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Il dramma nel dramma: i numeri del disagio sociale, di Francesco Gaeta

creato da Denj — ultima modifica 14/09/2015 18:26
Il gesto di Luigi Preiti, disoccupato calabrese, che ferisce due carabinieri e tenta addirittura di suicidarsi senza riuscirci, pare qualcosa in più dell'atto "eclatante" di un uomo esasperato. Ci sembra invece la spia, l'ennesima, di un silenzioso dramma sociale che è in atto, strisciante, tra le pieghe di questo Paese.
Il dramma che si è svolto fuori Palazzo Chigi, mentre nella sala degli specchi era in corso il giuramento del nuovo governo Letta, sarà pure un "gesto isolato" come ha affermato il neotitolare del Viminale Angelino Alfano. E sarà certamente vero che il "monitoraggio dell'ordine pubblico in Italia non desta preoccupazione" come ribadito sempre da Alfano nella conferenza stampa seguita agli eventi. E tuttavia il gesto di Luigi Preiti, disoccupato calabrese, che ferisce due carabinieri e tenta addirittura di suicidarsi senza riuscirci, pare qualcosa in più dell'atto "eclatante" (parole sue)  di un uomo esasperato. Ci sembra invece la spia, l'ennesima, di un silenzioso dramma sociale che è in atto, strisciante, tra le pieghe di questo Paese.

I numeri, come si sa, non fanno lo stesso  rumore degli spari. Eppure quelli dell'Istat descrivono un Paese dal battito sempre più debole. E' un urlo silenzioso offerto dalla statistica, che la politica ha fin qui ignorato. Eccoli i numeri di questo "dramma nel dramma".

Nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito del 2,1% e tra gennaio e marzo 2013 è calato ancora del 3,2% sul quarto trimestre del 2011. Se si tiene conto dell’inflazione, nel 2012 le famiglie hanno avuto un borsellino più leggero del 4,8%, che si è assottigliato ulteriormente nell'ultima fase dell'anno (-5,4% nei confronti del quarto trimestre del 2011). Il potere d'acquisto non cresce perché le retribuzioni contrattuali restano ferme. Bloccate. Solo + 0,5% in gennaio 2013 rispetto a dicembre. Meno soldi per acquistare, meno consumi, dunque meno domanda per le imprese. Una autentica spirale recessiva.

Il risultato? Nell'ultimo anno il nostro sistema industriale ha visto crollare la produzione, contrarsi l'export, e chiudere 200 imprese ogni giorno. E l'attesa media di un lavoratore per vedere rinnovato il proprio contratto (e dunque vedere adeguato il proprio salario) è arrivato alla cifra record di 27,4 mesi.

Comunque sia questo dramma economico  e sociale non nasce ieri. Se si guardano le dinamiche di più vasto periodo ci si accorge che sul fronte lavoro il numero di disoccupati è cresciuto da 1 milione 340 mila del 1977 a 2 milioni 744 mila nel 2012. Un autentico raddoppio. Tradotto: il tasso di disoccupazione è passato dal 6,4% del 1977 al 10,7% del 2012.

 

Il dramma nel dramma in questo caso è concentrato sul fronte giovani. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è salito dal 21,7% del 1977 al 35,3% del 2012. Un record che ci avvicina ai partner europei maggiormente in difficoltà, Spagna e Grecia su tutti. L’aumento ha coinvolto sia gli uomini sia le donne: per i primi, il tasso è cresciuto dal 18,1% al 33,7%, per le seconde dal 25,9% al 37,5%.

Questi numeri svelano che una vera e propria "guerra generazionale" si è sviluppata senza che ce ne accorgessimo negli ultimi 35 anni. Il divario tra il tasso di disoccupazione dei 15-24enni e quello complessivo è andato progressivamente allargandosi dai 15,3 punti del 1977 ai 24,6 del 2012.  L'Italia ha protetto i lavoratori maturi, spesso unico cespite di reddito delle famiglie italiane - data l'atavica lentezza dell'occupazione femminile - mentre si è trascurato il lavoro giovanile. La politica ha provato a riformare le regole in entrata sul mercato del lavoro, introducendo contratti più flessibili, ma nessuna normativa può creare da sola posti di lavoro se l'economia batte in testa.

Ultima notazione: i divari di un Paese sempre più diviso si allargano ulteriormente se lo sguardo si sposta su scala territoriale. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione ha registrato l’incremento maggiore passando dal 28,3% al 46,9%, al Nord il tasso è salito dal 17,5% all’attuale 26,6%.

Il neo ministro all'Economia Fabrizio Saccomani ha dichiarato sui giornali di stamattina di volere "coinvolgere le banche, le imprese e i consumatori in un grande patto, capace di rimuovere quel "fattore di incertezza psicologica" che finora ha ingessato tutti questi soggetti". Lo faccia. Il Palazzo batta un segno presto. Quel che è accaduto mentre il ministro Saccomanni giurava con i suoi colleghi nelle mani del Capo dello Stato, e quel che dicono le cifre su reddito e lavoro, non danno molto tempo per agire.

 

fonte: www.famigliacristiana.it, 28.04.2013

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