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Il Papa, il Sinodo e quelle aperture impensabili qualche anno fa, di Andrea Tornielli

creato da webmaster ultima modifica 15/09/2015 09:38
Per nulla preoccupato per la franchezza del dibattito e per le diverse posizioni sui divorziati risposati, Francesco ha invitato i vescovi a non sentirsi "padroni" del deposito della fede e ha ricordato loro che la valutazione finale spetta al Papa. Quanto è avvenuto dimostra che nulla è stato "pilotato". Mai un testo sinodale aveva contenuto parole così positive sui matrimoni civili e le coppie di fatto
Il Papa, il Sinodo e quelle aperture impensabili qualche anno fa, di Andrea Tornielli

(©ANSA) UN' IMMAGINE DI SAN PIETRO

 

Papa Francesco, per nulla preoccupato dall'emergere di posizioni diverse e del confronto vissuto nel Sinodo, ieri l'ha concluso con uno dei discorsi più importanti del suo pontificato, dicendo che in aula si sono vissute varie «tentazioni». Quella «dell'irrigidimento ostile, cioè il volersi chiudere dentro» la legge, «e non lasciarsi sorprendere da Dio», cioè la tentazione «degli zelanti, degli scrupolosi, dei tradizionalisti e degli intellettualisti». Ma anche quella del «buonismo distruttivo», dei «progressisti», che in «nome di una misericordia ingannatrice» fasciano le ferite «senza prima curarle e medicarle». La tentazione di scendere dalla croce «per accontentare la gente», la tentazione di trascurare il deposito della fede sentendosene non custodi ma «proprietari e padroni», la tentazione di trascurare la realtà usando «bizantinismi». Sono parole che quasi «fotografano» quanto avvenuto nell'aula in questi giorni.

 

Bergoglio ha fortemente voluto che il Sinodo fosse libero, e l'esito del voto sul documento finale, con alcuni punti controversi come quello dei sacramenti ai divorziati risposati votati da una significativa maggioranza assoluta ma non da quella qualificata dei due terzi, sta indicare che il suo desiderio si è realizzato. «Personalmente - ha confidato - mi sarei molto preoccupato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni». È la prova che il Sinodo non è stato «pilotato», come paventava una minoranza che aveva tentato, invano, di non far neanche entrare nell'agenda sinodale certi argomenti e certe possibili aperture.

 

Francesco ha voluto trasparenza: trattandosi di un testo di lavoro da approfondire nel corso del prossimo anno, ha stabilito di pubblicare tutto, anche i tre paragrafi votati «solo» a maggioranza assoluta. E ha voluto rendere anche noto il numero dei voti di ciascun brano del documento. Ma è la prima volta, e proprio in uno dei 59 paragrafi votati da più dei due terzi dei padri, che un testo sinodale mostra grande apertura verso divorziati risposati e anche verso le coppie di fatto, riconoscendo che «la grazia di Dio opera anche nelle loro vite» dando loro «il coraggio di compiere il bene, per prendersi cura l'uno dell'altro». Non è poco, e sarebbe sembrato impensabile appena qualche anno fa.

 

La Chiesa, ha spiegato Francesco nel suo intervento conclusivo, «non guarda l'umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone». È la Chiesa che seguendo l'esempio di Gesù «non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani». La Chiesa che «ha le porte spalancate per i ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti!». La Chiesa che «non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo, anzi si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarlo e a incoraggiarlo a riprendere il cammino». Il dibattito anche acceso, le discussioni vanno vissute «con tranquillità» ha sottolineato Francesco, perché il Sinodo si svolge con Pietro e sotto la sua guida, «e la presenza del Papa è garanzia per  tutti».

 

Un accenno significativo, Bergoglio l'ha dedicato proprio alla specifica missione del Papa, che è «servo dei servi di Dio» ma anche «pastore e dottore supremo di tutti i fedeli» e gode «della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa», come recita il Codice di diritto canonico. Un modo per ricordare che a lui personalmente, in quanto successore di Pietro, spetta la valutazione finale. E ha concluso annunciando che ora inizia un «anno per maturare» e «trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie» vivono, lavorando sulla relazione finale, cioè sul «riassunto fedele e chiaro di tutto quello che è stato detto e discusso». Anche le questioni più controverse e dibattute, anche i passaggi che hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, saranno discusse dalla base. Le meditate parole del Papa ieri sera sono state accolte con un lunghissimo applauso, una standing ovation da parte di tutta l'assemblea.

 

Con questo Sinodo si è passati dal timore di parlare al timore di tacere. La Chiesa non è un partito ma nemmeno un luogo ovattato di «yes men», e la discussione anche accesa appartiene alla sua storia fin dagli inizi, come attestano gli Atti degli Apostoli. Dal dibattito in aula, mai stato così franco (in questo senso l'analogia con il Concilio è azzeccata), come pure da quello avvenuto prima del Sinodo e a margine del Sinodo, non sono emerse soltanto diatribe sulla disciplina dei sacramenti o interpretazioni di dottrina. Sono emersi sguardi e approcci diversi sulla vita e la missione della Chiesa, in un'assemblea nella quale la Curia romana ha giocato innegabilmente un ruolo importante. Ora la palla passa alle Chiese locali. Guarda il discorso di Papa Francesco.

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