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Il Papa intervistato in tv: "Credere in un Dio-padre, non in un Dio con bacchetta magica”, di Paolo Rodari

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 13/02/2020 09:37
Francesco conclude la trilogia sulla preghiera con il Credo. Un viaggio alla radice delle parole per le suppliche. "Trasmettere la fede con le parole dalla famiglia”…

Terzo appuntamento di Papa Francesco che conclude la trilogia sulla preghiera con il Credo. Da lunedì 17 febbraio su Tv2000 va in onda “Io credo”, lunga intervista del Pontefice con don Marco Pozza, il cappellano del carcere di Padova che lo ha già intervistato negli anni passati su ‘Padre Nostro’ e ‘Ave Maria’. Dall'incontro del Papa con don Marco è stato realizzato anche il libro Io credo, noi crediamo edito dalla Libreria Editrice Vaticana e Rizzoli in uscita a marzo.

“Alle volte ci vengono teorie – afferma il Papa - che ci fanno presentare un Dio astratto, un Dio ideologico…un’idea, perfetto; e che ti provano l’esistenza di Dio come fosse una matematica […] I santi…hanno capito cosa è credere in un Dio che è Padre e non in un dio-Mandrake, con la bacchetta magica”.

Otto puntate, in prima serata, per la regia di Andrea Salvadore, coautore del programma insieme a don Pozza. L’idea è quella di tornare alla radice delle antichissime parole di preghiera, attualizzandole attraverso incontri e commenti di testimoni del nostro tempo.

In ogni puntata il Papa risponde a don Marco Pozza sui diversi brani del Credo. Protagoniste delle singole puntate le comunità e otto personalità del panorama culturale, artistico e sportivo italiano. Nella prima puntata l’ospite è il filosofo Salvatore Natoli. Nelle successive Martina Colombari, Paolo Bonolis, lo scrittore Paolo Rumiz, Carolina Kostner, Giovanni Bachelet (figlio di Vittorio Bachelet, ucciso 40 anni fa dalle Br), lo chef Massimo Bottura e Fausto Bertinotti.

Nell’intervista Papa Francesco affronta diversi temi dai cristiani perseguitati al populismo. E poi satana, la fede, la mondanità, il lusso nella Chiesa, i movimenti ecclesiali, la mafia e i politici

Cita due volte Benedetto XVI e anche grandi autori, opere e personaggi dello spettacolo: Joseph Malégue (romanziere cattolico), Padre Henri De Lubac (teologo gesuita), Ludwig von Pastor (storico), Gustav Mahler (compositore e maestro d’orchestra), Vincent di Lerino (monaco benedettino e teologo del IX secolo), Anna Magnani, Turandot e il capitello di Vèzelay. Il Pontefice parla anche di Nuovi Orizzonti, i cristiani della Thailandia, la Chiesa in Corea, la leggenda della Madonna dei mandarini in Calabria.

C’è un processo contro il cristianesimo”, dice il Papa nell’intervista, “il cristianesimo è perseguitato. C’è un processo che vuole annientarlo perché il cristianesimo è una minaccia […] La storia del cristianesimo è una storia di persecuzioni…È vero che il cristianesimo non vive di successi […] La verità cristiana è nella perseveranza dei cristiani, perseveranza contro la mondanità, nella mondanità”.

In un altro punto dell’intervista il Papa afferma che “la fede va trasmessa in dialetto”, soprattutto “in dialetto familiare. Pensa alla mamma dei Maccabei: per tre volte, dice il testo biblico, che ai sette figli martiri parlava in dialetto. Cioè, la fede va trasmessa in quel linguaggio che è proprio della famiglia, che è proprio della gente che ti si avvicina con amore, un linguaggio diverso da un linguaggio intellettuale”.

Parlando di come testimoniare il Vangelo con la vita il Papa infine afferma: “Quando vedo cristiani troppo puliti che hanno tutte le verità, l’ortodossia, la dottrina vera, e sono incapaci di sporcarsi le mani per aiutare qualcuno a sollevarsi, non sanno sporcarsi le mani; quando vedo questi cristiani io dico: ‘Ma voi, non siete cristiani; siete teisti con acqua benedetta cristiana, ma ancora non siete arrivati al cristianesimo’. Se Dio si è sporcato le mani ed è disceso al nostro infero, ai nostri inferni, è disceso…noi dobbiamo seguire le sue tracce. (Se qualcuno dice ndr) ‘No, io non riesco, fino a qui …’, va bene ma non sei arrivato a essere cristiano, sei un cristiano a metà, un cristiano superficiale, neppure un cristiano: un uomo che crede in Dio, che ha delle idee chiare sulla redenzione, anche crede in satana, sa che satana esiste, ma si ferma alla porta degli inferi, fa dei calcoli”.

Dice a Repubblica don Marco Pozza che gli è venuto in mente di intervistare il Papa su questi temi perché non riusciva “più a pregare il Pater, l'Ave e il Credo: l'abitudine aveva reso logorato il mio pregare”. E ancora: “L'unico modo per ritrovare la freschezza era di parlarne con gente che non pregava queste orazioni: il non credente, in materia di fede, è la mia musa-istigatrice. Quando, lavorandoci, sentivo ritornare la freschezza di parole e concetti divini, ho pensato che sarebbe stato fantastico conversare a tu per tu con il Papa: sarebbe stato come bere alla sorgente di un fiume. Gli ho scritto un lettera, ho pregato, l'ho imbucata. Con una sua telefonata di risposta è nato questo sodalizio che per me, prima che professionale, è stata l'ora della Grazia. Ho trovato Pietro che mi ha teso la mano e, indirettamente, l'ha tesa ai telespettatori e ai lettori”.

Spiega poi don Pozza che conversando sul Pater, ha confidato al Papa che certe sere, pregando, gli capita di addormentarsi. Dice: “Lui mi ha sorriso, pensavo fosse un sorriso d'ironia. Poi mi ha detto: ‘Anche a me capita d'addormentarmi, ma non è un problema. Tu dormi, ma Lui ti guarda’. Ho sentito la mia umanità vibrare: in quell'attimo ho capito la potenza dello sguardo, di Dio e degli uomini. Da parroco in un carcere, addormentarsi fuori dallo sguardo di Dio è rischiare d'affondare. È la presenza di Satana: quando il Papa parla del Demonio, sento Dio all'opera. Di Francesco sento di fidarmi, lì c'è Pietro: non mi nasconde mai la miseria della storia, ma mi insegna a ricercare la bellezza dentro a questa miseria. È il quinto Vangelo”.

https://www.repubblica.it/vaticano/2020/02/07/news/il_papa_intervistato_in_tv_credere_in_un_dio-padre_non_in_un_dio_con_bacchetta_magica_-247949738/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P4-S1.6-T1

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