Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il doveroso sostegno a chi aiuta, di Carlo Verdelli

Il doveroso sostegno a chi aiuta, di Carlo Verdelli

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 09/07/2020 17:34
Senza questa specie di esercito generoso della salvezza, l’Italia avrebbe faticato ancora di più di quanto abbia patito a superare la fase più crudele dell’emergenza Covid...

Cura Italia, Rilancio Italia, e adesso Corri Italia. Avanti tutta, disordinatamente. E dimenticando per la fretta di ridare un po’ di ossigeno a chi potrebbe aiutare davvero a curare le ferite di questo Paese, evitando una frattura che pare inesorabile tra chi ce la farà e chi sembra destinato a perdersi. C’è una parte di società, neanche piccolissima, attrezzata per riuscire nell’impresa, o almeno per tentarla. Il problema è che finora nessuno le ha dato l’aiuto di cui ha un disperato bisogno per non venire cancellata dall’ondata impetuosa del virus. È l’Italia che da sempre si prende cura dell’Italia, specie quella trascurata. La nostra protezione sociale, in servizio permanente ed effettivo. Chi la soccorre perché continui, specie adesso, a soccorrerci?

Il nome non aiuta: terzo settore. Suona burocratico, fa pensare allo spicchio di un parcheggio o di uno stadio, rimanda a qualcosa di asettico che riguarda altro e altri. E invece è il sistema circolatorio che tiene in vita questo Paese, silenziosamente, nascostamente, con capillari che arrivano ovunque, anche dove lo Stato è arretrato, si è arreso o non ha mai veramente combattuto. È il vasto mondo del volontariato, previsto e incoraggiato dall’articolo 118 della Costituzione. Questo giornale gli dedica settimanalmente un inserto, «Buone notizie», raccontando il bene quotidiano che dispensano cooperative, associazioni, fondazioni, enti di varia umanità.

Lo dispensano a vantaggio di chi è in svantaggio, a protezione di chi è insidiato, a promozione di chi meriterebbe un presente e soprattutto un futuro migliore. Anziani soli, malati psichici, disabili, persone che non possono permettersi la sanità privata ma che faticano a godere del diritto elementare di quella pubblica; e ancora, poveri e nuovi poveri da virus, il crescente popolo degli invisibili (migranti, braccianti, rider, colf, tutti senza tutele e quindi fuori dai margini della convivenza civile) ma anche ragazzi delle scuole e delle università bisognosi di nuove occasioni e stimoli, di sport come di cultura. E la tutela dei nostri beni primari, il mare, le acque, l’agricoltura a misura d’uomo, il patrimonio delle nostre bellezze artistiche e naturali. Prendersi cura di tutto questo, di tutti questi. Specialmente ora, con un autunno alle porte che annuncia rigori che nemmeno il grande inverno.

Terzo settore presuppone che ce ne siano un primo e un secondo. Il primo è lo Stato, con il suo apparato di istituzioni e di doveri verso i cittadini. Il secondo è il Mercato, inteso come impresa e ricerca del profitto. Il terzo è una specie di enorme ombrello, sotto il quale si muovono operose 350 mila organizzazioni (55 mila nella sola Lombardia), quasi un milione di addetti a stipendio e tra i 5 e i 6 milioni di volontari, e che ha come obiettivo comune quello di riempire i buchi e i vuoti che il Primo e il Secondo settore hanno scelto, più o meno consapevolmente, di rinunciare a riparare.

Senza questa specie di esercito generoso della salvezza, l’Italia avrebbe faticato ancora di più di quanto abbia patito a superare la fase più crudele dell’emergenza Covid. Ma anche l’immensa rete della solidarietà è uscita smagliata e impoverita dalla lunga trincea contro le raffiche della pandemia: stessi costi, ma chiusura dei flussi di ricavi, dalla raccolta fondi alle donazioni, dal sostegno degli enti locali all’impossibilità di organizzare eventi per autofinanziarsi. Rammendare, e da subito, quella rete dovrebbe essere una delle prime voci nell’agenda di governo. Non risulta che lo sia. Non è una delle priorità, pur essendolo. Finora ha ricevuto 100 milioni di euro (più 120 per il Sud), a fronte di una richiesta di un miliardo, e senza avere ancora ottenuto il credito agevolato delle banche garantito dallo Stato, concesso invece, almeno sulla carta, alle imprese di profitto. 

Quattro mesi e mezzo di Covid, e l’Italia non sa più a chi dare i resti. Quindi li sparpaglia, con un governo che per varare l’ultimo Decreto Semplificazione, o «Sblocca Paese», si è dissanguato in una delle sue ormai celebri ed estenuanti sedute fiume, dalle 23 alle 4 del mattino, orario continuato e «salvo intese». La montagna non ha partorito il topolino. Anzi, dall’ultimo Consiglio dei ministri è uscito un maxi programma di 130 Grandi Opere Strategiche che dovrebbero trasformare l’Italia in un gigantesco cantiere ad alta velocità. Salvo intese, appunto, il che significa che quello che il premier Conte presenterà nel suo tour europeo è un piano passibile di revisioni, riduzioni, modifiche, cancellazioni, correzioni a matita rossa o blu. Ma bisogna correre, l’importante è partire, dare segni forti che contrastino l’impietoso e costante flagello di previsioni, dalla contrazione del Pil dell’11,2% (la peggiore flessione di tutta l’Ue) al rischio di cancellazione entro l’anno di 1 milione e mezzo di posti di lavoro (500 mila sono già spariti) e di un’azienda su tre

Se l’esercito del bene comune verrà smantellato, oppure messo in condizioni di non poter ricominciare il suo paziente lavoro di ricucitura di un Paese sempre più strappato, il saldo che la crisi ci presenterà non sarà socialmente affrontabile. Prima della devastazione da virus, il cosiddetto Terzo settore, con 74 miliardi di euro, rappresentava da solo più del 4 per cento del Pil nazionale, uno dei pochi segmenti in crescita su tutte le linee: impatto economico, occupazionale, capillare presenza sul territorio. Basti pensare all’opera di supplenza a fronte delle carenze del sistema sanitario, da poco denunciate dalla Corte dei Conti, con vaste parti della popolazione rimaste «senza protezioni adeguate». 

Loro non se ne sono andati, li hanno aiutati con presidi medici, hanno fatto da collante tra uno Stato lontano e bisogni vicini e pressanti. Così per i centri di ricovero degli anziani. Così dopo il deserto di assistenza creato ad arte dai decreti sicurezza di Salvini, tuttora in pieno vigore: cancellare i sistemi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati non cancella né i richiedenti né i rifugiati. Li condanna a perdersi in un altro deserto. Se non è successo del tutto, il merito è del popolo infaticabile dell’economia sociale e solidale, gente che è riuscita, giorno dopo giorno, a conquistare uno dei beni più preziosi e oggi più rari: la fiducia dei cittadini. Una sola goccia di questo patrimonio vale almeno una delle Grandi Opere Strategiche. O anche due o tre.

https://www.corriere.it/editoriali/20_luglio_08/sostegno-chi-aiuta-380fe4c2-c14f-11ea-b6e3-e528ab57c55a.shtml

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.