Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il governo dell’economia e la sindrome populista, di Sergio Fabbrini

Il governo dell’economia e la sindrome populista, di Sergio Fabbrini

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 03/06/2019 10:18
Purtroppo, la sindrome populista tiene prigioniero l’attuale governo italiano. Esso considera un’inconvenienza il nostro debito pubblico, esattamente come i governi tecnocratici considerano un’inconvenienza l’opinione pubblica…

Senza una buona politica non si potrà raddrizzare una cattiva economia. Tra politica ed economia c’è un nesso inevitabile. È singolare che quel nesso sia riconosciuto dai banchieri centrali (si veda la relazione del 31 maggio del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, oppure i numerosi interventi del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi), molto di meno dai politici con cariche di governo. Chi non ha riconosciuto quel nesso è finito male. Sono finiti male i governi tecnocratici che hanno ritenuto che l’economia determinasse la politica, per poi scoprire che la seconda (se viene trascurata) si rivolta sempre contro la prima. Ma sono finiti male anche i governi populisti che hanno ritenuto che la politica determinasse l’economia, per poi scoprire che la seconda (se viene trascurata) si rivolta sempre contro la prima. 

Purtroppo, la sindrome populista tiene prigioniero l’attuale governo italiano. Esso considera un’inconvenienza il nostro debito pubblico, esattamente come i governi tecnocratici considerano un’inconvenienza l’opinione pubblica. Che cosa dovrebbe fare, quel governo, per liberarsi dalla sindrome che lo attanaglia? Almeno tre cose

Primo. I leader del governo (a cominciare dal ministro Matteo Salvini) dovrebbero prendere atto che il Paese non può permettersi di vivere in una campagna elettorale permanente. Nei prossimi giorni inizia il Semestre europeo, cioè il processo di coordinamento delle politiche di bilancio dei Paesi dell’Eurozona, finalizzato a predisporre leggi finanziarie nazionali compatibili con la condivisione di una moneta comune. Non si può entrare in questo processo come il governo italiano entrò in quello dell’anno scorso. Allora (giugno e luglio 2018) prese impegni insieme agli altri governi nazionali che furono poi smentiti ingiustificabilmente nei mesi successivi (ottobre e novembre 2018). Il risultato fu l’isolamento dagli altri governi nazionali, seguito da un dietro-front un po’ patetico (seppure camuffato dalla propaganda). Non si può ripetere tale vicenda anche quest’anno. Non si possono avanzare, giusto per fare un esempio, proposte di flat tax per una vasta platea di contribuenti, senza precisare nello stesso tempo i tagli della spesa necessari per compensare le minori entrate. Se poi si continua a promettere di non alzare l’Iva e di non introdurre patrimoniali, dove si pensa di trovare le risorse per sostenere una manovra di bilancio di quasi 50 miliardi di euro? 

Come ha ricordato due giorni fa Olivier Blanchard al Festival dell’Economia di Trento, non ci può essere crescita per un Paese con alto debito pubblico e bassa reputazione politica. Con le sue proposte, il ministro Salvini potrà attrarre gli elettori verso il suo partito, ma sicuramente allontanerà gli investitori dall’Italia. Possiamo permetterci di continuare a non fare i conti con il nostro debito pubblico? 

Secondo. I leader del governo (a cominciare dal ministro Salvini) dovrebbero prendere atto che le elezioni europee del 26 maggio scorso non sono andate secondo le loro aspettative. La Lega è risultato il primo partito italiano, ma il suo 34 per cento non avrà influenza sulla formazione della maggioranza del Parlamento europeo. La promessa fatta dai due leader del governo italiano (ovvero che le elezioni avrebbero spazzato via i vecchi partiti europei e creato le condizioni per dare vita ad una Commissione europea sostenuta da forze sovraniste) è stata smentita dai risultati elettorali. La nuova Commissione non sarà in discontinuità con quella attuale, né è prevedibile che i governi nazionali (che gestiscono collegialmente l’Eurozona) saranno disponibili a concedere al governo italiano la possibilità di non rispettare le regole comuni. Già la lettera inviata all’Italia dalla Commissione europea pochi giorni fa, in cui si fa notare che il debito pubblico italiano potrebbe divenire insostenibile, la dice lunga sulla tolleranza europea nei confronti dei nostri squilibri contabili. Non solo non ci sarà una palingenesi sovranista dell’Unione europea, ma il nuovo centro europeista potrebbe risultare (per via dell’influenza al suo interno dei liberal-democratici del nord Europa) ancora più rigoroso, paragonato a quello precedente, sul rispetto dei conti pubblici nazionali. Possiamo permetterci di non fare i conti con il nuovo contesto europeo? 

Terzo. I leader del governo (a cominciare dal ministro Salvini) dovrebbero prendere atto che le scelte di bilancio sono destinate a generare reazioni non solo a Bruxelles, ma anche nei mercati finanziari. Se si afferma che «gli italiani hanno votato la Lega e non lo spread», allora vuol dire che non si comprende la complessità dei sistemi finanziari che condizionano un’economia avanzata come la nostra. Lo spread non è manipolato dagli «gnomi di Zurigo» che ce l’hanno con la Lega, ma è l’esito di interazioni finanziarie che coinvolgono una molteplicità di attori ed interessi (a cominciare da quelli di milioni di risparmiatori). Il livello dello spread dipende dalla credibilità del governo nazionale, dalla sua capacità di rassicurare coloro che dovrebbero prestarci i soldi per pagare il nostro debito, dalla sua consapevolezza delle implicazioni transnazionali delle scelte nazionali. Possiamo permetterci di non fare i conti con la complessità impersonale del sistema finanziario?

Naturalmente, in tutti e tre i casi, la soluzione non è l’accettazione dello status quo. In una democrazia, le preferenze della maggioranza elettorale vanno riconosciute, così come non si deve accettare come «necessariamente razionale» la governance dell’Eurozona, oppure pensare che «la dittatura dei mercati» è inevitabile. Si può cambiare. Ma per costruire l’alternativa allo status quo occorre riconoscere la realtà che esso esprime. E quindi perseguire una strategia di riforma sostenuta da alleanze con i Paesi che possono aiutarci (per interesse e visione) ad implementarla. Insomma, occorre riscoprire la buona politica se si vuole raddrizzare la cattiva condizione della nostra economia. L’Italia non potrà ripartire economicamente, se la politica non supererà la sindrome populista.

 

https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2019-06-02/il-governo-dell-economia-e-sindrome-populista-090949.shtml?uuid=ACgiIbK

 

 

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.