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Il nuovo divario tra ricchi e poveri passa per la Rete, di Luca Indemini

creato da Denj — ultima modifica 21/07/2016 16:41
... Oggi il divario digitale tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione (pc e Internet in primis) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale, non riguarda solo i rapporti tra Nord e Sud del mondo.

 

Che i nostri figli non siano mai separati da un divario digitale: con questo auspicio di Al Gore nel 1996, il concetto di «Digital divide» è entrato nell'uso comune. Il rischio paventato dall'allora vice Presidente Usa con il tempo è diventato un problema concreto. Oggi il divario digitale tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione (pc e Internet in primis) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale, non riguarda solo i rapporti tra Nord e Sud del mondo. Molti stati sviluppati ne sono affetti, con realtà complesse e sfaccettate all’interno di ogni Paese. Italia inclusa. Che si colloca 12 punti percentuali sotto la media europea nell’accesso a Internet da casa mediante banda larga (cioè accesso alla rete con velocità uguale o superiore a 2Mbps): 49% contro il 61%, secondo i dati Istat 2012. E questo nonostante l’incremento della quota di famiglie che dispongono di una connessione veloce: dal 14,4% del 2006 al 45,8% del 2011. Ai primi posti, la Svezia supera l’80%, Danimarca e Paesi Bassi sono al 79%.

Questi stessi Paesi, assieme alla Corea del Sud, sono ai primi posti dell’edizione 2012 dell’e-Intensity Index, con cui il Boston Consulting Group misura la propensione all'essere digitale: l’Italia è a metà classifica a livello mondiale, con una valutazione pari a 72, contro una media di 52. Altri tre valori completano la fotografia a livello nazionale: il digital divide di base (connessione inferiore a 2 Mbps su rete fissa o su banda larga mobile) colpisce il 4,8% della popolazione, quello da rete fissa (colmato dalla tecnologia mobile) sale al 10%. L’Italia si colloca all’80° posto a livello globale (ultima in Europa) per velocità media di download, pari a circa 5,8 Mbps.
Per poter superare questo divario è necessario individuare il digital divide. Forse sarebbe più corretto parlare di divari digitali, al plurale: oltre a quello tecnologico dell’accesso alle reti, c’è il divario culturale (carenza di strumenti e competenze per avere accesso alle reti). Altri «divide» sono legati alle diverse motivazioni di ordine economico, sociale, culturale, geografico, di genere e ceto. E per colmare tale gap non basta portare la larga banda, ma è necessario creare il tessuto connettivo perché possa essere utilizzata. In questa direzione è cruciale il ruolo giocato dai governi. L’Italia con l’Agenda Digitale si sta muovendo nella giusta direzione, con una serie di misure pro-digitale nella scuola per favorire la diffusione delle competenze digitali. Lo stesso provvedimento prevede stanziamenti mirati a eliminare il digital divide entro il 2013 (320 milioni di euro) e a portare la banda ultra larga (30 e 100 Megabit) nel Sud entro il 2020 (598 milioni di euro) nel rispetto degli obiettivi dell’Agenda Digitale europea.
Cruciale il nodo economico: portare la fibra ottica ha costi molto elevati, giustificati dal raggiungimento di un ampio bacino di utenza. «Gli operatori di rete sono privati che vogliono fare business e che seguono identici principi pure nella distribuzione dei router e delle stazioni di comunicazione sul territorio», spiega a IGF Italia Davide Vega dell’Universitat Politècnica de Catalunya. Che ha prospettato una possibile soluzione: il ricorso ai Wireless Community Network, reti cooperative gestite e mantenute dagli stessi utenti, che installano antenne non solo per ricevere, ma anche per rimandare il segnale wireless ad altri utenti. In Italia l’esperienza più importante è quella di Ninux.org. Altra possibilità per portare la connettività in territori difficili è l’Open Spectrum, che sfrutta le frequenze libere o inutilizzate per veicolare radio, Internet, telefonia fissa e mobile, tv digitale.
Fino ad arrivare alle imprese avventurose e a basso costo di Daniele Trinchero, ribattezzatto Mr. Wireless, che ha portato la connettività senza fili sul Monte Rosa, in Amazzonia e in un deserto del Darfur. Partendo da Verrua Savoia.

fonte: www.lastampa.it, 10.12.2012
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