nuovi problemi.

E una divisione diversa da quella della metà del secolo scorso: la società non è più divisa in due blocchi che si fronteggiano minacciosi ma, per la sua sopravvivenza , deve prendere atto che la somma algebrica necessaria per la composizione dei contrasti d’interesse che determinano i fini dello Stato, è resa particolarmente difficile dalla distribuzione di potere realizzata dal progresso tecnico, dal fenomeno dei corpi intermedi e dal processo di globalizzazione che ha abbattuto i confini nazionali.

In conclusione il coefficiente di ponderazione dei contrasti d’interesse se identificato nell’orizzonte del personalismo comunitario, muove da un'ottica più vicina alle reali caratteristiche dei fenomeni economici. Pertanto può contribuire ad evitare che, il rapporto mercato-società abbia in sè il germe di una stridente contraddizione tra lo Stato e l'economia della Nazione come se fossero persone distinte, espressione d'interessi contrapposti.

*Docente di scienze della finanza, Foggia

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