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Il futuro di internet: più connessi ma più divisi?, di Samuele Dominioni

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 02/07/2019 09:33
Il panel ONU sulla Cooperazione Digitale lancia un allarme sulla crescente frammentazione di internet, un trend determinato soprattutto dal fatto che i diversi attori pubblici (in primis gli Stati) e privati con una certa influenza nel mondo digitale adottano approcci differenti e risposte ad hoc a questioni e problemi relativi al web…

Due rapporti recentemente pubblicati tracciano un bilancio dello “stato del web” oggi, identificando alcuni elementi chiave per capire come la rete stia mutando anche dal punto di vista della sicurezza e delle politiche che la governano. Il primo rapporto è quello elaborato dal High Level Panel sulla Cooperazione Digitale, a un anno esatto dall’istituzione del panel in seno al Segretariato Generale delle Nazioni Unite. Il secondo è il rapporto Internet Trends della compagnia Bond Capital, che da ventiquattro anni illustra le tendenze digitali mondiali. Questo focus parte dalla analisi degli aspetti relativi alla sicurezza e alla politica internazionale individuati nei rapporti per poi fornire una possibile risposta sul prossimo futuro di internet.   

Che cosa dice il rapporto delle Nazioni Unite?

Il panel sulla Cooperazione Digitale lancia un allarme sulla crescente frammentazione di internet, un trend determinato soprattutto dal fatto che i diversi attori pubblici (in primis gli Stati) e privati con una certa influenza nel mondo digitale adottano approcci differenti e risposte ad hoc a questioni e problemi relativi al web. A partire da questo quadro, nel rapporto vi è un forte richiamo ad adottare soluzioni multilaterali e a incrementare la cooperazione digitale. Tutto questo al fine di evitare che la sempre più evidente frammentazione di internet determini un incremento insostenibile dei digital divides, ovvero il divario che intercorre tra chi ha accesso (adeguato) a internet e chi non ce l’ha. Un altro aspetto su cui il rapporto pone particolare attenzione è la possibilità che una maggiore cooperazione digitale possa contribuire al raggiungimento, nel 2030, dei Sustainable Development Goals (SDGs), identificati dalle Nazioni Unite nel 2015. In particolare, il rapporto auspica che la cooperazione tra i diversi attori sull’ecosistema digitale permetta uno sviluppo inclusivo dell’uso delle tecnologie, a partire dai gruppi sociali più vulnerabili e dalle donne che, sempre secondo i dati menzionati dal rapporto, meno di altri hanno in questi anni beneficiato del progresso tecnologico in campo digitale. Infine, dalla pubblicazione emerge l’importante riconoscimento che anche nel mondo digitale, come nel mondo reale, devono essere applicati i diritti umani - come per esempio il diritto di ciascun individuo a non essere sottoposto a interferenze arbitrarie nella propria vita privata - benché vi siano ancora numerose incertezze su come le convenzioni attuali possano guidare lo sviluppo tecnologico e la cooperazione digitale.

Quali sono i trend principali di internet?

Il rapporto a cura di Bond Capital, accoglie molti dati ed espone quelli che sono i principali trend relativi soprattutto alla dimensione socio-economica di internet. Tuttavia, molti degli elementi individuati portano a considerazioni di carattere socio-politico e di sicurezza. Un trend rilevante per queste tematiche è sicuramente la penetrazione di internet, che nel 2018 –  per la prima volta nella storia – ha raggiunto il 51% della popolazione mondiale (3,8 miliardi di persone). L’Asia rappresenta più del 50% degli utenti internet del mondo (l’Europa il 15% e il Nord America il 9%). Eppure, in Asia vi è solo il 48% di penetrazione della rete (in Europa è il 78% e nel Nord America l’89%), un dato che molto probabilmente è destinato ad aumentare rapidamente. Per quanto concerne la modalità di accesso online, questa avviene per lo più attraverso dispositivi smartphone che, specialmente nei paesi in via di sviluppo, rappresentano spesso l’unica fonte per accedere a internet. A ciò si collega un altro tema politicamente rilevante, ovvero la radicalizzazione e la polarizzazione dei dibattiti online. Come abbiamo analizzato in questo dossier, si tratta di fenomeni che possono avere conseguenze particolarmente deleterie per la democrazia. Ed è per questo che alcune piattaforme social si stanno attrezzando per contrastare la radicalizzazione online, in particolare Facebook e Twitter.
Infine, per quanto riguarda gli attacchi informatici, il rapporto conferma quelle tendenze già note in merito alla cybersecurity: sono in costante aumento gli attacchi informatici sponsorizzati da stati ed agenzie governative; un incremento degli attacchi a grandi provider di dati (come le agenzie di cloud); così come una crescente attività legata all’estorsione di denaro (“ransomware”). Di particolare rilevanza sono i numeri che riguardano l’esposizione di dati da piattaforme cloud a seguito di attacchi cibernetici: 447 milioni di dati sensibili nel 2018, a fronte dei 198 milioni del 2017. Nel rapporto si sottolinea come la sofisticazione e l’estensione degli attacchi renda sempre più necessario la cooperazione tra governi per ridurre l’impatto negativo di internet e aumentarne i benefici.

Come può l’ONU contribuire a uno sviluppo più sicuro e umano di internet?

Il rapporto delle Nazioni Unite si pone come una risposta all’allarmismo del rapporto Bond Capital. Infatti, vengono individuate alcune raccomandazioni che dovrebbero mitigare alcuni degli aspetti più critici del mondo digitale. In particolare:

  1. Sviluppare economie e società più inclusive dal punto di vista digitale. Chiamando in causa il settore privato, la società civile e le autorità nazionali e internazionali, il rapporto auspica che entro il 2030 ogni adulto possa avere accesso a un network digitale conveniente; così come la creazione di una piattaforma volta allo scambio di beni pubblici digitali e di talenti in aree legate ai SDGs.
  2. Creare linee guida per far rispettare i diritti umani nel mondo digitale. Governi, società civile ed esperti sono chiamati a contribuire a questo importante obiettivo. Le Nazioni Unite riconoscono che i diritti umani debbano essere rispettati anche nel mondo digitale, ma resta da capire come. Inoltre, per quanto riguarda lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, il rapporto sottolinea che ogni prodotto che utilizzi questa tecnologia sia generato in maniera tale che ogni decisione presa dalla macchina sia comprensibile e che comunque sia l’uomo a esserne l’ultimo responsabile, pur mettendo in guardia che decisioni come quelle relative a vita e morte non dovrebbero comunque essere delegate alle macchine.
  3. Formare fiducia, sicurezza e stabilità nello spazio cibernetico. In tal senso il rapporto raccomanda un impegno globale per aumentare la fiducia e la sicurezza digitale al fine di delineare visioni comuni e delucidare norme condivise per l’uso responsabile delle tecnologie.
  4. Iniziare un processo di consultazioni a livello globale facilitato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite.

 Cosa succederà nel prossimo futuro?

I richiami a una maggior cooperazione multilaterale per la gestione della “cosa digitale” sono espliciti in entrambi i rapporti ed emerge chiaramente che i governi sono tra i principali destinatari di questi messaggi. Ciò non sorprende, anzi: è la riprova che gli attori statuali sono ormai affermati protagonisti nello spazio cibernetico. Le Nazioni Unite, inoltre, non sono nuove a questo tipo di iniziative. Nel 2004 il Palazzo di vetro avviò un gruppo di lavoro di esperti (UN GGE) per individuare delle norme di comportamento degli stati nello spazio cibernetico. Nonostante alcuni successi importanti – come l’agenda globale in cybersecurity e l’aver riconosciuto che il diritto internazionale, e in particolare la Carta delle Nazioni Unite, si applica nello spazio cibernetico – il gruppo di lavoro, nel giugno del 2017, fallì per il mancato accordo sul diritto all’autodifesa e alle contromisure in caso di attacco cibernetico. La delegazione cubana, apparentemente di concerto con quella cinese e russa, rifiutò la bozza finale del gruppo di lavoro.

Al di là del disaccordo sulla questione tecnica, la frattura fu primariamente ideologica e strategica e pertanto difficile da sanare. Le Nazioni Unite nel 2018 lanciarono un secondo gruppo di lavoro (UNOEWG), sponsorizzato dalla Russia, al fine di studiare le norme esistenti nei rapporti UNGGE e identificarne di nuove applicabili allo spazio cibernetico. Gli Stati Uniti hanno apertamente criticato la scelta di avviare un secondo gruppo di lavoro, accusando la delegazione russa di comportarsi in modo divisivo. I russi a loro volta difendono la loro scelta argomentando che a differenza dell’UNGGE, considerato un “club esclusivo”, questo gruppo di lavoro è aperto a tutti i paesi membri delle Nazioni Unite.

Ad ogni modo, anche alla luce della frattura che si è aperta tra Stati Uniti e Cina (in cui lo spazio cibernetico è un terreno di scontro) sarà sempre più difficile creare un clima di collaborazione e mutua fiducia come auspicato nei rapporti presentati. Quello che molto probabilmente accadrà, e di cui si cominciano a vedere gli effetti, è la nascita di multipoli normativi nei quali Stati Uniti e Cina (e in alcuni settori anche la Russia) saranno paesi leader e determineranno l’agenda nelle rispettive zone di influenza.

 

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-futuro-di-internet-piu-connessi-ma-piu-divisi-23326

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