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Il papa, l'università e la crescita, di Lidia Calabrò

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 22/09/2015 12:16
Le università "non sono macchine per produrre teologi e filosofi; sono comunità in cui si cresce, e la crescita avviene nella famiglia. Nella famiglia universitaria c’è il carisma di governo, affidato ai superiori, e c’è la diaconia del personale non docente...", dice Bergoglio agli studenti del consorzio Gregoriano...

 

Giovedì 10 aprile 2014. Una mattinata importante per la Pontifica Università Gregoriana, il Pontificio Istituto Orientale e l'Istituto Biblico, che vengono ricevuti in udienza da Papa Francesco nell'Aula Paolo VI.

È la prima volta nella mia vita, e spero che sia la prima di tante, in cui mi viene fatto questo regalo! Sì,  ogni esperienza nuova, per me, è un regalo! Arrivo di corsa (sempre lo sono) perché siamo stati avvisati che alle 10.45/11.00 i cancelli chiudono. Incontro per strada Tony, un dipendente della Gregoriana che lavora in biblioteca e mi affido inevitabilmente alla sua guida perché io non ho idea di dove abbia luogo l'udienza! Passiamo i controlli, sono un po' emozionata e stupita di essere arrivata in perfetto orario! Entro. L 'aula è grande, ma l'impressone è che sia, in realtà,  un terzo di quello che appare in televisione. Ai lati ci sono due stupende vetrate colorate e di fronte un Gesù Risorto che accoglie a braccia aperte chi arriva.

Il momento di accoglienza è iniziato con canti proposti da vari cori dei collegi e degli istituti pontifici, con abiti e strumenti tradizionali. Si respira aria internazionale...che è poi quella che caratterizza questi luoghi di studio.

Inizia il momento di silenzio preparatorio per poter accogliere il Santo Padre con il cuore pronto all'ascolto. Padre Felix ci invita con queste parole: "È un momento di raccoglimento e possiamo adorare anche in questo momento." Nel silenzio adorante dolcemente si leva all'unisono il canone "Adoramus te domine!".

 

Tre preghiere guidate dai tre Padri Rettori dei tre Istituti sono intervallate dai canoni di Taizè cantati da tutta l'assemblea.

Alcune frasi mi sembrano degne di nota: "Sentiamo la nostra responsabilità di diventare umani, di crescere insieme come unica famiglia, trasformati in uomini di perdono sincero, di apertura coraggiosa, universitas nazionis".

 

"Gesù alleanza, padre misericordioso ci ha insegnato ad amare come lui ci ha amato. Con la croce e risurrezione, ringraziamo per il dono della vita con stupore e gratitudine. Viviamo la tensione nei nostri paesi e nelle nostre case. Riceviamo il cuore che ci permette di accogliere l'altro. Oggi impariamo dagli altri, di fede diversa, di cultura diversa."

 

"Signore Gesù abbiamo già sentito e sperimentato come la tua presenza ci ha trasformati. Stiamo studiando, insegnando, ricercando, mettendo la nostra disponibilità a servirti... desideriamo essere totalmente donati alla tua missione e aperti al cuore del mondo con la tua grazia giorno per giorno. (...) La tua voce oggi dice "Seguimi" per andare avanti nell'intelligenza della fede e del destino umano, per portare il vangelo a chi ha fame del tuo amore. Dammi uno sguardo che possa vedere il mondo come lo vedi tu. Dammi il tuo amore e la tua grazia. Questo mi basta. Si questo ci basta! Amen."

 

Il Coro del Collegio Internazionale del Gesù,  che si occupa della formazione dei gesuiti provenienti da quattro continenti (Asia, Africa, America, Europa) canta "Anima Christi", mentre il Coro del Collegio Capranica il "Suscite domine" e l' "Attende Domine".

È il momento dell'attesa. Si prepara la sala, si crea un po' di suspence, arrivano le guardie svizzere, si sente un brusio elegante, qualcuno dal fondo della sala crea un falso allarme facendo pensare che Papa Francesco possa rompere gli schemi ed entrare improvvisamente dal fondo della sala. ..

Finalmente arriva!

Una promessa viene fatta al Papa nel presentare l'assemblea, la promessa "di fare entrare nelle aule le culture e i nostri popoli per poi portare il vangelo agli altri". Una promessa che prevede di mettersi prima in ascolto dell'altro per accoglierlo. Senza questo presupposto non può esserci alcuna evangelizzazione.

Viene offerto "un regalito", un piccolo regalo: il liber annalis del consorzio gregoriano. Il libro offre uno sguardo su come le tre Istituzioni portino avanti la missione affidata dai papi alla compagnia del Gesù.

 

Inizia il discorso del Santo Padre che tutti attendiamo!

Con molta semplicità, chiarezza e schiettezza,  che caratterizzano tutti i suoi discorsi, il Pontefice ci invita all'importanza della collaborazione e al mantenimento della memoria storica, "guardando al futuro con  creatività e immaginazione, trovando vie nuove senza paure". Sempre rivolgendosi a tutti, chiede di impegnarci nella valorizzazione del luogo in cui lavoriamo e studiamo: Roma in quanto, al contempo, città e luogo della chiesa. "Tutto va vissuto e valorizzato" e questo è un impegno tanto istituzionale quanto personale. Ci chiede ancora di portare la varietà delle chiese di provenienza e le diverse culture, poiché "questa è una preziosa occasione di crescita nella fede e di apertura della mente e del cuore. La logica di Dio giunge al centro, partendo dalla perifieria per tornare alla periferia". L'altro diverso da me va messo al centro!

Ci invita anche a riflettere sul rapporto tra studio e vita spirituale: "è tanto più fecondo quanto più è animato dall'amore a Cristo e alla Chiesa. (...) È una sfida del nostro tempo." Ma la cosa che mi colpisce particolarmente è la richiesta e l'invito a "trasmettere il sapere, non un cumulo di nozioni, ma una vera ermeneutica evangelica per capire il mondo e gli uomini" e aggiunge che "la Filosofia e la Teologia sono utili se si fanno con la mente aperta e in ginocchio". Per non essere un "Teologo mediocre" ma un "Teologo bravo" è necessario avere "un pensiero aperto, sempre in sviluppo e mai completo, concluso" perché "il pensiero si consolida con gli anni, si dilata col tempo, si approfondisce con l'età" e "il teologo che non prega diventa narcisista. Il narcisismo è una malattia ecclesiastica che fa tanto male". Qual è Il fine degli studi per il Santo Padre? È ecclesiale perché "gli studi vanno integrati con la vita comunitaria".

Non manca l'aspetto umano e relazionale che sta sempre molto a cuore a Bergoglio il quale sottolinea che "gli istituti non sono macchine, ma comunità in cui si cresce, e in una famiglia si cresce". È necessario sapere che "se manca la bontà e la bellezza della famiglia di lavoro, si diventa sterili e truccati di formalismi". Quindi, l'augurio e la speranza di Francesco è che lo studio "sia una scienza umana e non di lavoratori" e che ci "affidiamo a Maria, Sede Sapientiae". A conclusione del discorso ci assicura preghiere ma chiede che anche noi facciamo lo stesso per lui!

Il discorso termina, ma non si esaurisce la presenza attiva del Papa che scende dal palco della Sala Nervi per salutare singolarmente le autorità accademiche, il corpo docenti e i vari dipendenti delle tre Istituzioni. In modo molto disinvolto, ascolta le richieste che gli vengono poste.

Cori di studenti che chiamano "Papa Francesco" si levano con forza, decisione e gioia! Con stupore, quando alcuni già hanno abbandonato la sala, Francesco percorre il corridoio centrale della Sala per salutare gli studenti. Io non sono brava a catapultarmi vicino alle transenne, perché non credo che verrà vicino a noi... e invece mi devo ricredere! Se da un lato resto un po' delusa quando dall'alto della sedia lo vedo passare, dall'altro mi si riempie il cuore al vedere gli occhi pieni di felicità dei miei compagni sacerdoti provenienti dal Messico, dal Nepal e da vari Paesi dell'Africa, i quali sono riusciti a stringergli la mano! Alan, sacerdote nepalese riesce a mettere al collo di Papa Francesco il Khadha, una sciarpa tradizionale, e afferma di essere stato particolarmente toccato dalla sua semplicità e umiltà!

Ora possiamo sperare solo una cosa, o forse è la mia speranza: che questo Papa gesuita venga presto a trovarci in Gregoriana. Noi l'attendiamo con trepidazione e con tanta gioia per mostrargli come le nostre diverse culture crescono insieme, si contagiano e si trasformano in bene e per il bene!

[studentessa della Facoltà di Scienze Sociali, PUG, Roma]

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