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 (dove la sua popolarità è in calo), di Massimo Franco

Il Papa e i timori sulle Americhe
 (dove la sua popolarità è in calo), di Massimo Franco

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 27/11/2018 07:55
La flessione nei Paesi Latini e negli Stati Uniti. La pedofilia e il fronte conservatore: secondo la Santa Sede un blocco di interessi reagisce alle aperture alla Cina…

Chi è vicino a Francesco ammette un’«erosione della popolarità del Papa nelle Americhe». Ma la cautela lessicale non cancella l’allarme col quale si osserva e si analizza l’evoluzione del cattolicesimo, dagli Stati Uniti alla «sua» America Latina. Oggi, «la preoccupazione principale del primo pontefice americano è quanto sta accadendo oltre Atlantico nella Chiesa», spiega chi studia questo dossier. Il tema più vistoso è quello della pedofilia: un fenomeno che Jorge Mario Bergoglio ha in larga parte ereditato, ma che si rovescia traumaticamente anche sul suo papato. La conferenza episcopale Usa conclusasi a metà novembre a Baltimora aveva messo il tema al centro della discussione. Ma un altolà da Roma ha costretto a rimandare tutto al Sinodo mondiale convocato in Vaticano per febbraio del 2109. Il malessere, però, è più profondo. Va al di là degli scandali riemersi nei mesi scorsi dal Cile alla Pennsylvania, al caso del cardinale di Washington, Theodore McCarrick, decapitando le gerarchie ecclesiastiche.

 

L’ondata conservatrice che percorre l’Occidente sta rivelando un «asse protestante» che dalla Washington di Donald Trump arriva al Brasile del neopresidente Jair Bolsonaro. È un asse ostile al protagonismo geopolitico della Cina. Ha un’agenda di estrema destra in materia di sicurezza. È accomunata dal progetto americano e brasiliano di trasferire le ambasciate in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Contrasta l’immigrazione e segna un’involuzione su temi come omosessualità, aborto, donne. E rivela la trasformazione di un mondo evangelico in blocco politico e economico, proprio mentre i partiti popolari di matrice cattolica stanno quasi scomparendo. Per il Papa, è uno sfondo che insidia la sua strategia inclusiva, solidale. E rischia di frustrare il grande investimento sull’America Latina, dove la costante mediazione della Santa Sede ha cercato di restituire alla democrazia di Paesi come Cuba, la Colombia, e perfino il Venezuela di Nicolàs Maduro. Ma il quadro è peggiorato.

 

Da settimane, in Vaticano circolano alcune statistiche sulla popolarità e la fiducia che Papa e Chiesa riscuotono in Sud America e negli Stati Uniti. Il gradimento popolare è ancora alto. D’altronde, non c’è capo di Stato neoeletto che non chieda di incontrare Francesco: ultimo il messicano Manuel Lòpez Obrador. Ma una flessione c’è. Il Latinobaròmetro del 2017, che registra gli orientamenti della parte australe del continente, dice che dal 2013 il giudizio sulla Chiesa e sul pontefice è un po’ peggiorato. Su una scala da 1 a 100, la Chiesa è passata da 73 a 65. Quanto al Papa, in un rapporto da 1 a 10, mentre cinque anni fa raccoglieva il 7,2 favorevole, ora è sceso al 6,8. I Paesi che lo apprezzano maggiormente sono Brasile e Paraguay, tra 8,3 e 8. I peggiori sono Cile e Uruguay, sotto il 6. La media latinoamericana a favore di Francesco è 6,8.

 

Nella sua Argentina il Papa è ben accetto al 6,6, dunque sotto la media: a conferma di un rapporto tormentato con la sua terra, dove gli attacchi su giornali e tv governativi si sono intensificati. Rimane il mistero di un Brasile che applaude il Papa ma vota Bolsonaro. In Vaticano si spiega l’anomalia con lo scisma, tutto latinoamericano, tra élites e popolo. Ma è una sconnessione che può essere rilevata anche al contrario, tra episcopati e fedeli: un tema già emerso anche in Nord America, alle presidenziali statunitensi del 2016, quando Trump ha avuto il voto della maggioranza dei cattolici. Negli Usa la situazione è, se possibile, perfino più complicata. I sondaggi condotti da Gallup e CNN, e resi noti alla fine del settembre scorso, mostrano un andamento non molto diverso da quello del Sud America.

 

Negli Stati Uniti l’impatto della pedofilia è stato immediato: al punto che tra l’agosto e il settembre di quest’anno, la popolarità del pontefice è passata dal 66 al 53 per cento, secondo la Gallup. Nel 2014, all’apice, era a 76. Il sondaggio della CNN ha dato risultati non dissimili. I «sì» a Francesco sono il 48 per centro. Nel gennaio del 2017 erano il 66 per cento e nel 2013, all’inizio del pontificato, il 72. Ma l’aspetto anomalo e allarmante, per la Chiesa di Roma, è la saldatura che fa capolino tra gli ambienti super-conservatori del Napa Institute, una fondazione californiana controllata dal miliardario cattolico Tim Busch, e ambienti liberal. Avanza la strana proposta che per vigilare sulla moralità dei vescovi sia necessario istituire commissioni di laici, anche se scelti dallo stesso episcopato.

 

L’idea è affiorata perfino all’ultima conferenza dei vescovi Usa, e si comprende il «no» vaticano: significherebbe commissariare di fatto i vertici ecclesiastici da parte di organismi secolari; e proprio in materia di moralità. Farebbe il paio con la schedatura che il Napa Institute ha avviato pensando al Conclave: il cosiddetto Red Hat Report (il Rapporto sulle berrette rosse), volto in realtà a colpire i cardinali vicini a Francesco. È un magma che in Vaticano considerano la conferma di una campagna promossa da corposi interessi finanziari ostili alla Chiesa. Dietro l’«asse protestante» si muoverebbe un potere internazionale irritato dalle aperture di Francesco alla Cina, dalle sue critiche dure al capitalismo, dall’attenzione ai poveri. La sua elezione è stata figlia del protagonismo delle Americhe cattoliche rispetto a un’Europa declinante. Sarebbe un paradosso se adesso proprio loro cominciassero a voltare le spalle al Papa.

 

https://www.corriere.it/cronache/18_novembre_24/papa-timori-americhe-85fe375c-f030-11e8-bbf1-7b061d972f8e.shtml

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