Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il linguaggio che non sappiamo ancora usare, di Paolo Di Stefano

Il linguaggio che non sappiamo ancora usare, di Paolo Di Stefano

creato da webmaster ultima modifica 14/09/2015 16:19
Quanto peso avrebbero avuto le tragedie di Chiara, Sarah, Yara, Melania se le vittime si fossero chiamate Pietro, Marco, Mario, Giovanni? Avremmo mai indugiato tanto sui loro indumenti intimi?


Diciamo la verità. Il (giusto) risalto dato dai giornali, dalle televisioni e dal web alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che si è celebrata ieri con manifestazioni ovunque, non è riuscito a dissipare un vago senso di ipocrisia. Il messaggio era chiaro e nobilissimo: è infame che un numero enorme di donne, giovani o adulte, italiane o straniere, vengano uccise, torturate, malmenate dagli uomini, spesso compagni, mariti, fidanzati, amanti, ex amanti respinti, padri, fratelli.

«Femminicidio» è la parola coniata per definire un crimine diffusissimo che un tempo non aveva neanche un nome (un vocabolo talmente nuovo che ancora oggi viene segnalato da Word con una sottolineatura rossa). Dunque, perché ipocrisia? Perché passato il 25 novembre, la cultura e le parole che esprimono le violenze perpetrate dagli uomini sulle donne rimarranno quelle di sempre.

L'omicidio di una bella ragazza (il filo rosso Chiara Poggi, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea…) finisce per attivare una curiosità a dir poco morbosa: meglio se della vittima si reperiscono immagini ammiccanti, trascorsi «nebulosi», comportamenti socialmente non «irreprensibili».

Diventano casi ad alto tasso di notiziabilità, riempiti di particolari «succulenti» che vengono considerati non indispensabili per altri crimini comuni. I moventi sessuali a cui vengono ricondotti e che certo esistono si colorano di innumerevoli connotazioni spiattellate al lettore con malcelato compiacimento. Diciamo la verità. Anche quando cresce l'indignazione, il racconto e le parole sono sempre quelli: nel cliché della donna oggetto quasi passivo della violenza la sottolineatura estetica non manca mai (si spreca l'aggettivo «bella»: un'aggravante o un'attenuante?). La relazione è sempre lui-lei, mai lei-lui. Il protagonista è sempre il maschio, che conduce i fili della relazione e li taglia brutalmente se necessario. Il verbo al passivo ne è una spia: è lei che viene violentata, raramente è lui che violenta. Diciamo la verità, l'uomo rimane padrone anche nelle nostre parole.
Quanto peso avrebbero avuto le tragedie di Chiara, Sarah, Yara, Melania se le vittime si fossero chiamate Pietro, Marco, Mario, Giovanni? Avremmo mai indugiato tanto sui loro indumenti intimi?

Il femminicidio è purtroppo (purtroppo), per le regole del giornalismo, l'equivalente del cane che morde l'uomo (o la donna), ma viene trattato come se fosse l'eccezione, l'uomo (o la donna) che morde il cane. Si dirà: meglio così, il rilievo contribuisce ad accrescere la sensibilità dell'opinione pubblica. Giustissimo. Ma non è esattamente questa l'intenzione, diciamo la verità. Non si tratta affatto di ridurre lo spazio dedicato a simili orrori, si tratta semmai di cambiare le parole usurate che li raccontano e le immagini che li rappresentano, si tratta di sovvertire gli stereotipi che purtroppo provengono da una società ancora arretrata e da una cultura ancora maschilista nel profondo. Le cui spie semiologiche — diciamo la verità — emergono con enfasi nei resoconti noir, ma affiorano nella quotidianità della comunicazione diffusa, rosa o bianca che sia. E forse, per superare l'ipocrisia, sarebbe utile partire da lì.

Fonte: “Corriere della Sera” del 26 novembre 2012

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine_115_Pagina_01.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: Ambiente

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa ci fa diventare razzisti? C'è il razzismo nella Chiesa?), in preparazione.

 listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? I Pro e i Contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 15 dicembre 2019.

 listing Il 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  (Quanto abbiamo paura delle altre religioni? Le religioni dialogano tra di loro? Qual'è la finalità del dialogo? Cos'è il fondamentalismo religioso?)  testi da inviare entro il 31 gennaio 2020.

 listing Il 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  testi da inviare entro il 15 marzo 2020.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.