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Il papa condanna il clericalismo ma i laici restano in silenzio, di Francesco Peloso

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 12/03/2019 08:57
Il mondo associativo cattolico non si è fatto sentire né dopo il summit sugli abusi né davanti alle riforme del papa. Come se gli scandali del Vaticano e i problemi della Chiesa fossero solo una questione interna al clero…

Si ha un bel dire che la Chiesa ha bisogno dei laici, che per uscire dal pantano dell’autoreferenzialità, dell’abuso di potere, del clericalismo denunciato dal papa, c’è bisogno di un maggior peso e ruolo dei credenti che frequentano le parrocchie, le associazioni, i movimenti; la loro voce, in realtà, non si sente o quasi. Se il Concilio Vaticano II aveva promosso l’idea della Chiesa come «popolo di Dio in cammino», di quella intuizione è rimasto poco, almeno in Italia. Il recente summit convocato da Francesco sulla crisi degli abusi sessuali che sta devastando il Vaticano, ha visto sì una partecipazione dei media senza precedenti, ma è stata pressoché ignorata, con poche eccezioni, dal mondo associativo cattolico. Come se, appunto, la Chiesa e i suoi problemi fossero questione interna al clero, ai suoi apparati, ai suoi uffici e alle sue sagrestie e non riguardassero da vicino la credibilità dell’annuncio cristiano in tutte le sue manifestazioni.

Con l‘eccezione comunque significativa di alcune testate cattoliche impegnate come Il Regno e Jesus che allo scandalo abusi hanno dedicato approfondimenti e indagini, anche questa volta, come è avvenuto in passato quando la crisi ha avuto forte eco mediatica, è mancata la voce degli intellettuali cattolici (con qualche eccezione), dei leader o di esponenti laici delle associazioni grandi e piccole. L’Azione Cattolica, pur numericamente ancora rilevante, sembra ormai un gigante addormentato, chiusa in un letargo che dura da troppi anni. I movimenti neocatecumenali hanno taciuto, la Comunità di Sant’Egidio, i focolarini, l’Opus Dei non sono pervenuti, così come non si è udita la voce dei laici impegnati nelle organizzazioni che si occupano di migranti,solidarietà, assistenza sociale. Tutti assistono a quello che avviene sul grande palcoscenico vaticano confondendosi fra gli spettatori, come la cosa, in definitiva, non li toccasse da vicino.

La Chiesa degli scandali abbandonata dai laici

Tra i pochi laici che hanno parlato sono stati soltanto quanti in passato erano rimasti vittime di abusi e violenze: sia i più organizzati in associazioni e gruppi mediaticamente agguerriti e consapevoli, che quelli più isolati ma non meno furenti con la Chiesa. Ne è nata una rappresentazione del problema ridotta ai minimi termini, ai suoi estremi, in cui il mondo in clergyman e quello in abiti civili degli abusati rappresentavano le due metà della disputa: la Santa sede ricondotta al solo clero e il mondo laico identificato ormai solo con gli abusati o tutt’al più interpretato dai media (che non a caso sono diventati interlocutori riconosciuti dal Vaticano in questa vicenda per il ruolo che hanno svolto nel disvelamento degli scandali).

Se si eccettua qualche segno di risveglio, anche su questo fronte, da parte di gruppi e settori femminili e femministi cattolici (si segnala in tal senso l’attivismo del piccolo ma combattivo gruppo di “Donne per la Chiesa”), il silenzio dei laici in una simile occasione è forse il sintomo più evidente di una crisi che colpisce profondamene il cattolicesimo in modo particolare in Italia e in occidente. D’altro canto lo stesso scandalo delle violenze sessuali sui minori può essere compreso solo se si tiene conto delle complesse relazioni costruite nel tempo fra sacerdoti e comunità, fra istituzione ecclesiale e società civile; in assenza di un processo riformatore della Chiesa, iniziato tardivamente solo con il pontificato di Francesco, la deriva giudiziaria, fra indagini, sentenze e commissioni d’inchiesta governative e statali, sta diventando il vero centro dell’intera vicenda.

In definitiva, per quante mense e ostelli della Caritas siano attivi e svolgano realmente un’opera luminosa, la fine di una presenza laica nel dibattito pubblico sulla più grave crisi del mondo cattolico da molto tempo a questa parte è un dato da non sottovalutare; se il papa ha ripetuto spesso che la Chiesa non è e non può essere semplicemente l’equivalente di una Ong, di un’agenzia umanitaria, il rischio tangibile è che proprio questo stia diventando.

Un sinodo per ritrovare l'impegno civile dei cattolici

Certo, il cattolicesimo italiano esce da un lungo inverno integralista in cui a farla da padrone è stata l’affermazione di Comunione e Liberazione, potente organizzazione a lungo in sintonia con il vertice della Conferenza Episcopale Italiana. Quella stagione si è chiusa anche simbolicamente con il recente arresto di Roberto Formigoni, l’uomo che ha rappresentato al meglio il mix fra integralismo cattolico, spregiudicatezza imprenditoriale e occupazione delle istituzioni. E tuttavia, neanche la presa di coscienza di questo passaggio storico può giustificare del tutto il silenzio attuale.

Di recente, il direttore della Civiltà Cattolica padre Antonio Spadaro, gesuita vicino al papa, ha lanciato la proposta di un sinodo della Chiesa italiana per rispondere alle sfide della stagione dei populismi e dei nazionalismi e ritrovare il senso di un impegno pubblico nella sfera civile. La proposta fino a ora non ha suscitato un gran dibattito, anche qui con qualche eccezione, come il vescovo di Palermo Corrado Lorefice, mentre lo stesso vertice della Cei l’ha lasciata cadere nel vuoto. «In un tempo in cui il bisogno di partecipazione si sta esprimendo in forme e modi nuovi», ha scritto Spadaro, «non è possibile tornare all’’usato garantito’ o alle retoriche già sentite. Tantomeno, quindi, possiamo immaginare di risolvere la questione mettendo i cattolici tutti da una ‘parte’ (considerando tutti ‘gli Altri’ dall’altra). Non basta più neanche una sola tradizione politica a risolvere i problemi del Paese».

In questo senso il sinodo, una forma di assemblea larga e partecipata, per il direttore della Civiltà Cattolica è necessario perché «dopo anni in cui forse abbiamo dato per scontato il rapporto tra Chiesa e popolo, e abbiamo immaginato che il Vangelo fosse penetrato nella gente d’Italia, constatiamo invece che il messaggio di Cristo resta, talvolta almeno, ancora uno scandalo. Sentimenti di paura, diffidenza e persino odio – del tutto alieni dalla coscienza cristiana – hanno preso forma tra la nostra gente e si sono espressi nei social network, oltre che nel broadcasting personale di questo o di quel leader politico, finendo per inquinare il senso estetico ed etico del nostro popolo». Dunque, la riforma della Chiesa passa - anche - da una lettura politica della contemporaneità.

 

https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2019/03/11/silenzio-laici-vaticano-news/229974/

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