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Il dialogo impossibile con i no vax, di Vinicio Albanesi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 26/10/2021 09:35
Nelle ultime settimane si è fatta acuta la discussione e la proposta del “popolo dei no vax”. La domanda che si pone è: perché il rifiuto del vaccino? Credo che l’atteggiamento dei no vax sorga da un’emozione che mescola paura, incertezza per la propria salute, sicurezza di “dover” agire così per la propria tutela…

Non dialogo

Non è possibile dialogare con i no vax perché gli argomenti, la razionalità, le prove non riescono a cancellare l’emozione forte che porta al rifiuto dei vaccini. Tale emozione non è poi così unica. Gli esempi di altre emozioni lo dimostrano: c’è chi ha paura di volare, nonostante non sia mai salito su un aereo, oppure chi è diventato vegano, convinto che mangiare carne di animale sia un male.

Nel primo caso, l’argomento che muoiono più persone per incidenti stradali che per disastri aerei non fa scomparire la paura di volare, come la constatazione che il nostro apparato dentario suggerisce che le creature umane sono onnivori e riesce a far cambiare idea a un vegano.

In termini filosofici si può parlare di prelettura della realtà: nell’approccio a una verità che comporta conseguenze nella propria vita si sommano elementi razionali e irrazionali che determinano a priori scelte di verità. Vale per la politica, per la scienza, per la religione, per ogni argomento che si ritenga importante.

L’emozione prevale sulla razionalità: la riflessione, la ricerca di prove è già orientata a selezionare argomentazioni che sostengano la propria convinzione.

Esemplare per i “no vax” è cercare le prove degli effetti negativi delle vaccinazioni, dimenticando che ogni medicinale ha effetti negativi: né prevale la statistica dei numeri che dice che c’è un’enorme distanza tra i salvati dal vaccino e quanti non sono riusciti a eliminare la morte, nonostante il vaccino.

La caratteristica di tali posizioni ha la radice profonda nell’identità. Il soggetto razionale è solitario: pensa, ragiona, decide in assoluta autonomia. Egli “è chiamato” ad essere responsabile unico delle proprie decisioni, dimenticando che la sua solitudine è conseguenza di partecipazione di altri soggetti che hanno determinato le proprie scelte. Non è difficile constatare che l’età adulta di ogni creatura umana è frutto della storia personale, determinata da educazione, famiglia, relazioni, scienza, ambiente ecc.

Se, razionalmente, tutti accettano le conclusioni che siamo sintesi, emotivamente l’orientamento verso le scelte non cambiano. L’esempio più lampante è il rifiuto delle vaccinazioni dei propri figli: qualche tempo fa si determinò, da parte di alcuni, lo stesso rifiuto. Eppure erano genitori premurosi, attenti alla salute dei propri cari.

Il dialogo non è possibile perché per dialogare occorre disporsi su piani di relazione omogenei: se esistono posizioni diverse, il dialogo non avviene. Occorrerà un’emozione contraria e forte per far cambiare idea: la dimostrazione è dei pentiti non vaccinati che sono finiti in terapia intensiva. L’unica cosa che hanno detto è stata di chiedere scusa.

Spesso le scelte per comportamenti riguardanti la salute sono accompagnate da leggi repressive. Per il Coronavirus non è avvenuto perché non esistono certezze nella trasmissione del virus.

Quando furono introdotti i divieti di superare una certa velocità nelle autostrade o il divieto del fumo in locali pubblici, la norma è stata rispettata per le sanzioni previste da parte delle autorità, ma anche da altri soggetti sottoposti agli effetti negativi del fumo.

È possibile superare queste difficoltà solamente se si recupera la dimensione collettiva della propria vita: l’individualismo, la personificazione e, alla fin fine, la solitudine delle vite umane del mondo occidentale è troppo elevata e, per questo, nociva.

La responsabilità personale va sempre e comunque modulata nel contesto sociale. Le verità scoperte in solitudine rischiano di diventare non vere. Diversa la posizione di intuizioni che vogliono cambiare le regole di vita: esse sorgono dalla lettura della realtà, non da emozioni, avendo presente il bene di tutti.

Il green pass

Molto diversa la discussione sulla necessità del green pass da mostrare nei luoghi pubblici e di lavoro.

L’invocazione alla libertà presuppone un giudizio politico nei confronti di decisioni governative. Si può discutere perché non sia stato dichiarato lo stato di emergenza con il vaccino obbligatorio. Il green pass è la conseguenza della non obbligatorietà vaccinale, a tutela della salute.

Invocare la libertà poggia su argomentazioni deboli. Nella vita collettiva le proibizioni sono molte: a volte giuste, a volte discutibili, a volte addirittura sbagliate.

L’organizzazione della vita sociale nei paesi democratici prevede l’autorità legislativa, giudiziaria e amministrativa. Ogni disposizione può essere criticata. Non si può negare, per un corretto svolgimento della vita sociale, la disobbedienza a una legge emanata dalla legittima autorità.

Già san Tommaso aveva definito la legge «ordinazione di ragione per il bene comune promulgata da chi ha la cura della collettività sociale» (quaedam rationis ordinatio ad bonum commune ab eo qui curam habet communitatis promulgata). Tutta la vita sociale poggia su una serie di disposizioni precettive, proibitive o permissive.

L’opposizione può essere fatta nel rispetto di tutte le disposizioni previste, anche di protesta, ma presentate a chi ha il potere di cambiarle.

http://www.settimananews.it/societa/dialogo-impossibile-no-vax/

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