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Il Papa: il denaro deve servire non deve governare il mondo, di Mimmo Muolo

creato da Denj — ultima modifica 15/09/2015 09:27
Il vitello d’oro ha cambiato nome ma esiste ancora. Nel terzo millennio si «chiama feticismo del denaro» o «dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano»...

Il vitello d’oro ha cambiato nome ma esiste ancora. Nel terzo millennio si «chiama feticismo del denaro» o «dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano». Anche la Torre di Babele ha avuto un’evoluzione simile. Racconta, infatti, un midrash ebraico che durante la sua costruzione il valore dei mattoni aveva superato di gran lunga quello degli uomini. Così oggi mentre in quelle moderne torri che sono i grattacieli a specchio della finanza si tengono «grandi riunioni internazionali», in molti Paesi del cosiddetto terzo mondo «si muore di fame». E in ogni caso il risultato è sempre lo stesso: la «negazione del primato dell’uomo».
Papa Francesco usa immagini bibliche per descrivere la situazione attuale. E soprattutto per chiedere «una riforma finanziaria che sia etica e che produca a sua volta una riforma economica salutare per tutti». Lo fa in due interventi, entrambi pronunciati ieri, che appaiono legati l’uno all’altro come le due facce di una stessa medaglia. Il primo (un vero e proprio discorso, che trovate qui​) rivolto agli ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo e Botswana (Paesi ricchi e poveri, dunque. E questo ne amplifica, se possibile, l’efficacia). Il secondo (che è più un botta e risposta a braccio), durante l’incontro con il Comitato esecutivo di Caritas Internationalis, organismo al quale il Pontefice ha chiesto di essere sempre più (come l’intera Caritas a ogni livello) «la carezza della Chiesa al suo popolo».
Le parole di papa Francesco appaiono come una attualizzazione dell’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate e di diversi altri atti di magistero, non ultima una nota pubblicata nel 2008 dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, e approvata dalla Segreteria di Stato, che chiedeva «un nuovo patto finanziario internazionale per affrontare la crisi». Richiesta che ora il Pontefice fa sua, fondandola – proprio come papa Ratzinger nella sua enciclica – su una precisa notazione. La crisi, ricorda Francesco, ha origine nel rifiuto di quell’etica che «dà fastidio», perché ricorda l’esatto ordine dei fattori. L’uomo al primo posto, soprattutto i poveri, poi tutto il resto, compreso il denaro. Per questo il Pontefice sottolinea: «Il denaro deve servire e non governare». E per questo, citando San Giovanni Crisostomo, afferma: «Non condividere con i poveri i propri beni è derubarli».
Il santo «dalla bocca d’oro» ritorna con un’altra citazione («onorare il corpo di Cristo che sono i poveri») anche nel dialogo con i membri della Caritas Internationalis, durante il quale il Papa, sviluppando il precedente intervento, spiega qual è la posta in gioco. «Oggi è in pericolo l’uomo, la persona umana». E riprendendo una suggestione appena accennata nel primo discorso afferma: «Si è instaurata la cultura dell’usa e getta; quello che non serve si getta nella spazzatura: i bambini, gli anziani (con questa eutanasia nascosta che si sta praticando) i più emarginati. Questa è la crisi che stiamo vivendo».
E di fronte a questa crisi la Chiesa continuerà a fare la sua parte. «Una Chiesa senza la Carità non esiste – sottolinea infatti il Papa –. E la Caritas è la carezza della Madre Chiesa ai suoi figli; la tenerezza, la vicinanza». Perciò «la spiritualità della Caritas è la spiritualità della tenerezza» che «noi abbiamo escluso dalla Chiesa». E che Francesco, nel ricordare che «la Chiesa è fondamentalmente madre», chiede proprio alla Caritas di aiutarla a «recuperare».

 

fonte: www.avvenire.it, 17.05.2013

 

Il discorso integrale del Papa: agli ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo, Botswana

 

Signori Ambasciatori,
sono lieto di accogliervi in occasione della presentazione delle Lettere che vi accreditano come Ambasciatori straordinari e plenipotenziari dei vostri rispettivi Paesi presso la Santa Sede: il Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, il Gran Ducato di Lussemburgo e il Botswana. Le cortesi parole che mi avete rivolto, e di cui vi ringrazio vivamente, testimoniano che i Capi di Stato dei vostri Paesi hanno a cuore di sviluppare le relazioni di stima e di collaborazione con la Santa Sede. Vi sarò grato se vorrete trasmettere loro i miei sentimenti di gratitudine e di rispetto, e l’assicurazione delle mie preghiere per le loro persone e i loro connazionali.
Signori Ambasciatori, l’umanità vive in questo momento come un tornante della propria storia, considerati i progressi registrati in vari ambiti. Dobbiamo lodare i risultati positivi che concorrono all’autentico benessere dell’umanità, ad esempio nei campi della salute, dell’educazione e della comunicazione. Tuttavia, va anche riconosciuto che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste. Alcune patologie aumentano, con le loro conseguenze psicologiche; la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose persone, anche nei Paesi cosiddetti ricchi; la gioia di vivere va diminuendo; l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso. Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell’accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società. Così la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica. Nella negazione del primato dell’uomo! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,15-34) ha trovato una nuova e spietata immagine nel feticismo del denaro e nella dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano.
La crisi mondiale che tocca la finanza e l’economia sembra mettere in luce le loro deformità e soprattutto la grave carenza della loro prospettiva antropologica, che riduce l’uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato questa cultura dello scarto. Questa deriva si riscontra a livello individuale e sociale; e viene favorita! In un tale contesto, la solidarietà, che è il tesoro dei poveri, è spesso considerata controproducente, contraria alla razionalità finanziaria ed economica. Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole. Inoltre, l’indebitamento e il credito allontanano i Paesi dalla loro economia reale ed i cittadini dal loro potere d’acquisto reale. A ciò si aggiungono, oltretutto, una corruzione tentacolare e un’evasione fiscale egoista che hanno assunto dimensioni mondiali. La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti.
Dietro questo atteggiamento si nasconde il rifiuto dell’etica, il rifiuto di Dio. Proprio come la solidarietà, l’etica dà fastidio! È considerata controproducente: come troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere; come una minaccia, perché rifiuta la manipolazione e la sottomissione della persona. Perché l’etica conduce a Dio, il quale si pone al di fuori delle categorie del mercato. Dio è considerato da questi finanzieri, economisti e politici, come non gestibile, Dio non gestibile, addirittura pericoloso perché chiama l’uomo alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da ogni genere di schiavitù. L’etica – un’etica non ideologica naturalmente – permette, a mio parere, di creare un equilibrio e un ordine sociale più umani. In questo senso, incoraggio gli esperti di finanza e i governanti dei vostri Paesi a considerare le parole di san Giovanni Crisostomo: «Non condividere con i poveri i propri beni è derubarli e togliere loro la vita. Non sono i nostri beni che noi possediamo, ma i loro» (Omelia su Lazzaro, 1, 6 : PG 48, 992D).
Cari Ambasciatori, sarebbe auspicabile realizzare una riforma finanziaria che sia etica e che produca a sua volta una riforma economica salutare per tutti. Questa tuttavia richiederebbe un coraggioso cambiamento di atteggiamento dei dirigenti politici. Li esorto ad affrontare questa sfida, con determinazione e lungimiranza, tenendo conto naturalmente della peculiarità dei loro contesti. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri; ma il Papa ha il dovere, in nome di Cristo, di ricordare al ricco che deve aiutare il povero, rispettarlo, promuoverlo. Il Papa esorta alla solidarietà disinteressata e a un ritorno dell’etica in favore dell’uomo nella realtà finanziaria ed economica.
La Chiesa, da parte sua, lavora sempre per lo sviluppo integrale di ogni persona. In questo senso, essa ricorda che il bene comune non dovrebbe essere una semplice aggiunta, un semplice schema concettuale di qualità inferiore inserito nei programmi politici. La Chiesa incoraggia i governanti ad essere veramente al servizio del bene comune delle loro popolazioni. Esorta i dirigenti delle realtà finanziarie a prendere in considerazione l’etica e la solidarietà. E perché non potrebbero rivolgersi a Dio per ispirare i propri disegni? Si formerà allora una nuova mentalità politica ed economica che contribuirà a trasformare la dicotomia assoluta tra la sfera economica e quella sociale in una sana convivenza.
Infine, saluto con affetto, per vostro tramite, i Pastori e i fedeli delle comunità cattoliche presenti nei vostri Paesi. Li esorto a continuare la loro coraggiosa e gioiosa testimonianza della fede e dell’amore fraterno insegnati da Cristo. Non abbiano paura di offrire il loro contributo allo sviluppo dei loro Paesi, mediante iniziative e atteggiamenti ispirati alle Sacre Scritture! E nel momento in cui voi inaugurate la vostra missione, vi porgo, Signori Ambasciatori, i miei migliori auguri, assicurando la collaborazione della Curia Romana per l’adempimento della vostra funzione. A tal fine, volentieri invoco su di voi e sui vostri familiari, come pure sui vostri collaboratori l’abbondanza delle divine Benedizioni. Grazie.​

 

fonte: www.avvenire.it, 16.05.2013

 


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