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Il Papa ai giudici americani: chi svaluta i diritti sociali genera violenza, di Salvatore Cernuzio

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 05/06/2019 09:54
Francesco chiude il vertice in Vaticano di magistrati e funzionari giudiziari pan-americani: «Non c’è democrazia con la fame, né sviluppo con la povertà». «La disuguaglianza non abbia l’ultima parola». Presentato un nuovo documento sulla tutela dei diritti sociali…

«Non c’è democrazia con la fame, non c’è sviluppo con la povertà, non c’è giustizia nella disuguaglianza». Accolto da un fragoroso applauso, Papa Francesco ha chiuso nella Casina Pio IV, in Vaticano, il super vertice dei giudici pan-americani (Pan-American Judges’ Summit) organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che ha visto un centinaio di magistrati e funzionari giudiziari americani - dall’Argentina al Canada - e membri dell’Accademia presieduta dall’economista Stefano Zamagni riflettere, oggi e ieri, sui diritti sociali alla luce del magistero del Pontefice argentino.

Un incontro che segue quello tenutosi esattamente un anno fa a Buenos Aires con 300 partecipanti. A quelli presenti oggi nella Casina Pio IV il Papa presenta un nuovo documento sulla tutela dei diritti sociali

Un aspetto fondamentale in questo «tempo di crisi – di pericoli e opportunità – nella quale si verifica un paradosso: da un lato, un fenomenale sviluppo normativo, dall’altro un deterioramento dell’effettivo godimento dei diritti sanciti a livello globale», come afferma nel suo lungo discorso tutto in spagnolo. «Ci tocca vivere una tappa storica di cambiamenti in cui si pone in gioco l’anima dei nostri popoli», avverte Francesco, intervallando le sue parole con ampie citazioni della Evangelii gaudium, della Laudato si’ e del monumentale discorso ai Movimenti Popolari a Santa Cruz de la Sierra, in occasione del viaggio in Bolivia del luglio 2015.

Bergoglio richiama anche la storica Pacem in Terris di Giovanni XXIII che sembra prefigurare i difficili tempi odierni in cui le società si trovano ad affrontare «problemi fondamentali» che richiedono la creazione di «una cultura segnata da una leadership condivisa e coraggiosa» che sappia seminare «le condizioni per superare le dinamiche di esclusione e segregazione in modo tale che la disuguaglianza non abbia l’ultima parola».

In particolare il Pontefice si dice preoccupato dal fatto che oggi «si levano voci, soprattutto da parte di alcuni “dottrinaristi” che cercano di “spiegare” che i diritti sociali sono “vecchi”, sono passati di moda e non hanno nulla a che fare con le nostre società. In questo modo – afferma - confermano politiche economiche e sociali che portano i nostri popoli all’accettazione e alla giustificazione della disuguaglianza e della indegnità».

«L’ingiustizia e la mancanza di opportunità tangibili e concrete dietro tanta analisi incapace di mettersi ai piedi degli altri - e non sto dicendo scarpe, perché in molti casi quelle persone non le hanno - è anche un modo per generare violenza: silenziosa, ma comunque violenza», avverte il Papa, denunciando il fatto che nelle città moderne, così «orgogliose della loro rivoluzione tecnologica e digitale», così ricche di «innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice», vivano «migliaia di nostri vicini e fratelli, bambini compresi» che «si vedono negare i loro tetti e sono elegantemente chiamati “gente di strada”». È «curioso», osserva, «come nel mondo delle ingiustizie abbondano gli eufemismi».

«Sembra che le garanzie costituzionali e i trattati internazionali ratificati, in pratica, non abbiano valore universale», dice il Pontefice. E sembra che tutta l’ingiustizia sociale sia «naturalizzata e quindi invisibile», balzando agli occhi solo «quando alcuni fanno rumore per strada» così da essere «rapidamente catalogati come pericolosi o fastidiosi». In questo modo si finisce per «mettere a tacere una storia di rinvii e dimenticanze». E «permettetemi di dire – afferma Papa Francesco - che questo è uno dei grandi ostacoli che il patto sociale incontra e che indebolisce il sistema democratico»

Un sistema politico-economico, infatti, per il suo sano sviluppo, «deve garantire che la democrazia non sia solo nominale, ma che possa tradursi in azioni concrete che salvaguardino la dignità di tutti i suoi abitanti secondo la logica del bene comune, in un appello alla solidarietà e in un’opzione preferenziale per i poveri», rimarca il Papa latino americano. Certo ciò richiede «gli sforzi delle massime autorità e della magistratura, per ridurre il divario tra il riconoscimento giuridico e la pratica del riconoscimento giuridico».

«L’economia delle carte, la democrazia aggettiva e la multimedialità concentrata – prosegue - generano una bolla che condiziona tutti gli sguardi e le opzioni dall’alba al tramonto. Ordine fittizio che è uguale nella sua virtualità ma che, in termini concreti, espande e aumenta le logiche e le strutture dell’esclusione-espulsione perché impedisce il contatto e l’impegno reale con l’altro». Allora è necessario «pensare a nuove vie affinché l’uguaglianza di fronte alla legge non degeneri in una propensione all’ingiustizia». «In un mondo di virtualità, cambiamenti e frammentazione, i diritti sociali non possono essere solo esortazioni nominali o appellativi, ma devono essere un faro e una bussola per la strada perché la salute delle istituzioni di una società ha conseguenze sull’ambiente e sulla qualità della vita umana», raccomanda Papa Francesco.

Chiede quindi ai giudici di non lasciarsi dominare dall’«inerzia» di fronte al «conflitto» o da «un atteggiamento sterile come quello di chi lo guarda, lo nega o lo annulla e avanza come se non fosse successo nulla, si lava le mani per poter continuare la propria vita». Ancora peggio sono quelli che «entrano nel conflitto in modo tale da rimanere prigionieri, perdere i propri orizzonti e proiettare le proprie confusioni e insoddisfazioni sulle istituzioni». 

L’invito del Papa è invece a «guardare in faccia il conflitto, di soffrirlo e risolverlo, trasformandolo nel legame di un nuovo processo». Perché altrimenti «le scappatoie giuridiche, sia nella legislazione adeguata che nell’accessibilità e nel rispetto della stessa, creano circoli viziosi che privano gli individui e le famiglie delle garanzie necessarie per il loro sviluppo e benessere». Divari, questi, «generatori di corruzione che trovano nei poveri e nell’ambiente i primi e principali colpiti».

Francesco chiede a giudici e magistrati di essere «poeti sociali»: «È molto importante in tal senso che le persone che vengono alle vostre scrivanie e ai vostri tavoli da lavoro si sentano che siete venuti da loro prima, conoscendoli e comprendendoli nella loro particolare situazione, ma soprattutto riconoscendoli nella loro piena cittadinanza e nel loro potenziale di essere agenti di cambiamento e trasformazione».

Da qui un’ultima, seria, raccomandazione: «Colgo l’occasione - dice il Papa guardando in faccia i presenti - per esprimere la mia preoccupazione per una nuova forma di intervento esogeno negli scenari politici dei Paesi attraverso l’uso improprio delle procedure legali e delle tipizzazioni giudiziarie . Il Lawfare , oltre a mettere seriamente in pericolo la democrazia dei Paesi, è generalmente utilizzato per minare i processi politici emergenti e tende a violare sistematicamente i diritti sociali. Al fine di garantire la qualità istituzionale degli Stati, è essenziale individuare e neutralizzare questo tipo di pratiche derivanti da un’attività giudiziaria scorretta combinata con operazioni multimediali parallele».

«È una battaglia asimmetrica ed erosiva in cui per vincere è necessario mantenere non solo la forza ma anche la creatività e un’adeguata elasticità», afferma il Papa. E a braccio aggiunge «Quante volte i giudici affrontano in solitudine le mura della diffamazione e della calunnia! Certamente, serve una grande forza per farvi fronte». A questo proposito, Jorge Mario Bergoglio incoraggia uno degli obiettivi dell’incontro, ovvero la creazione di un Comitato permanente panamericano di giudici per i diritti sociali, che abbia tra i suoi obiettivi di «superare la solitudine nella magistratura, fornendo supporto e assistenza reciproca» per rivitalizzare l’esercizio di questa delicata missione.

 

https://www.lastampa.it/2019/06/04/vaticaninsider/il-papa-ai-giudici-americani-chi-svaluta-i-diritti-sociali-genera-violenza-jLGUMXwet683L5LfH88xUO/pagina.html

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